A Casalotti lo conoscevano tutti come l’uomo del sorriso e della mano tesa. Kamal Uddin, 39 anni, era il motore immobile di una quotidianità fatta di piccoli gesti e straordinaria dignità.
Il ricordo di Kamal, il 39enne bengalese che aiutava tutti al supermercato. Domani la finale di calciotto del figlio ventenne: “Giocheremo per la sua famiglia”
Accanto a lui, a comporre il quadro di una famiglia perfettamente integrata nella periferia nord-ovest di Roma, c’erano la moglie Jahan Momotaj (conosciuta in quartiere anche come Arzu) e la piccola Alicia, una bambina dolcissima di appena 8 anni.
Una vita spezzata in un soffio dentro le mura della loro casa di via Montiglio, in una tragedia che lascia come unico testimone e superstite il figlio ventenne Onion, rimasto ferito ma riuscito a sfuggire alla furia del killer.
Oggi, mentre gli inquirenti cercano di stringere il cerchio attorno al conoscente connazionale fuggito a piedi dopo l’aggressione e di cui è stata appena diffusa la foto per agevolare la cattura, il quartiere resta atterrito prima di tutto la perdita di persone straordinarie.
La generosità di Kamal e il ricordo dei vicini
Kamal non era solo un residente di via Montiglio; era un volto benvoluto del quartiere.
Chi frequentava il supermercato Dem della zona lo incontrava ogni giorno. “In zona Kamal lo conoscevamo tutti — racconta Sara Greco, residente di Casal Selce —. Lo vedevamo quotidianamente qui fuori, ci aiutava a portare in macchina le buste della spesa più pesanti. Gentilissimo, sempre disponibile e sorridente: sono inorridita da quanto è successo a lui, alla moglie e alla bambina“.
Un uomo “religioso, educato, pulitissimo e tranquillo, mai aggressivo”, come lo descrive con la voce rotta il nipote Arif, fermo davanti alla ringhiera della palazzina del massacro.
Un’onestà e una dedizione al lavoro riconosciute da tutta la comunità bengalese di Roma: “Kamal era un ragazzo davvero perbene, lavorava duramente — spiega il connazionale Abdul Mannan —. Questa tragedia è una vergogna, speriamo che chi ha fatto questo venga preso subito”.
La dolcezza della piccola Alicia e l’aiuto del figlio più grande
Il dolore diventa ancora più straziante quando il pensiero va alla piccola Alicia. Aveva solo 8 anni.
“Era una bambina bellissima e molto dolce — ricorda ancora il cugino Arif —. Lunedì era venuta al mio locale e avevamo preparato insieme la pizza. Ci teneva tantissimo, voleva portarla al papà che non era potuto venire”.
I figli erano lo specchio di Kamal. Anche il ragazzo di 20 anni scampato alla strage passava le sue giornate ad aiutare il padre al supermercato o a mettersi a disposizione dei vicini di casa.
“Ogni volta che vedeva rientrare mia moglie, le chiedeva se avesse bisogno di qualcosa” ricorda Agostino, un residente della via che per primo, la sera del triplice omicidio, ha udito le urla disperate del ragazzo che cercava aiuto nel sangue gridando “Mamma è morta!”.
La solidarietà del quartiere e la finale sul campo da calcio
Ora che la famiglia non c’è più, Casalotti si sta stringendo attorno all’unico sopravvissuto, rimasto improvvisamente solo. I residenti, tramite i comitati di quartiere, si sono già attivati per far partire una raccolta fondi per sostenere il ventenne sia per le spese immediate che per il suo futuro.
La vicinanza e l’affetto viaggiano anche sui campi di calcio della Capitale. Domani sera, al campo ‘Grifone’ di via Battistini, si giocherà la finale di un torneo di calciotto tra ragazzi della comunità bengalese. Il ventenne superstite avrebbe dovuto correre su quel campo con la sua maglia numero 7.
“È un bravissimo ragazzo, molto simpatico — racconta l’amico Riduy Miah —. Domani giocheremo la finale e sarà presente anche l’ambasciatore. Prima del fischio d’inizio faremo un minuto di silenzio: questa partita e questa finale saranno interamente dedicate a Kamal e alla sua famiglia”.


















