L’unico sopravvissuto della strage di Casalotti è guardato a vista dalle forze dell’ordine presso il policlinico Gemelli dove è ricoverato dal giorno dell’eccidio del 28 giugno in cui sono stati massacrati i genitori, Kamal e la moglie Hosne Jahan e Arowa, la sorellina minore di otto anni tutti originari del Bangladesh.
Massima prudenza da parte degli inquirenti nelle indagini sulla strage di Casalotti, il killer è ancora in fuga
Il 20enne ha riportato una frattura del cranio che ha causato un ematoma cerebrale.
Le sue condizioni di salute migliorano giorno dopo giorno ma il fatto che, Shahadat Hossain, il presunto killer di 43 anni sia ancora latitante e che gli inquirenti non abbiano ancora certezze sul movente del triplice omicidio, ha spinto la Procura di Roma ad adottare una linea di massima prudenza.
Le ipotesi al vaglio degli investigatori contemplano, al momento, due possibili scenari: quello di un’autentica ossessione dell’omicida per la moglie di Kamal e un’altra, invece, imperniata su una spirale di interessi, minacce, estorsioni e richieste di danaro che avrebbero innescato il massacro.
Guardato a vista
Il 20enne, unico testimone di quanto accaduto all’interno dell’abitazione degli orrori, viene piantonato a vista per evitare che possa trasformarsi nel prossimo bersaglio di chi potrebbe avere interesse a eliminarlo.
A iniziare da Shahadat Hossain che, nonostante le numerose segnalazioni giunte sui canali messi a disposizione dalla Questura insieme alla sua foto, è ancora ricercato. Un’ipotesi improbabile ma non impossibile per un assassino in fuga.
Un pericolo di eliminazione più concreto potrebbe correrlo, invece, se dietro alla mattanza si nascondesse il racket di un’organizzazione criminale bangladese.
Il profilo dell’assassino
A tracciare un profilo di Shahadat Hossain è stato, in un’intervista rilasciata alla trasmissione tv Scomparsi-Fatti di Nera di canale 122 Walid Amarir, ex collega del latitante al momento più ricercato d’Italia.
“Vedere la sua faccia mi ha sconvolto. Lavoro al mercato del rione Monti. Un giorno mi ritrovo questo ragazzo che ha iniziato a lavorare alla pescheria. Ci ho lavorato per un anno e mezzo. Ho avuto modo di legare con lui, conoscere il suo passato e fare amicizia. Il fatto che non sapesse parlare italiano era una pecca. Era uno discreto”.
Tanto discreto che nonostante avesse moglie e figli in Inghilterra aveva già viaggiato tra in Arabia Saudita e Libia come commerciante di vestiti prima di arrivare in Italia alcuni mesi fa.
Intanto un silenzio irreale, le fiaccole e, alla fine, un lungo, liberatorio applauso tra gli occhi increduli dei bambini hanno animato le strade di Casalotti. Centinaia di persone –residenti del quartiere, ma anche delle vicine Casal Selce e Valle Santa- sono scese in strada per la fiaccolata in memoria delle tre vittime del massacro di via Montiglio.
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