Dai precedenti all’ordigno: chi erano i morti nell’esplosione al Parco degli Acquedotti

L'allarme di Tajani e Piantedosi: "Ordigno nel Parco degli Acquedotti, destinato a colpire". Domani al Viminale il vertice per analizzare la minaccia insurrezionalista

La tragedia consumatasi tra le mura del Casale del Sellaretto, ha smesso di essere un enigma nel momento in cui la Digos ha ricollegato i nomi di Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone al materiale esplosivo rinvenuto tra i detriti. I fatti, iniziati con un boato nella tarda serata di ieri, hanno trovato la loro drammatica conferma nella mattinata di venerdì 20 marzo, quando i soccorritori hanno estratto i corpi dalle macerie. La natura dell’evento non è più riconducibile a una fatalità: le due vittime stavano maneggiando un ordigno artigianale, nel rudere del Parco degli Acquedotti trasformato in un laboratorio clandestino.

L’allarme di Tajani e Piantedosi: “Ordigno nel Parco degli Acquedotti, destinato a colpire”. Domani al Viminale il vertice per analizzare la minaccia insurrezionalista

Alessandro Mercogliano era una figura di rilievo nella galassia anarchica romana e nazionale. Il suo nome compare in atti giudiziari pesanti, come quelli dell’inchiesta Scripta Manent, dove inizialmente era stato condannato per associazione con finalità di terrorismo in quanto partecipe della Federazione Anarchica Informale, il gruppo legato ideologicamente ad Alfredo Cospito.

Sebbene nel 2020 fosse arrivata l’assoluzione per quel reato specifico, la sua militanza non era mai venuta meno. I suoi precedenti includevano una lunga lista di episodi di resistenza, violenza privata, oltraggio a pubblico ufficiale e occupazione di edifici, segnali di un’operatività costante all’interno dei movimenti anti-carcerari e antimilitaristi che oggi gli inquirenti rileggono sotto una luce più allarmante.

Sara Ardizzone tra istigazione e azioni sul campo

Accanto a Mercogliano ha trovato la morte Sara Ardizzone, esponente del circolo anarchico “La Faglia” di Foligno. La donna era considerata dagli investigatori un elemento primario del movimento insurrezionalista, capace di assumere ruoli di guida durante le manifestazioni e di portare avanti condotte fortemente istigatorie.

Il suo passato recente, la vedeva coinvolta nell’Operazione Sibilla e in episodi come l’aggressione avvenuta nel 2022 ai danni di esponenti della Lega a Marina di Carrara. Sottoposta a misure cautelari nel 2023, la donna non aveva mai abbandonato la linea dura.

Le reazioni istituzionali e l’allarme del Governo

Le alte cariche dello Stato hanno reagito con estrema fermezza dinanzi alla conferma della matrice anarchica dell’esplosione. Il Vicepremier Antonio Tajani ha dichiarato apertamente che la bomba era con ogni probabilità destinata a un attentato, manifestando preoccupazione per un clima di tensione che sembra aver superato la soglia della propaganda.

Anche dal Ministero dell’Istruzione è arrivata una nota di Valditara che invita alla massima attenzione contro la sottovalutazione di questi ambienti, mentre la Lega ha ricordato i recenti sabotaggi alle linee ferroviarie e alle grandi opere come prova di una strategia di attacco coordinata. La situazione è considerata talmente grave da richiedere un intervento immediato del Viminale.

La convocazione del comitato antiterrorismo

Il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha risposto all’emergenza convocando d’urgenza per la giornata di domani il Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo. Il vertice avrà il compito di valutare la portata della minaccia e di capire se i due militanti stessero agendo come una “cellula dormiente” isolata o se facessero parte di un coordinamento più vasto pronto a colpire obiettivi sensibili nella Capitale.

L’analisi si concentrerà sui residui bellici e chimici prelevati nel casale, cercando di determinare la potenza dell’ordigno e di individuare eventuali tracce lasciate da complici che potrebbero essere fuggiti prima o subito dopo la deflagrazione di giovedì sera.

Un sito storico violato dall’eversione

Il Casale del Sellaretto, giace ora distrutto, vittima non del tempo ma di una violenza programmata. Le indagini tecniche proseguono senza sosta per bonificare l’intera area di via delle Capannelle, mentre le salme sono state messe a disposizione per l’autopsia.

Resta il dato di fatto di un quartiere, quello tra l’Appio Claudio e lo Statuario, che ha convissuto con un potenziale arsenale, e l’inquietante interrogativo di come un luogo così frequentato da cittadini e turisti sia potuto diventare, nel silenzio, il covo per la preparazione di un atto terroristico, che solo un errore fatale dei militanti, ha impedito che venisse portato a termine altrove.