Lo stabilimento Aneme e Core di Ostia perde, ora dopo ora, i suoi fatiscenti connotati sotto, l’azione incessante delle ruspe e l’intervento degli operatori ecologici dell’Ama che sono al lavoro da diverse ore, all’altezza del civico 211 del Lungomare Paolo Toscanelli.
La demolizione dello stabilimento Aneme e Core di Ostia è entrata nel vivo
Le benne, sono entrate di nuovo in azione anche questa mattina, martedì 5 agosto, per smantellare le strutture in legno su cui erano posizionate le cabine dello stabilimento mentre, pale alla mano, il personale attivo all’interno del cantiere ammucchiava in punti di raccolta predefiniti sulla spiaggia pezzi di legno e altre suppellettili presenti all’interno degli spazi abbattuti.

Resta, per il momento, ancora in piedi l’edificio in muratura con la scritta bianca in campo azzurro dove si trovavano la zona bar e quella di ristorazione della struttura.
A nulla, dunque, sono valse le proteste di chi, anche mostrando documenti risalenti ai primi anni 2000 chiedeva di risparmiare la piccola struttura balneare, ultimo caposaldo di servizi di qualità sulle spiagge di Ostia ponente.

Dopo la rimozione delle strutture amovibili dovrebbe dunque toccare a quelle fisse.
Al momento non sono noti i costi dell’operazione disposta dall’assessorato comunale al Demanio e Patrimonio sotto l’egida del sindaco Roberto Gualtieri che era stato duramente contestato in occasione di una visita effettuata in loco la scorsa domenica 27 luglio.

L’intenzione del primo cittadino sembrerebbe essere quella di realizzare una nuova spiaggia libera su un tratto di arenile dove, nell’immediato dopoguerra era sorto un cantiere nautico in cui si facevano lavori di manutenzione e, fino agli anni Settanta, interventi di riparazione sui pattìni di salvataggio.
Quello che fu un vivace punto di riferimento per i cittadini di Ostia, soprattutto nella zona nord della cittadina tirrenica, si presentava fino all’avvio delle operazioni di demolizione come un rudere fatiscente e pericoloso (visibile nel video di canaledieci.it linkato qui sotto), frutto di una gestione del demanio marittimo.
Gestione che, agli occhi della comunità locale protagonista dell’organizzazione di alcune manifestazioni di protesta di fronte allo stabilimento, è apparsa come una politica di gestione gravemente deficitaria da parte del Campidoglio.
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