Tamponi nelle scuole si o no? Le famiglie si spaccano. L’esperto risponde

La decisione del Ministero della Salute di far fare i tamponi rapidi nelle scuole non piace a tutti i genitori che pensano sia un modo per tornare alla didattica a distanza
test rapidi
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I tamponi rapidi (facoltativi) per rilevare la positività al Covid 19 sono entrati ufficialmente in classe. A Fiumicino i test sono iniziati già da qualche giorno e stanno per arrivare anche nelle scuole del Decimo Municipio. Molti genitori non vedono però di buon occhio la scelta. Ma perché molte famiglie hanno deciso di non aderire? E cosa ne pensano gli esperti? 

La decisione del Ministero della salute di introdurre i tamponi rapidi nelle scuole non piace a tutti i genitori che pensano sia un modo per tornare alla didattica a distanza

Dopo il via libera del Comitato tecnico scientifico, il ministero della Salute con una circolare ha introdotto anche nelle scuole l’uso dei test rapidi antigenici per le diagnosi di Covid 19. (qui la circolare).

Le famiglie si spaccano tra favorevoli e contrari e molti genitori pensano sia un modo per tornare alla didattica a distanza, tra questi Barbara, la mamma di una bambina che frequenta una scuola di Ostia e che ha deciso di non autorizzare il tampone per sua figlia.

« Poiché è facoltativo sono nate molte discussione in classe tra chi vuole farlo e chi è contrario, con relativi giudizi negativi per chi ha scelto di non aderire – ha spiegato Barbara –  fatto in questo modo lo trovo un dispendio di soldi inutile perché per tenere monitorate le scuole dovrebbero essere previsti a cadenza periodica e sopratutto dovrebbero essere obbligatori. In questo modo si spendono solo soldi ma non si monitora veramente la situazione perché basta una persona asintomatica che non lo fa e tutto il lavoro diventa inutile. Io penso che questa sia una manovra per portare alla didattica a distanza, un modo per chiudere di nuovo le scuole e risolvere il problema del sotto organico, della mancanza di banchi singoli e di dispositivi di protezione.»

Tamponi nelle scuole si o no? Parla il Vice segretario regionale della FIMMG Lazio Chiaritti: «è l’unica modalità che abbiamo per fronteggiare la malattia»

Abbiamo chiesto il parere del Dottor Alberto Chiaritti Vice segretario regionale vicario FIMMG Lazio che da mesi, insieme ai suoi colleghi,  ogni giorno lavora senza sosta per fronteggiare la malattia.

« Innanzitutto va specificato che il rischio con i tamponi rapidi  fatti da professionisti è pari a zero. Stessa cosa per i salivari che al momento non sono disponibili. Non c’è motivo per non farlo – spiega Chiaritti – certo non è la soluzione ma ci permette di isolare più casi possibile. La soluzione sarà il vaccino, quando ci sarà, ma intanto, più casi si individuano più noi combattiamo la malattia.

« Qualsiasi strategia che ci aiuta a individuare i casi è di aiuto – aggiunge –  ci sono dei disagi e lo capisco, ma è l’unica modalità che abbiamo per fronteggiare la malattia. Non possiamo renderlo obbligatorio ma io a mio figlio lo farei fare, dovremmo affidarci tutti alle disposizioni regionali, non è facile gestire un’emergenza di questo tipo. Pur nella massima libertà ognuno dovrebbe utilizzare il buon senso, tutte le modalità per individuare persone positive devono essere poste in essere. Intanto ricordo che sta iniziando la somministrazione dei vaccini per l’influenza e per la polmonite, rivolgetevi al medico di famiglia. In questa fase è importante isolare più pazienti possibile altrimenti il rischio grosso è di rifare un altro lockdown e nessuno lo vuole.»

 

 

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