Tra stabilimenti sequestrati, vandalizzati, abbandonati e precari, sarà una stagione nerissima per le spiagge di Ostia

Non sarà una stagione favorevole per turismo e lavoro sulle spiagge di Ostia con stabilimenti balneari sequestrati o malridotti

Il sigillo di sequestro dello stabilimento "La Mariposa" di Ostia - canaledieci

Cinque stabilimenti balneari sotto sequestro con obbligo di custodia, uno distrutto dai vandali per grave errore del Campidoglio, un altro devastato per incuria dell’amministrazione giudiziaria, uno occupato da abusivi perché lasciato nel limbo e, infine, un impianto storico abbandonato perché improduttivo. Tutte le altre spiagge in concessione affidate per un solo anno e, comunque, per un massimo di tre. Si presenta così la stagione balneare di Ostia all’indomani del maxi-blitz della Guardia di Finanza.

Ostia tra stabilimenti balneari sequestrati o vandalizzati o distrutti dall’erosione. E poi chi subentra, lo farà per una sola stagione con ben poca voglia di investire

Uno sforzo per riaffermare la legalità ma anche clima di precarietà, incertezza e tanto degrado: è piena di dubbi e di fughe da Ostia la stagione turistica 2025 sul mare di Roma. Pochissimi impianti, quelli con concessione poliennale in scadenza alla fine del 2027, hanno certezze. Per tutti gli altri è un balletto tra graduatorie, minacce di demolizione, ricorsi amministrativi, occupazioni da parte di senza fissa dimora. E a rimetterci sono non solo i lavoratori, rimasti senza un posto, ma soprattutto i destinatari dei servizi turistici ovvero i bagnanti.

La bomba a orologeria

Che sarebbe successo lo si sapeva. Noi di canaledieci avevamo annunciato più di un mese fa che i quattro stabilimenti balneari fatti chiudere e sequestrati ieri non avrebbero potuto lavorare. Lascia sorpresi che tutto questo sia avvenuto a stagione balneare iniziata e non alla fine della precedente, considerato che i lavori di accertamento sulla regolarità dei titoli edilizi e sulle consistenze si sono svolti a cavallo tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024.

Tra stabilimenti sequestrati, vandalizzati, abbandonati e precari, sarà una stagione nerissima per le spiagge di Ostia 1

In un clima surreale, dominato dai sigilli apposti dalla Guardia di Finanza sui cancelli degli impianti balneari, solo l’assessore capitolino al Demanio e Patrimonio, Tobia Zevi se l’è sentita di metterci la faccia. “Già mesi fa era stata evidenziata l’irregolarità nei titoli di alcuni spazi del litorale romano, tra cui quelli oggetto dell’operazione di oggi (ieri n.d.r.), a causa di abusi edilizi e gravi irregolarità – rivela Zevi – Proprio quelle situazioni avevano impedito l’avvio dei nuovi bandi per le concessioni, che invece sono state assegnate con successo laddove le condizioni lo permettevano. L’intervento della Guardia di Finanza, assieme agli altri soggetti istituzionali coinvolti, viene ritenuto un passo importante e coerente con l’azione amministrativa in corso, che punta a restituire legalità e trasparenza al litorale romano attraverso procedure pubbliche e più investimenti”.

Il timore dei vandali

L’accusa, dunque, è che i quattro stabilimenti balneari posti sotto sequestro siano stati realizzati senza titolo edilizio rilasciato dal Comune di Roma. Tutti si trovano su lungomare Amerigo Vespucci, la parte più “giovane” dell’industria balneare sorta, comunque, a metà degli anni Sessanta. Due di loro (Mariposa e La spiaggia di Bettina) sono stati sottoposti a ristrutturazione negli anni Novanta mentre Peppino a Mare e Bungalow sono rimasti pressochè inalterati fin dalla loro nascita.

La Procura di Roma ha effettuato i sequestri ai sensi dell’articolo 321 comma 3 bis del Codice di Procedura Penale. Ciò significa che si è deciso di bloccare l’attività e sigillare le strutture perché “vi è pericolo che la libera disponibilità di una cosa pertinente al reato possa aggravare o protrarre le conseguenze di esso ovvero agevolare la commissione di altri reati”.  Tradotto in soldoni significa che si vuole impedire l’indebito guadagno attraverso lo sfruttamento di uno spazio pubblico (demanio marittimo) occupato abusivamente.

