Baby rapinatore di 16 anni incastrato dalla videosorveglianza

A 16 anni, già gravato da numerosi precedenti di polizia, il giovanissimo rapinatore aveva puntato la pistola contro un coetaneo
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Ha solo 16 anni ma è già un criminale di spessore il giovane rapinatore catturato dalla Polizia di Stato su disposizione del Tribunale dei Minorenni. A farlo finire in affidamento presso una comunità di recupero è stata una rapina consumata con la pistola spianata nei confronti di un coetaneo.

Il fatto è successo nella notte di lunedì 28 settembre all’Axa, quartiere disteso lungo la via Cristoforo Colombo, tra Roma e il mare. Massimo, chiameremo con questo nome fittizio il sedicenne, originario dell’Est europeo ma cittadino italiano, con numerosi precedenti di polizia, insieme con un complice intercetta un ragazzo della sua stessa età in una via dell’Axa mentre sta facendo rientro a casa.

Non ci pensa un attimo. Massimo estrae dai pantaloni una pistola e la punta contro il giovanissimo passante. “Dacci tutto quello che hai” gli intima e si fa consegnare una manciata di euro ed il cellulare. La coppia di rapinatori scappa e svanisce nel buio della notte.

Sul posto si precipita una pattuglia del Decimo Distretto Lido che avvia le indagini. Si fa descrivere i tratti somatici dei due rapinatori, che hanno agito a volto scoperto, ma, soprattutto, acquisisce le immagini del sistema di videosorveglianza piazzato proprio in corrispondenza della strada. Pure se pratico frequentatore del crimine, infatti, Massimo non ha calcolato la presenza di telecamere puntate su quel punto del quartiere. Ed è attraverso quel filmato che gli investigatori individuano la pur giovanissima conoscenza. Così raggiungono Massimo a casa.

La polizia non riesce a recuperare la pistola impiegata per il colpo e non si riesce neanche a risalire al complice di Massimo che il magistrato dei minori al momento, essendo trascorsa la flagranza, non ritiene di restringere in una comunità di recupero per minorenni, limitandosi a denunciarlo per rapina aggravata.

Passa poco più di un mese e il giudice “considerati i numerosi precedenti di Polizia, di diversa e della medesima specie, che il minore annovera, nonostante la giovane età, e la spiccata propensione a delinquere”  ci ripensa, disponendo il suo collocamento in una comunità di recupero che si trova in Abruzzo.