
La storia infinita del sequestro di Aldo Moro ha rischiato, negli ultimi anni, di trasformarsi in una persecuzione giudiziaria contro chi quella storia la stava solo studiando con rigore scientifico. Il 9 giugno 2021, la vita di Paolo Persichetti, ex membro delle Brigate Rosse oggi ricercatore e saggista, veniva travolta da perquisizioni e sequestri massicci del suo archivio personale. L’accusa era pesante: favoreggiamento e divulgazione di materiale riservato della Commissione Parlamentare d’inchiesta.
Verità e segreti d’ufficio sul caso Moro: finisce l’odissea giudiziaria del ricercatore ex Br Paolo Persichetti iniziata con un’irruzione nel 2021
Oggi, quella nuvola di sospetti si dissolve definitivamente: il Gip di Roma ha archiviato il caso, definendo la notizia di reato come “infondata” e restituendo, seppur con anni di ritardo, giustizia al lavoro storiografico di Persichetti.
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L’antefatto: tra storia e sospetti di terrorismo
Paolo Persichetti non è un nome qualunque nella cronaca italiana. Protagonista della stagione degli anni di piombo, è stato il primo fuoriuscito a essere estradato dalla Francia dopo la fine della “dottrina Mitterrand” nel 2002. Una volta scontata la sua pena, si è dedicato alla ricerca storica, pubblicando volumi fondamentali che analizzano il caso Moro fuori dalle logiche complottiste.
Proprio questo suo accesso a fonti e documenti ha spinto la Digos e la Procura di Roma a ipotizzare che Persichetti facesse parte di un “circuito sovversivo” ancora attivo, capace di sottrarre segreti di Stato per favorire ex compagni di lotta all’estero, come Alessio Casimirri e Alvaro Loiacono.
La debolezza delle accuse: documenti “già pubblici”
Il cuore dell’inchiesta ruotava attorno alla presunta circolazione illegale di atti coperti da segreto d’ufficio. Tuttavia, il decreto di archiviazione firmato dal giudice Valerio Savio mette in luce una realtà ben diversa.
Il magistrato sottolinea come l’offensività della condotta sia stata “inconsistente”. Molti dei documenti che Persichetti avrebbe “rivelato” erano in realtà destinati alla pubblicazione sul portale della Commissione Moro di lì a pochi giorni.
In sostanza, il ricercatore non avrebbe svelato alcun segreto inconfessabile, ma avrebbe semplicemente analizzato materiale che stava già diventando di dominio pubblico. Cade così l’ipotesi che tale attività potesse costituire un reato di favoreggiamento.
L’impossibilità di nuove indagini
Un altro punto cardine della decisione del Gip riguarda l’utilità effettiva di quei documenti. La Procura ipotizzava che la trasmissione di tali atti a Casimirri e Loiacono servisse a proteggerli o a inquinare le indagini.
Il giudice ha invece chiarito che i dati contenuti in quegli incartamenti non erano in alcun modo idonei a consentire nuove incriminazioni o investigazioni. Il ruolo dei destinatari nel sequestro Moro è infatti già stato ampiamente giudicato nei processi passati. Dunque, non c’era nulla da “coprire” o “proteggere” che non fosse già noto agli archivi della giustizia italiana da decenni.
Un archivio personale violato inutilmente
Persichetti, attraverso il suo blog Insorgenze.net, ha accolto l’archiviazione con sollievo ma non senza amarezza. Il ricercatore sottolinea come, per un’ipotesi di reato definita ora infondata, siano stati sequestrati per anni strumenti di lavoro, documentazione clinica della sua famiglia e foto private.
Il Gip stesso ha rilevato che non è stato possibile ricostruire come Persichetti fosse entrato in possesso degli atti, escludendo però categoricamente il reato di ricettazione. Questa archiviazione segna un punto fermo: la ricerca storica, anche quando condotta da figure controverse del passato, non può essere confusa con l’attività sovversiva senza prove concrete e attuali.

















