Elena Aubry, le ceneri rubate tornano a casa: corteo di motociclisti per accompagnare la mamma

Decine di bikers da tutta Italia hanno accompagnato la mamma della ragazza nell’ultimo viaggio per riportare le ceneri a casa. Tappa a Ostia
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Ultimo viaggio per le ceneri di Elena Aubry, la ragazza di 26 anni morta in moto sull’Ostiense a causa delle buche sull’asfalto. L’urna con le ceneri, dopo essere stata rubata da uno squilibrato e ritrovata dai carabinieri, oggi è stata riconsegnata alla mamma. Un corteo di bikers giunti appositamente da tutta Italia ha voluto accompagnare la signora Graziella Viviano a Ostia, per un saluto al mare davanti al curvone. E poi, prima di riportare le ceneri a casa, tappa sul luogo del terribile incidente lungo la via Ostiense, all’altezza della stazione Lido Nord.

Elena Aubry torna a casa, corteo di moto per accompagnare la mamma a Ostia

Graziella Viviano, la mamma di Elena Aubry, è l’incarnazione della determinazione. Con una forza interiore enorme, che traspare da ogni suo gesto, è riuscita a trasformare il dolore per la perdita della figlia in un atto di solidarietà verso il prossimo, attraverso le sue battaglie per la sicurezza delle strade.

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Oggi la mamma di Elena ha potuto riabbracciare le ceneri della figlia, ritrovate dai carabinieri dopo che erano state rubate da un 49enne con problemi psichici. L’urna, ancora perfettamente intatta, le è stata riconsegnata dopo i rilievi per l’inchiesta in corso. Ora la signora Viviano, insieme agli amici bikers di Elena, e a tanti motociclisti giunti per l’occasione da tutta Italia, sta riportando a casa l’amore della sua vita, sua figlia. Accanto alla mamma anche la sorella di Elena, Sofia, e il fratello Marco.

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La signora Viviano è arrivata al curvone di Ostia, in piazzale Magellano, con un corteo di moto partito dalla stazione dei carabinieri di San Lorenzo. Ultima tappa, prima di riportare le ceneri della figlia a casa, la via Ostiense: nel luogo dove Elena, a causa delle buche e degli avvallamenti, ha perso la vita. La strada ora è chiusa, proprio per i lavori di rifacimento su quel punto maledetto, dove soltanto poche settimane fa un ennesimo incidente ha fatto sfiorare la tragedia.

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L’abbiamo intervistata: “Quando ti muore un figlio, l’unica cosa che puoi fare è cercare di fare in modo che nessuno sperimenti il dolore che hai provato, che ho provato io e che provo tuttora”, ci racconta. “Le battaglie di questi due anni per la sicurezza delle strade hanno fatto sì che il dolore per Elena sia diventato gioia, perchè lei era gioia. Per me e per i suoi amici vedere Elena è una festa: Elena dà amore, non tristezza”, sottolinea ai nostri microfoni, stringendo a sé l’urna.

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“Elena è una grande forza: è morta due anni fa, ed eccoci qua, con tutti i suoi amici”, ci racconta indicando il folto gruppo di motociclisti che l’hanno accompagnata al curvone di Ostia, sul lungomare. “Loro sono qui perché le vogliono bene: sono arrivati apposta, facendomi una sorpresa questa mattina. Sono venuti dalla Sicilia, dalla Puglia, da Terracina, con le loro moto. Questo è l’amore che Elena porta, e che unisce tante persone”.

Grazie all’inchiesta della magistratura ora ci sono i primi indagati nell’ambito del Comune di Roma, tre funzionari che secondo i pm avevano la responsabilità della manutenzione di quel tratto maledetto della via Ostiense (leggi qui).

Sono convinta che la giustizia debba fare giustizia. E che i princìpi debbano essere stabiliti“, ci spiega la signora Viviano. “Ma io non provo odio per nessuno: sono lontana dalla figura del genitore che urla vendetta, che grida perché si raccolgano firme per fargli fare 10, 100, 300 anni di galera. Io non sono così: nulla mi ridarà mia figlia, e l’odio non serve. Elena non è odio, e forse per questo è ancora qua con noi, e la percepiamo in modo così forte”, conclude la mamma di Elena.

Leggi anche: Elena Aubry, scoperto e denunciato il ladro dell’urna: è uno squilibrato con precedenti penali

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