La Guardia di Finanza, perfezionando gli atti con gli occupanti, ha nominato custodi giudiziari gli stessi. Ciò significa che avranno il compito di impedire l’accesso di vandali e senza fissa dimora. Ci riusciranno?

Il precedente

A Ostia c’è un precedente purtroppo ben noto per le dimensioni che le conseguenze hanno avuto sulla struttura.  Si tratta dello stabilimento balneare La Casetta. Il Campidoglio nel 2016 ha impedito il rinnovo della concessione al gestore accusandolo di aver commesso abusi edilizi nello stabilimento balneare, una volta fiore all’occhiello per qualità turistica e servizi. Si è innescata una battaglia legale tra vecchio concessionario e Campidoglio: quattro anni dopo la magistratura ha sconfessato l’amministrazione comunale e dato ragione al ricorrente. Troppo tardi, purtroppo, perché nel frattempo i vandali hanno praticamente distrutto ogni cosa: cabine incendiate, attrezzature della cucina, piscine, vetri e persino muri.

Non se la passa meglio il Condominio Maresole, meglio conosciuto come il villaggio dove ha passato qualche sua vacanza Renzo Arbore. Anche di quel complesso Campidoglio e magistratura hanno contestato l’assenza di licenze edilizie, nonostante i proprietari ne abbiano mostrato il possesso. Quale sia stata la valutazione non è dato sapere. Fatto è che quell’impianto non è stato inserito nei bandi di gara comunali.

Le differenze con Aneme e Core

Un altro stabilimento di Ostia si trova nelle condizioni dei quattro stabilimenti sequestrati ieri. Si tratta dell’Aneme e Core: anche per esso l’accusa è di abusivismo edilizio. In questo caso, però, ci sono aerofotogrammetrie che dimostrano che l’edificio era presente già prima del 1957 sotto forma di cantiere nautico e che  nel 2004 gli uffici capitolini ne avevano autorizzato la riconversione in stabilimento balneare. Nessuno ha fatto ricorso perchè quel compendio è in confisca, essendone stata attribuita la disponibilità a Mauro Balini, condannato per i fatti legati al porto turistico.

La conseguenza è che il Campidoglio non lo ha inserito nei bandi di gara per la gestione avendo l’intenzione di demolirlo. Così la gestione giudiziaria ha rilasciato la struttura liberandosi anche delle attrezzature la destinazione delle quali merita chiarimenti. Di sicuro lo stabilimento è in un limbo, inutilizzabile ma aperto a tutti, ostaggio di senza fissa dimora e dei vandali.

Mare libero (solo sulla carta)

Sono diversi altri gli stabilimenti balneari impraticabili a Ostia. E’ il caso del Village. Sequestrato al clan Fasciani e affidato all’Agenzia per la gestione dei beni sottratti alle organizzazioni criminali, è ridotto un rottame. Il Campidoglio se l’è visto restituire quando era ormai troppo tardi: cabine incendiate da senza fissa dimora che ci vivono dentro, vetri e attrezzature devastate, lettini e ombrelloni spariti. Dal 4 aprile è inserito nel bando di gara insieme ad altre spiagge. Vedremo a chi verrà assegnato.

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Solo tre cabine del 1957 rimaste in piedi al Kursaal dove il mare ha quasi raggiunto la base dell’iconico trampolino

E’ senza concessionario anche lo storico Kursaal. I vincitori del bando pubblicato sotto la Giunta Raggi/Di Pillo (Insolito Night & Day di Gennaro Arena) non sono subentrati: troppo oneroso per una concessione di un anno ricostruire le attrezzature distrutte dall’erosione marina. Raso al suolo dalle mareggiate anche il confinante Shilling, sottoposto a sequestro pure lui per abusivismo edilizio.

In queste condizioni si rischia che il mare sia libero davvero solo per gli sbandati e i teppisti che già si stanno insediando in quelle strutture prive di una gestione.

Per il resto, anche in presenza di nuovi gestori (e bisogna vedere quanti vecchi gestori con nuove facce sulle quali la Procura farebbe bene ad accendere i fari), il quadro non è rassicurante, considerato che in presenza di affidamenti della durata di una stagione pressochè nessuno vorrà investire per migliorare l’offerta e lavorerà piuttosto al ribasso.