Colpo di scena sul caso Nauticlub Castelfusano, il circolo nautico al centro di un’indagine della Procura e che dal 31 marzo perderà la spiaggia dove operare. Nell’assemblea dei soci tenutasi ieri, l’attivista LGBTQ+ Imma Battaglia, iscritta al circolo, ha definito un atto mafioso l’esposto che ha attivato l’inchiesta e considerato “intimidazioni” le convocazioni della Guardia di Finanza per far luce sul caso.
L’attivista LGBTQ+ Imma Battaglia, socia del Nauticlub Castelfusano fa pesanti accuse a chi ha presentato l’esposto alla Guardia di Finanza, le convocazioni della quale ha definito “intimidazioni”
Com’è noto, la concessione del Nauticlub Castelfusano, che si trova in lungomare Amerigo Vespucci, è decaduta ed è entrata nel lotto dei bandi di gara lanciati dal Campidoglio per la gestione temporanea (13.704 euro canone annuo). L’associazione sportiva uscente non ha preso parte alla gara e a vincere il lotto è stata una società, unica partecipante. Sulla vicenda della rinuncia del Nauticlub e sulle modalità di svolgimento della gara capitolina un gruppo di soci e Labur hanno presentato un esposto sul quale prima la trasmissione Report e la Procura di Roma poi hanno acceso i riflettori.
Nel frattempo il Dipartimento comunale Demanio e Patrimonio ha notificato al Nauticlub Castelfusano l’ordine di sgombero da attuarsi entro il prossimo 31 marzo e la società risultata vincitrice ha rinunciato irrevocabilmente alla concessione.
Quale futuro per il Nauticlub Castelfusano?
Ieri l’assemblea dei soci è stata chiamata a definire il futuro immediato del Nauticlub Castelfusano, in particolare dopo la dimissioni di due consiglieri dal direttivo, l’imminenza dello sgombero e alcune convocazioni presso la Guardia di Finanza per l’indagine condotta dai magistrati Giuseppe De Falco e Giulia Guccione.
Nel corso dell’assemblea ha sorpreso il veemente intervento della socia Imma Battaglia, ex consigliere comunale di Roma e attivista dei diritti LGBTQ+. Battaglia ha invitato a “salvare” il circolo facendo una rivelazione che solleva interrogativi pesantissimi. Rivolgendosi ai presenti, ha raccontato della sua iniziativa dell’estate scorsa: “Sappiate che la prima volta che ho fatto il video, Zevi mi ha ricevuto immediatamente“.
Un’ammissione esplicita, quasi rivendicata. Non generiche “interlocuzioni”, ma un accesso diretto e immediato all’assessore competente da parte di un soggetto direttamente interessato al procedimento – perché socia del circolo sotto inchiesta e destinatario di un’intimazione di sgombero firmata (attraverso i suoi dirigenti) proprio da quell’assessore. Battaglia e Zevi militano entrambi nello schieramento di sinistra.
Non è la prima volta che Battaglia interviene pubblicamente sulla vicenda. Già nell’estate scorsa aveva pubblicato un video che aveva fatto il giro del web con migliaia di visualizzazioni, costringendo lo stesso assessore Zevi a diramare un comunicato. Una strategia di pressione mediatica reiterata che, evidentemente, ha funzionato: “Zevi mi ha ricevuto immediatamente“.

“Fare esposti è fare mafioso”
“E’ gravissimo l’esposto presentato alla Finanza – ha detto a proposito del caso sollevato da altri soci che hanno denunciato irregolarità nel bando – Suggerisco di fare una controquerela contro quelli che hanno fatto l’esposto. E’ grave perché non fa che disunire: la politica, anche davanti errori che non dirà mai di aver fatto, ne approfitta delle divisioni. Se veramente ci tenere a questo spazio, scovate chi non è d‘accordo: fare esposti non è democratico ma un fare mafioso, è vile, è codardo, infame si dice a Napoli. L’infamità non è degna della democrazia”.
A proposito delle convocazioni da parte della Guardia di Finanza, su delega dei magistrati, Battaglia ne ha anche messo in dubbio la legittimità, insinuando che fossero “intimidazioni” orchestrate da qualcuno interno al circolo. La Finanza, nell’ambito delle proprie indagini, ha piena autonomia: il contatto telefonico, adottato in queste convocazioni, è prassi normale e legittima.


















