Serie A Tim, 23ma Top & Flop: Abraham non si ferma più, delude la Lazio

Gli uomini di Mourinho calano il poker a Empoli. La Lazio impatta 0-0 contro un’Atalanta in emergenza

Riparte il calcio con la serie A

Si è chiusa ieri sera con la supersfida di San Siro tra Milan e Juventus (0-0) la 23ma giornata di Serie A, l’ultima prima della sosta dedicata alla Nazionale di Roberto Mancini. Poche le sorprese nella zona alta della classifica con le vittorie di Inter e Napoli. La Fiorentina non va oltre il pari a Cagliari.

Gli uomini di Mourinho calano il poker a Empoli. La Lazio impatta 0-0 contro un’Atalanta in emergenza

Prestazioni opposte e umori diversissimi per le due squadre della Capitale. La Roma chiude la pratica Empoli nei primi 45 minuti e nella ripresa amministra seppur con qualche brivido. I biancocelesti deludono nel big match del sabato sera contro un’Atalanta orfana di nove giocatori.

Empoli – Roma

Il 4-2 esterno di ieri pomeriggio vale per i giallorossi la seconda vittoria consecutiva in campionato e la terza nel 2022 considerando anche gli ottavi di Coppa Italia contro il Lecce. La Roma si riscopre finalmente cinica e aggressiva e domina l’Empoli con 45 minuti di altissimo livello. Il gol di Abraham al 24esimo sblocca la gara, poi i giallorossi sono bravi a sfruttare l’inerzia del match e dal minuto 33 al 37 passano tre volte: la doppietta dell’inglese, il secondo centro consecutivo per Sergio Oliveira e il ritorno al gol di Zaniolo. Forte del parziale di 4-0 l’atteggiamento nella ripresa è superficiale e le due reti dei padroni di casa fanno correre qualche brivido di troppo a tutti i romanisti, presenti e non. Sorride Mourinho che trova altri tre punti in un turno che ha visto la frenata di Atalanta, Juventus, Lazio e Fiorentina.

Top

Abraham. Numbers don’t lie direbbero dalle sue parti. I numeri non mentono. Mai. Trenta presenze, 17 gol, 4 assist e 7 legni colpiti. Questo il rendimento dell’inglese alla sua prima stagione in Italia. Grazie alla doppietta di ieri è arrivato già a cinque centri nel 2022, nel post-gara ha detto di non porsi limiti.

Sergio Oliveira. Voluto, schierato e ripagato. Mourinho si è speso in prima persona sin dal giorno zero della sua nuova avventura in giallorosso e il centrocampista sta ricambiando a suon di prestazioni. La sua esperienza fa la differenza nella Roma, i suoi gol anche.

Zaniolo. Il gol era diventato una sorta di ossessione nell’ultimo periodo tra pali, grandi parate e scelte sbagliate. Ieri è riuscito a scrollarsi di dosso un peso che sembrava sempre più ingombrante. Secondo centro in campionato e quarto stagionale per il numero 22 giallorosso.

Flop

Ripresa. Se la partenza del primo tempo è stata bruciante, quella della seconda frazione è stata sportivamente inquietante. Il gol di Pinamonti dopo dieci minuti ha fatto riemergere i fantasmi della partita dell’Olimpico contro la Juventus. Fortunatamente la qualità dell’Empoli è diversa e di reti questa volta ne sono arrivate “solo” due.

Tenuta difensiva. Smalling e Mancini tornano e vanno subito in campo con Mourinho che sceglie la difesa a 3, sistema prediletto dai suoi. Nel secondo tempo la Roma perde le distanze e balla concedendo due gol. Sono dieci le reti subite dai giallorossi nelle cinque partite giocate nel 2022. Non va.

Veretout. È il calciatore giallorosso più in difficoltà in questo momento: Mourinho lo ha difeso nel pre-partita ma ha comunque preferito tenerlo a riposo. Il francese entra per il quarto d’ora finale e gira a vuoto per il campo senza riuscire mai ad unire i reparti.

Lazio – Atalanta

Sarebbe dovuta essere una partita spettacolare, lo show del sabato sera di Serie A, tra attacchi superlativi e difese ballerine, e invece ne è uscita una partita brutta, bloccata e noiosa: zero emozioni, zero gol, un punto a testa. A cambiare l’impronta al match sono i nove indisponibili nell’Atalanta che decide fin da subito di giocare per limitare i danni e strappare un punto; la Lazio avrebbe dovuto prendere in mano le redini del match sfruttando un’occasione più unica che rara ma si è ritrovata schiacciata dalla pressione di dover fare la partita. Il possesso palla dei biancocelesti è stato sterile per la maggior parte del tempo e gli uomini più pericolosi della formazione di Sarri hanno fatto fatica a respirare a causa delle marcature strettissime dei nerazzurri. L’assenza di un giocatore come Pedro in grado di saltare la pressione avversaria si è fatta sentire e di occasioni realmente pericolose ce ne sono state poche, ad eccezione del palo colpito da Zaccagni. I biancocelesti sono ottavi a 38 punti, due in meno della Roma.

Top

Zaccagni. Per distacco il migliore in campo dei suoi: cerca con costanza di creare qualcosa in tutto l’arco dei 90 minuti e per poco non riesce a scrivere il suo nome sui tre punti e sulla vittoria: il palo gli strozza l’urlo in gola. La Lazio sta scoprendo sempre di più il suo valore.

Milinkovic. Lotta, corre e contrasta per tutta la partita. È un giocatore superiore e prova a dimostrarlo in ogni occasione possibile, anche in una serata storta come quella di sabato la differenza di qualità rispetto agli altri è evidente.

Difesa. Finalmente un clean-sheet. È vero che all’Atalanta mancavano tutti i pezzi pregiati dell’attacco, ma è anche vero che senza la guida di Acerbi la linea biancoceleste era in pericolo. Patric e Luiz Felipe, più Hysaj e Marusic, si sono comportati benissimo sventando preventivamente ogni minaccia.

Flop

Occasione persa. Affrontare l’Atalanta senza nove titolari è un’occasione più unica che rara e la Lazio l’ha gettata al vento con troppa leggerezza o troppa poca convinzione. A prescindere da tutto, l’atteggiamento dei biancocelesti sarebbe dovuto essere diverso: sono mancati coraggio e cattiveria.

Sarri. A fine partita il tecnico ha parlato di stanchezza dovuta alla Coppa Italia, di assenze e di atteggiamento difensivo dell’Atalanta. La scossa alla Lazio sarebbe dovuta arrivare anche e soprattutto dalla panchina e, forse, sabato sera ci si è accontentati di un punto.

Felipe Anderson. Il brasiliano è sempre stato croce e delizia nelle sue squadre e sarebbe sbagliato aspettarsi un rendimento costante, il suo periodo buio però va avanti da parecchio e senza Pedro qualche sprazzo di luce nell’ombra dei suoi 90 minuti avrebbe fatto bene.

Michele Gioia