Covid-19, emergenza letti. I rianimatori: “Non decidere in base all’età del malato”

Posti in terapia intensiva verso il limite in diversi ospedali italiani. L’appello dei medici e dei rianimatori della Società Anestesia: “Su rianimazioni non si decida in base all’età”
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Le Terapie Intensive di diversi ospedali italiani viaggiano ora verso il limite massimo, dopo il boom di casi di covid-19 a livello nazionale. Una situazione che comporta scelte dolorose da parte degli operatori sanitari: una volta che i posti letto vengono esauriti i medici sono costretti a dare priorità a un paziente piuttosto che a un altro. La Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici e la Società di Anestesia lanciano un grido di allarme: “Non decidere in base all’età del malato”.

Covid-19, vicina l’emergenza letti nelle terapie intensive di alcuni ospedali italiani. I medici: “Criteri di scelta non siano l’età”

Né il medico né la persona malata devono essere lasciati soli. Il medico con il peso delle sue scelte, la persona malata con la sua sofferenza“, sottolinea l’appello congiunto lanciato oggi, 30 ottobre, dagli specialisti e dai rianimatori dell’Ordine nazionale e della Società di Anestesia.

In caso di carenza di posti letto nelle terapie intensive, l’accesso dei pazienti affetti dal covid-19 alla rianimazione e alla ventilazione meccanica va deciso caso per caso, in base a diversi parametri e non solo sull’età. Questa la richiesta dei medici e dei rianimatori, espressa in un comunicato unitario appena pubblicato.

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“Occorre stabilire dei criteri, coerenti con i principi etici e con quelli professionali, che possano supportare il medico qualora si trovi di fronte a scelte tragiche, dovute allo squilibrio tra necessità e risorse disponibili. E che possano garantire comunque al paziente i suoi diritti: dargli la certezza che non sarà abbandonato, ma sarà preso in carico con gli strumenti possibili, appropriati e proporzionati”, si legge nella nota diffusa in serata.

“Se lo squilibrio tra necessità e risorse persiste  la precedenza per l’accesso ai trattamenti intensivi va a chi potrà ottenere grazie ad essi un concreto, accettabile e duraturo beneficio, applicando criteri rigorosi, concorrenti e integrati, valutati caso per caso”, prosegue il comunicato.

Secondo l’appello dei medici e degli anestesisti, in caso di reparti saturi i i criteri per decidere chi potrà accedere alla terapia intensiva devono essere: “la gravità del quadro clinico, le comorbilità, lo stato funzionale pregresso, l’impatto sulla persona dei potenziali effetti collaterali delle cure intensive, la conoscenza di espressioni di volontà precedenti nonché la stessa età biologica, la quale non può mai assumere carattere prevalente”, afferma la Federazione dei medici e e la Società Anestesia nella nota.

Il documento ribadisce che anche chi non viene trattato in terapia intensiva non può essere abbandonato.

“Coloro che non sono trattabili in modo intensivo, ovvero non sono eleggibili ad un trattamento intensivo a causa dell’improbabilità d’ottenere concreti, accettabili e duraturi benefici clinici, sono comunque presi in carico prestando loro le cure appropriate e proporzionate di cui vi sia disponibilità”, sottolineano i medici.

“Il diritto individuale all’eguale accesso alle cure sanitarie deve rimanere il cardine della protezione che lo Stato è tenuto a fornire, e che i Medici hanno il dovere di garantire quale principio deontologico indissolubile. Il ricorso selettivo a criteri che valgano a legittimare differenziate modalità di cura è da considerarsi esclusivamente in stato di assoluta necessità (emergenza/urgenza indifferibile in condizioni eccezionali di squilibrio tra necessità e risorse disponibili)”, conclude la nota.

 

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