“Test rapidi covid-19: impossibile farli privatamente”

Maurizio racconta la brutta esperienza della ricerca di una struttura privata nella quale effettuare i test rapidi covid-19
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Maurizio e la moglie hanno necessità di effettuare test rapidi di ricerca del covid-19. La mamma di lei, 89 anni, vive da sola ed è in quarantena. Come la coppia, d’altronde. E in attesa dei referti Asl, che impiegano tra i cinque e i sette giorni d’attesa, l’anziana parente non può essere lasciata sola: seppure lucida ma non autosufficiente.

E’ necessario, dunque, fare un test rapido per uscire il prima possibile dalla quarantena. Medico curante e Asl non hanno indirizzato la coppia al drive-in dell’aeroporto di Fiumicino, quindi si decide di affidarsi a una struttura privata.

La Regione Lazio ha pubblicizzato l’avvenuta autorizzazione di diverse strutture convenzionate ad effettuare i test rapidi a prezzi calmierati. Qui trovi l’elenco. Ma le cose, stando all’esperienza di Maurizio e della moglie Daniela, non sono proprio così. “Tutte le strutture alle quali ci siamo rivolti, a tutt’oggi, non eseguono test rapidi – rivelano i due – Qualcuno degli operatori sanitari di quelle strutture si è sbottonato lamentando la mancanza di linee guida, altri palesando l’insufficienza dei 22 euro per sostenere l’esercizio, altri ancora non sanno come fare per ospitare pazienti da esaminare all’interno dei loro locali, visto che molti proverrebbero da cluster e quindi non consentito dalla legge”.

Insomma, sulla lotta al covid-19 siamo ancora qualche passo indietro. Anche volendo pagare.

LA LETTERA APERTA DI MAURIZIO

Se la mascherina dovremmo portarla tutti, anche all’esterno, non vedo come gli studenti rientrino ancora nella regola che  al banco, distanziati di un metro, se la possono togliere.Se la tolgono e non se la rimettono, si alzano, girano, si abbracciano e si baciano infischiandosene delle regole. La direttiva più stringente del DPCM avrebbe dovuto riguardare proprio questo. Mia cognata insegna, ha 61 anni e, con grande senso del dovere e dello stato ,nonostante l’età e il terrore che l’ha sempre accompagnata per questa malattia, portandola a non frequentare nessuno, a lavarsi maniacalmente le mani ogni qualvolta avesse toccato soldi, bancomat e quant’altro, si è presentata a scuola con la sua mascherina ed entrata in classe dove i ragazzi si muovevano come  loro abitudine. Mia cognata adesso è positiva e le uniche persone che frequentava, vale a dire io, 67 anni, sua sorella,65 e soprattutto sua madre,89 anni e vive da sola, siamo in isolamento fiduciario con un tampone ottenuto dopo quattro ore di fila e del quale conosceremo l’esito tra una settimana . Non posso affermare che il virus l’abbia preso a scuola ma i fatti parlano da soli. Non so se nel DPCM sia stata inserita la regola della mascherina in classe, sempre, anche quando sei seduto ma trovo insopportabile e ingiusto che nel momento in cui mia cognata farà ritorno a scuola, quattro anziani come noi, saranno condannati a vivere con la paura di ripercorrere quest’incubo fino a giugno, al termine dell’anno scolastico.

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