Il buio lucido di Giandavide De Pau, uccise tre donne a Prati: chiesto l’ergastolo

Triplice femminicidio a Prati, il ritratto di De Pau: un uomo lucido e feroce, tra ossessioni criminali e modelli di violenza. "Merita l'ergastolo"

Giandavide De Pau filmato anni fa durante una inchiesta

C’è una violenza che nasce dal caos, e una violenza che invece sa esattamente cosa vuole. Quella di Giandavide De Pau appartiene – secondo la procura – alla seconda categoria: lucida, consapevole, addirittura orgogliosa.

Triplice femminicidio a Prati, il ritratto di De Pau: un uomo lucido e feroce, tra ossessioni criminali e modelli di violenza. “Merita l’ergastolo”

Un “serial killer lucido”, un uomo in cui “albergavano pensieri feroci nei confronti delle vittime”, scelte a caso. Il 17 novembre 2022, nel quartiere Prati, la follia calcolata del sessantenne della Balduina si è tradotta in un’azione di atrocità estrema: tre donne uccise in poche ore,  con una violenza che da subito non ha lasciato spazio a dubbi né attenuanti.

Il giorno del sangue

Dopo due giorni di alcol e cocaina, De Pau — ex autista del boss Michele Senese, scivolato dai vertici della criminalità romana fino ai suoi bassifondi — prende in mano il telefono. Cerca donne, meglio se ‘escort’ più facilmente abbordabili, chiama, e si muove con un obiettivo preciso.

Arriva in via Augusto Riboty 24, interno 8. Dentro vivono Li Yanrong e Yang Yun Xiu, per tutti Lia e Sofia. Le telecamere del suo telefono registrano un incontro sessuale, poi il buio: il video si chiude con il duplice omicidio. Sporco di sangue, De Pau esce, percorre poche centinaia di metri, e raggiunge un altro appartamento, in via Durazzo.

Lì lo attende Marta Castano Torres, che verrà trovata semi decapitata, colpita da cinquanta coltellate, alcune inferte dopo la morte. Dopo 15 minuti di inferno, De Pau scompare, si fa ospitare da altre prostitute e tenta di organizzare la fuga. Ma la sorella lo denuncia: i carabinieri lo arrestano due giorni dopo.

Il processo e la richiesta dell’ergastolo

Oggi, a distanza di tre anni, la procura di Roma chiede per lui l’ergastolo, con isolamento di tre anni. Perché non c’è spazio per dubbi o follie momentanee. “De Pau — ha detto in aula la pm Antonella Pandolfi — è capace di intendere e di volere. È un uomo lucido, pericolosissimo, incapace di curarsi“.

Le telecamere, i video, i messaggi trovati sul telefono: tutto lo incastra. Anche i suoi stessi pensieri scritti e detti, che raccontano un culto ossessivo della morte e della violenza. Ma non confessa, preferisce il silenzio.

I modelli di un assassino

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I rilievi dopo la scoperta degli omicidi delle due cinesi

Nel suo universo privato, De Pau aveva eroi ben precisi. Citava il dottor Szell, il crudele antagonista del film Il maratoneta interpretato da Laurence Olivier — un killer che colpisce all’improvviso con un coltello retrattile nascosto nella manica.

E ammirava Donato Bilancia, il serial killer che tra il 1997 e il 1998 uccise 17 persone, molte delle quali prostitute. Faccio come Bilanciascriveva a un amico su WhatsApp — almeno vado a riposarmi per qualcosa che ho fatto“. Non erano fantasie. Erano promesse, poi mantenute.

Un disturbo profondo, ma non la follia

Gli psichiatri durante il processo in Corte di Assise lo descrivono come un uomo con grave disturbo di personalità del cluster B: antisociale, narcisista, istrionico, borderline. Ma non folle.

Non ci sono deliri, allucinazioni o stati di alterazione mentale“, ha ribadito la pm Pandolfi nella sua requisitoria. “Solo malvagità lucida.

Un individuo che sceglie la violenza come linguaggio, che la coltiva e la teorizza. Che si ispira a criminali veri e fittizi, e ne fa la propria ragione di vita.

Le vittime e la memoria

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Martha Castano Torres in arte Yessenia una delle vittime del serial killer

Dietro il nome di De Pau, restano tre donne che cercavano solo di sopravvivere: le cinesi Lia, Sofia e la colombiana Marta, tre volti cancellati, in mezz’ora di furia.

Ora la giustizia chiede che l’uomo che le ha uccise trascorra il resto della vita in carcere. A metà novembre la sentenza.