Valle Galeria: ruspe a Monte Carnevale

Comitato Valle Galeria: “Aspettavamo un passo indietro sulla realizzazione della discarica e invece sono stati avvistati bagni chimici e operai a lavoro”
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Ruspe in azione a Monte Carnevale. “Aspettavamo un passo indietro sulla realizzazione della discarica e invece sono stati avvistati bagni chimici e operai a lavoro, con mezzi che entrano ed escono da una strada privata e dissestata” – lo denuncia il comitato Valle Galeria Libera che prosegue – abbiamo ricevuto foto e video di molti cittadini, ma non sappiamo di cosa si tratta. Attendiamo spiegazioni dagli enti preposti, anche perchè se fossero iniziati I cantieri, non c’è alcun cartello esposto come da normativa”. – conclude l’associazione. Intanto una delegazione di cittadini ha partecipato alla seduta della decima commissione sul piano di gestione dei rifiuti del Lazio, tenutasi alla Pisana. In quell’occasione è stato presentato un documento contenente alcune osservazioni al progetto già approvato dalla giunta regionale che dovrà poi esser ratificato dal consiglio.

Il comunicato del comitato Valle Galeria Libera sulle ruspe a Monte Carnevale

“Giovedì 5 Marzo alle ore 14, come richiesto dal Comitato Valle Galeria Libera ad Ottobre 2019 si svolgerà il Consiglio Straordinario del Comune di Roma sulla riqualificazione della Valle Galeria. Il Comitato Valle Galeria Libera sarà presente con una delegazione. I cittadini che volessero assistere al consiglio possono farlo (nei limiti di capienza della sala Giulio Cesare)”. Così il Comitato Valle Galeria Libera, che da quando ha chiuso la famigerata discarica di Malagrotta chiede che il territorio venga avviato ad una riqualificazione ambientale.

All’orizzonte invece c’è il progetto di una nuova, contestatissima, discarica, per la quale proprio in questi giorni sarebbero già iniziati i primi lavori. Lo stanno documentando diversi cittadini con foto e video su facebook. A Monte Carnevale, nella ex cava di proprietà della Ngr, si vedono ruspe in azione, operai intenti a sistemare le recinzioni, camion e bagni chimici. Eppure il progetto dell’impianto di smaltimento ancora non è stato depositato negli uffici competenti della Regione Lazio, un passaggio che si concretizzerà a breve, secondo quanto apprende l’agenzia DIRE, ma ciò non impedisce alla società (partecipata per il 55% dalla Mad di Valter Lozza, già proprietaria delle discariche di Civitavecchia e Roccasecca) di cominciare ad allestire l’area di cantiere.

Tutto questo nonostante fosse circolato nei giorni scorsi un elenco stilato dal comune di Roma, di altri possibili siti alternativi alla Valle Galeria.  La zona, come ricorda DIRE, oltre ad aver ospitato per oltre 30 anni Malagrotta, è gravata da tempo da diverse servitù, alcune ancora attive (i due tmb di Malagrotta), alcune ferme (il gassificatore), altre chiuse (inceneritore di rifiuti ospedalieri e la raffineria). Attività che hanno inciso sull’ambiente e sulla salute dei cittadini, come ha certificato lo studio epidemiologico Eras del 2012.

Non a caso, prima dei lavori sono partiti i ricorsi al Tar (tre depositati nei giorni scorsi) dei cittadini contro le due ordinanze del governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, la delibera della Giunta Raggi che il 31 dicembre ha individuato il sito di Monte Carnevale (ottemperando alla prima ordinanza di Zingaretti) per realizzare la discarica di Roma e tutte le procedure amministrative della conferenza dei servizi regionale che a dicembre (una settimana prima della delibera capitolina) aveva autorizzato quella cava per lo smaltimento di inerti e fanghi.

Un via libera che, secondo i legali dei cittadini della Valle Galeria, ha costituito un “cavallo di Troia” per arrivare poi alla discarica di rifiuti urbani. E l’evoluzione dei fatti avvalorerebbe questa ipotesi, perché, secondo quanto risulta all’agenzia DIRE, nel progetto della Ngr in arrivo in Regione gli inerti e i fanghi scompariranno e resteranno solo i rifiuti (scarti e fos) derivanti dal trattamento degli urbani. Tra le quattrocento e le cinquecento tonnellate al giorno, pari a un traffico quotidiano di una ventina di autotreni, per cinque anni. Numeri ragguardevoli che però non basterebbero a risolvere il problema della Capitale per lo smaltimento sei suoi rifiuti.

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