Negato presidio per commemorare anarchici morti nell’esplosione al parco degli Acquedotti: il divieto

Anarchici annunciano presidio: il Questore di Roma dispone il divieto per ragioni di sicurezza e ordine pubblico

La Questura di Roma ha posto un fermo deciso alle iniziative programmate dalla galassia anarchica per la mattinata di domenica 29 marzo. Con un provvedimento firmato questa mattina, il Questore Roberto Massucci ha ufficializzato il divieto allo svolgimento di un presidio in via Lemonia. Il dispositivo punta a prevenire problemi di ordine pubblico in un quadrante già segnato dai drammatici fatti del 18 marzo scorso, quando un boato ha squarciato il casale del Parco degli Acquedotti, rivelando l’esistenza di un pericoloso laboratorio clandestino.

Anarchici annunciano presidio in una fase delicatissima per le indagini sull’ordigno esploso: il Questore di Roma dispone il divieto per ragioni di sicurezza e ordine pubblico

La motivazione principale che ha spinto le autorità a vietare la manifestazione risiede nell’esigenza imprescindibile di tutelare l’integrità dei luoghi in cui, lo scorso 18 marzo, si è verificata la violenta esplosione dell’ordigno artigianale che ha provocato la morte dei due militanti Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone.

Il profilo dei due militanti rimasti uccisi, ha trasformato quella che inizialmente sembrava una fatalità in un caso di eversione interna. Mercogliano, 42 anni, era una figura di spicco dell’anarchismo nazionale, già coinvolto nell’inchiesta Scripta Manent per legami con la Federazione Anarchica Informale (FAI) di Alfredo Cospito. Nonostante un’assoluzione nel 2020 per il reato di terrorismo, il suo curriculum riportava una lunga lista di episodi di resistenza, violenza e occupazioni, segnali di un’operatività mai cessata.

Accanto a lui c’era la 38enne Sara Ardizzone, esponente del circolo “La Faglia” di Foligno. Considerata dagli inquirenti un elemento primario del movimento insurrezionalista, Ardizzone era nota per ruoli di guida nelle manifestazioni e condotte istigatorie. Già sottoposta a misure cautelari nel 2023 dopo l’Operazione Sibilla e coinvolta in aggressioni politiche a Marina di Carrara, la donna non aveva mai abbandonato la linea dura, trovando la morte proprio mentre maneggiava materiale esplosivo nel “covo” dell’Appio Claudio.

Quel casale di via delle Capannelle, è situato proprio a pochi passi dal luogo previsto per il raduno, ed è attualmente sotto sequestro disposto dall’Autorità Giudiziaria.

Le indagini sono in una fase delicatissima

Gli inquirenti devono ricostruire con precisione quanto accaduto all’interno della struttura, dove Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano hanno perso la vita. Nella nota della Questura, è stato per questo sottolineato come un assembramento a breve distanza, con il rischio dichiarato dai promotori di volersi spostare proprio verso il casale, potrebbe rappresentare un pericolo diretto per l’attività investigativa e per la conservazione delle prove materiali non ancora repertate.

Per analizzare la portata della minaccia, il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha convocato il Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo (CASA) che dovrà determinare se i due agissero come una “cellula dormiente” isolata o se facessero parte di un coordinamento più vasto pronto a colpire obiettivi sensibili nella Capitale, proprio a partire dal materiale bellico e chimico recuperato tra le macerie del casale.

Il divieto: contrasto con i valori civili e rischio celebrazione

Nel provvedimento di divieto del Questore poi, la sottolineatura su come l’iniziativa di domenica manchi di qualsiasi preavviso legale. Oltre al profilo formale, la Questura definisce il presidio in aperto contrasto con i valori della convivenza democratica. L’inclinazione ideologica del movimento, orientata contro l’ordine costituito, si manifesta in uno spirito “celebrativo” inaccettabile: un tentativo di esaltare condotte criminali — come la fabbricazione di bombe — presentandole in un’irrituale chiave commemorativa.

Domenica 29 marzo dunque, la decisione è stata quella di un presidio e massiccio sistema di sicurezza nel quadrante tra via Lemonia e via delle Capannelle, con l’obiettivo di impedire che il luogo frequentato da cittadini e turisti, venga violato dalla preparazione di un atto terroristico.