Giustizia per Ostia testa il malcontento: un corteo per denunciare l’abbandono della città dalla politica

Corteo sul lungomare di Ostia per denunciare l’abbandono della politica. Il rischio flop è dietro l’angolo e gli effetti sarebbero catastrofici

Un corteo senza bandiere di partito. Anzi, un corteo proprio contro la politica che ha abbandonato Ostia nonostante promesse e impegni di facciata. Ma anche un rischio che minaccia di condizionare scelte e azioni future: in caso di flop, la politica potrebbe vendicarsi e comportarsi addirittura peggio del nulla prodotto finora.

Corteo sul lungomare di Ostia per denunciare l’abbandono della politica. Il rischio flop è dietro l’angolo e gli effetti sarebbero catastrofici

Giustizia per Ostia, l’associazione che ha dato vita al raduno del 2 aprile contro un commissariamento ingiusto sortito da una “supercazzola” giurisprudenziale, ci riprova. Stavolta non sarà un sit-in bensì un corteo che, a partire dalle ore 19,30 si snoderà sul lungomare da piazza Scipione l’Africano a piazzale Magellano. Gli organizzatori evidenziano che “non è semplicemente una sfilata né una protesta, ma un appello a tutti i cittadini e le cittadine di Ostia a partecipare attivamente a una mobilitazione che chiede un cambiamento concreto” nella gestione del litorale romano. Una chiamata alle armi per “non restare indifferenti di fronte al degrado, alla criminalità e all’insicurezza che affliggono il nostro territorio”.

E’ evidente che la contestazione è a tutto tondo ovvero non prende di mira solo il Campidoglio con la sua appendice municipale ma anche la Regione Lazio (responsabile della balbettante Metromare, della insufficienza delle strutture sanitarie e della inefficace lotta all’erosione) e persino il Governo centrale, al quale competerebbe assicurare sicurezza e giustizia. Principi sacrosanti che mettono alla berlina una classe amministrativa e politica assente, asfittica quando non addirittura dannosa. I casi delle spiagge libere partite in ritardo e male organizzate, delle gare per le nuove concessioni balneari disastrate da procedure tardive e sbagliate, di impianti balneari sequestrati in piena stagione, di una vocazione turistica annullata da pessimi collegamenti con Roma, di un arredo urbano inaccogliente, di scelte sbagliate come un ostello dei poveri sul lungomare e di predoni che la fanno da padroni con furti sulle auto e sugli arenili, sono emblematici di una estate pessima, come mai nella storia di Ostia.

L’effetto boomerang dietro l’angolo

C’è un punto, però, che rischia di diventare un autogol: fare da termometro in modo palese alla reale partecipazione della città contro il diffuso malgoverno. In un’epoca nella quale il massimo del malcontento dei cittadini si esprime tutt’al più con un post sui social, “contarsi” è una scommessa dal rischio enorme. Lo insegna la pratica politica con i nuovi partiti quando vengono messi alla prova elettorale. Protestare e scendere in piazza è un sano esercizio di democrazia ma può anche rivelarsi un boomerang se non si raggiunge un numero adeguato di partecipanti. Siamo sicuri che a Ostia ci sia un’idea di città? Che ci sia una voglia estesa di partecipazione? Che il dormitorio abbia uno scatto di dignità?

Imperativo, dunque, fare il massimo sforzo per portare quante più persone al corteo. Gli organizzatori hanno investito tutte le loro energie ma la sensazione è che il resto delle comunità locali sia indifferente. Dove sono i comitati di quartiere, i sindacati, le associazioni datoriali, i gruppi sportivi? Lo vedremo. Pena l’accanimento malevolo e punitivo della politica contro ciò che resta di Ostia.

Il percorso dell’Ostia Proud Parade

Il corteo, denominato Ostia Proud Parade, partirà da piazza Scipione l’Africano alle ore 19,30 e, snodandosi su lungomare Paolo Toscanelli, prima di raggiungere piazzale Magellano, farà sosta in luoghi simbolici. A partire dall’ex stabilimento Aneme e Core: nato dal cantiere nautico Marini degli anni Quaranta, era stato trasformato in impianto balneare su autorizzazione comunale del 2003. Sequestrato per bancarotta nel quadro del caso Porto, è in via di demolizione da parte del Campidoglio dove si è specuilato non solo sul presunto abusivismo edilizio ma addirittura sostenendo che sia un bene sottratto alla mafia.

La prima tappa della “via crucis” emblematica di malgoverno, è ciò che resta del Village: lo stabilimento balneare sottratto al clan Fasciani è stato abbandonato dall’Agenzia nazionale per i Beni confiscati dopo uno scandalo che coinvolge i gestori nominati dall’Agenzia stessa ed è stato distrutto e incendiato da vandali e senza fissa dimora che lo hanno occupato.

Seconda tappa davanti alla ex Colonia Vittorio Emanuele III: l’amministrazione capitolina si guarda bene di sgomberare l’ala occupata da un centinaio di ospiti che all’interno praticano ogni genere di traffico. E il X Municipio con il Campidoglio, dopo decenni di mensa sociale, invece di valorizzare la struttura in senso turistico, stanno realizzando un ostello per 24 senza fissa dimora.

Terza tappa al Pontile di Ostia. Dovrebbe essere il monumento di una città accogliente, ordinata, attrattativa per i visitatori invece è un porcile tra transenne che delimitano rotture di marciapiedi mai riparate, lavori recenti già danneggiati, varchi d’accesso alla spiaggia coperti di ogni genere di pattume, giardini incolti, sosta selvaggia, cumuli disordinati di monopattini e bike da sharing e cesti gettacarte arrugginiti.

L’arrivo è al Curvone dove pure i motivi di malcontento non mancano tra una discarica di libri e giardini ingialliti e mai curati.