Ambiente, buco dell’ozono: raggiunta la massima estensione

Lo scudo che protegge il nostro Pianeta continua a indebolirsi. È sempre più urgente adottare misure per invertire la tendenza e combattere i cambiamenti climatici
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Condividi su pinterest
Condividi su email

Ambiente: il buco dell’ozono quest’anno ha raggiunto la sua massima estensione.  Gli scienziati del Copernicus Climate Change Service, lanciano l’allarme. Secondo gli scienziati è necessario continuare ad applicare il protocollo di Montreal.

Ambiente, buco dell’ozono: raggiunta la massima estensione

Lo scudo che protegge il nostro Pianeta continua a indebolirsi. È sempre più urgente adottare misure per invertire la tendenza e combattere i cambiamenti climatici che nel corso degli anni stanno trasformando il nostro pianeta. Negli ultimi due decenni abbiamo vissuto diciotto degli anni più caldi mai registrati e moltissimi eventi metereologici estremi come incendi boschivi e inondazioni, le ondate di calore sono sempre più frequenti sia in Italia che nel mondo. Gli scienziati avvertono che, in mancanza di interventi urgenti, il riscaldamento globale rischia di aumentare pericolosamente. È dunque necessario un intervento urgente che coinvolge tutti gli Stati, i cambiamenti climatici rappresentano una sfida che richiede una risposta globale.

G li scienziati di Copernicus Climate Change Service che studiano da anni il buco dell’ozono fanno sapere che, nel 2020,  ha raggiunto la sua massima estensione, sia in profondità che in ampiezza.

È stato osservato che le concentrazioni di ozono stratosferico si sono ridotte a valori prossimi allo zero in Antartide intorno ai 20-25 km di altitudine, con la profondità dello strato di ozono appena inferiore a 100 unità Dobson, circa un terzo del valore medio. Ciò è stato causato da un vortice polare forte, stabile e freddo.

«Il modo in cui si sviluppano cambiamenti nel buco dell’ozono ogni anno è molto variabile – ha spiegato Vincent-Henry Peuch, direttore di Copernicus Atmosphere Monitoring Service – il buco dell’ozono del 2020 assomiglia a quello del 2018, il quale era anch’esso abbastanza grande e tra i primi della classifica degli ultimi quindici anni. Con i raggi del sole che sono tornati verso il Polo Sud nelle ultime settimane, abbiamo assistito a una continua riduzione dell’ozono nell’area. Dopo il buco dell’ozono insolitamente piccolo e di breve durata nel 2019, favorito da condizioni meteorologiche speciali, «ne stiamo registrando uno piuttosto grande anche quest’anno, il che conferma che dobbiamo continuare ad applicare il protocollo di Montreal che vieta le emissioni di sostanze chimiche che riducono lo strato di ozono».

«Poiché lo strato di ozono stratosferico funge da scudo, proteggendo dalle radiazioni ultraviolette potenzialmente dannose, è della massima importanza monitorare i cambiamenti. Cams monitora continuamente il buco dell’ozono per fornire informazioni sulla sua estensione e grandezza ogni anno quando esso si sviluppa e si rigenera – aggiunge Vincent-Henri Peuch – stiamo fornendo previsioni sulle concentrazioni di ozono stratosferico fino a cinque giorni in anticipo. Monitoriamo anche la quantità di radiazioni UV che raggiungono la superficie terrestre, che dipendono anche dalle nuvole e dagli aerosol nell’atmosfera».

 

 

Leggi anche: Trasporti, emissioni zero entro il 2040 o sarà la catastrofe ambientale

Trasporti, emissioni zero entro il 2040 o sarà la catastrofe ambientale

Potrebbero interessarti