Tracciabilità delle rotte delle tartarughe marine

Attraverso la tracciabilità via gps delle tartarughe marine è possibile capire le ipotesi di sviluppo degli uragani e delle condizioni metereologiche
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Il sistema di tracciabilità delle tartarughe marine attraverso localizzatori elettronici è uno dei diversi metodi utilizzati per salvaguardare questa specie tanto meravigliosa quanto minacciata.

Tracciabilità delle rotte delle tartarughe marine. L’esempio Americano.

Gps, tag, satelliti e droni sono comunemente usati dai ricercatori al fine di scoprire quali siano le rotte e gli habitat delle creature marine. In seguito, grazie a questi strumenti è possibile definire piani e progetti per tutelare l’ambiente di questi animali e per prevenirne la degradazione.

Recentemente poi, da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica” Movement Ecology” è emersa la possibilità di capire, attraverso la tracciabilità via Gps delle tartarughe marine, anche le ipotesi di sviluppo degli uragani e delle condizioni metereologiche.

Tracciabilità delle rotte delle tartarughe marine 1

 

Lo studio pubblicato presenta come esempio il passaggio negli Stati Uniti dell‘uragano Irene del 2011, quando alcune tartarughe dotate di Gps sono rimaste in zona per continuare a nutrirsi e grazie ad esse è stato possibile misurare le variazioni di temperatura della colonna d’acqua loro circostante.

Tracciabilità delle rotte delle tartarughe marine 2

 

Si è potuto osservare che nel tratto di mare tra New Jersey e Virginia, dove la superficie di mare è generalmente molto calda, è stato causato dall’uragano un rimescolamento con acqua fredda, che non era stato considerato nei modelli di previsione.

In questo caso quindi, lo studio di questi mutamenti delle temperature ha consentito di comprendere il perché l’uragano si sia soffermato maggiormente su alcune zone costiere, piuttosto che in altre.

Riuscire a prevenire disastri naturali come questo portato ad esempio, attraverso una tecnologia anche piuttosto semplice, è assolutamente auspicabile, soprattutto considerando che l’Uragano Irene ha ucciso 49 persone e provocato 16 miliardi di dollari di danni.

 

Alessia Pasotto,

dottoressa in Economia dell’Ambiente e dello Sviluppo.

Su instagram @natur_ale_

 

 

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