Cavalli in fuga, quattro vigili nel mirino: ecco cosa rischiano

La posizione dei caschi bianchi si complica dopo l'informativa dei carabinieri. C'è anche l'ipotesi del concorso per chi non ha fermato il collega causando la fuga dei cavalli

I cavalli in fuga ricatturati sulla Colombo

La Procura di Roma ha ufficialmente aperto il fascicolo sul clamoroso “Far West” di venerdì sera alle Terme di Caracalla, dove l’esplosione di una batteria di fuochi d’artificio ha fatto imbizzarrire e fuggire via 35 cavalli del Reggimento a Cavallo dell’Esercito in vista della Parata del 2 Giugno.

La posizione dei caschi bianchi si complica dopo l’informativa dei carabinieri. C’è anche l’ipotesi del concorso per chi non ha fermato il collega causando la fuga dei cavalli

L’informativa redatta dai carabinieri della Compagnia Roma Centro, arrivata a piazzale Clodio, stringe il cerchio intorno a quattro agenti del Gpit (Gruppo Pronto Intervento Traffico) della Polizia Locale.

Mentre l’agente che ha materialmente acceso la miccia ha confessato dicendo “non volevo” e rischia ora il licenziamento, la magistratura sta delineando i capi d’accusa. Le posizioni dei quattro indagati sono al vaglio dei pubblici ministeri, pronti a contestare reati che vanno ben oltre l’illecito amministrativo.

Per il comandante generale della Polizia Locale di Roma Capitale, Mario De Sclavis, si è trattato di un gesto sciocco, imperdonabile. Gli autori saranno esclusi dai servizi operativi oltre che, ovviamente, dalla Parata”.

Le ipotesi di reato nel mirino della Procura

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Un cavallo stramazzato sulla Colombo

Il quadro penale emerso dai primi accertamenti investigativi e dall’analisi dei video circolati sui social si muove su tre binari precisi. Lesioni colpose aggravate. È l’accusa più pesante. La fuga dei cavalli sulla via Cristoforo Colombo ha provocato il ferimento di quattro persone (tre militari e una poliziotta).

Due dei feriti si trovano ancora ricoverati in ospedale con traumi importanti; la gravità delle prognosi farà scattare automaticamente l’aggravante per le lesioni riportate.

Accensioni ed esplosioni pericolose: Il codice punisce chiunque, in un luogo abitato o nelle sue adiacenze, spari armi da fuoco o accenda fuochi d’artificio senza la necessaria licenza dell’autorità. Trattandosi di un’area pubblica sensibile, peraltro a ridosso del sito archeologico di Caracalla, la violazione assume un peso specifico rilevante.

E il concorso nel reato: Sebbene un solo agente abbia materialmente appiccato il fuoco, i magistrati stanno valutando il concorso per gli altri tre colleghi del Gpit presenti sul posto. L’accusa ipotizzata è quella di non aver impedito l’azione del collega, cooperando di fatto alla situazione di pericolo pur essendo pubblici ufficiali in servizio.

I video su TikTok e il nodo della “tradizione”

A blindare l’impianto accusatorio ci sono i numerosi filmati acquisiti dai Carabinieri. Oltre ai video della folle corsa dei cavalli contusi sull’asfalto tra le auto, gli inquirenti hanno analizzato i video di TikTok che inquadrano i secondi esatti della detonazione dei fuochi alle spalle degli animali.

La difesa degli agenti punterà sulla tesi della “goliardia” e di una presunta consuetudine non ufficiale che si ripeteva da anni al termine delle prove congiunte.

Il vademecum dello Stato Maggiore disatteso

Una tesi che però si scontra con il documento formale dello Stato Maggiore della Difesa, che aveva consegnato a tutti i partecipanti un vademecum con il divieto tassativo di far esplodere botti.

Per la Procura, quella “tradizione” viola un ordine scritto ed è costata il ferimento di quattro militari e l’abbattimento di un cavallo rimasto ferito gravemente.

Cavalli in fuga a Caracalla: indagato un vigile urbano

La svolta della Procura di Roma sulla fuga di 35 cavalli dell’Esercito a Caracalla è arrivata il 3 giugno. Un vigile del Gpit è stato indagato per lesioni colpose ed esplosioni pericolose aggravate, dopo aver confessato di aver acceso i fuochi d’artificio che hanno spaventato gli animali. L’incidente ha causato il ferimento di quattro persone e l’abbattimento di un cavallo. Al vaglio la posizione di tre colleghi per concorso. Il casco bianco rischia ora il licenziamento.