Aggressione omofoba a Roma: tre 17enni ai domiciliari per il pestaggio del ragazzo col ventaglio

L'aggressione omofoba in pieno centro. Il giudice spinti dalla volontà di "sopraffazione e umiliazione"

Alessandro Ansaldo, la vittima dell'aggressione

Dopo le identificazioni scattano le misure cautelari: tre 17enni sono finiti ai domiciliari per l’aggressione omofoba del settembre scorso a Roma di un ragazzo, punito all’improvviso dal branco, perché si era permesso di camminare con un ventaglio in mano.

L’aggressione omofoba in pieno centro. Il giudice spinti dalla volontà di “sopraffazione e umiliazione”

I carabinieri della stazione di Piazza Farnese hanno eseguito l’ordinanza che dispone la misura cautelare della permanenza in casa nei confronti dei tre minori su disposizione del tribunale per i Minorenni.

Per gli inquirenti i tre diciassettenni si sarebbero resi protagonisti la notte del14 settembre a Corso Vittorio Emanuele II dell’ aggressione del 25enne romano Alessandro Ansaldo al grido “fro…di..m”.

La vittima, ricoverata con un mese di prognosi, aveva sporto denuncia ai carabinieri la mattina seguente all’aggressione, raccontando di essere stata avvicinata da un gruppo di giovanissimi mentre stava tornando a casa, da solo.

Secondo il 25enne, uno dei ragazzini gli aveva sfilato con violenza dalle mani il ventaglio che teneva in mano, distruggendolo, per poi spintonarlo, e bersagliarlo di sputi in faccia.

Quando aveva provato a reagire, a difendersi, erano arrivati i calci e pugni di altri due ragazzi, due complici, di una banda di almeno sei o setto adolescenti.

L’identificazione dei tre è stata possibile attraverso un meticoloso incrocio di dati, comprensivo dell’analisi delle telecamere di videosorveglianza, accertamenti bancari sui pagamenti effettuati dal gruppo, analisi dei social, l’ascolto di testimoni e precise individuazioni fotografiche.

Personalità caratterizzata “da evidente omofobia”

Il Gip nell’ordinanza ha sottolineato la gravità delle condotte dei tre indagati (tra l’altro già gravati da carichi pendenti per altri reati) sottolineandone la becera finalità di “mera sopraffazione e umiliazione della vittima“. Il giudice ne ha anche evidenziato la pericolosità dettata da una personalità “caratterizzata da evidente omofobia e incline al delitto“.

Sebbene la Procura avesse avanzato richiesta per il collocamento in comunità dei tre minori, il Giudice ha ritenuto di applicare la misura della permanenza in casa, con divieto di allontanarsi dalle rispettive abitazioni.

La decisione mira a bilanciare la necessità di contenere il pericolo di reiterazione del reato con la salvaguardia delle esigenze educative dei giovani, ritenendo il contesto familiare attualmente adeguato ad assicurare il rispetto delle prescrizioni.

I tre indagati sono stati inoltre affidati ai servizi minorili dell’amministrazione della giustizia.

Il Tribunale ha emesso un severo avvertimento: in caso di gravi o ripetute violazioni dell’obbligo di restare in casa, o di allontanamento ingiustificato, potrà essere immediatamente disposta la misura più afflittiva del collocamento in comunità.