L’Università La Sapienza di Roma, è stata ammessa come parte civile nel processo per il femminicidio di Ilaria Sula. Non è un gesto simbolico ma un atto che porterà dentro l’aula di giustizia una delle istituzioni più grandi d’Europa, intenzionata a dare un contributo diretto al procedimento e a marcare con forza il ruolo che un ateneo pubblico può e deve avere, di fronte a una violenza che ha colpito una sua studentessa.
Con la presenza nel processo, La Sapienza potrà rappresentare formalmente il danno subito e affiancare la famiglia di Ilaria Sula nell’ottenere giustizia
L’ateneo capitolino ha valutato che la morte di una sua studentessa, avvenuta in circostanze drammatiche e oggetto oggi di un processo, rappresenti non solo una ferita personale e familiare ma anche una lesione al patto educativo che lega l’istituzione ai suoi iscritti.
Da qui la richiesta accolta dalla Terza Corte d’Assise di Roma, di essere parte civile, che significa in primo luogo riconoscere che la comunità universitaria ha subito un danno: un danno d’immagine, un danno morale, e soprattutto una frattura nel senso di sicurezza con cui una giovane deve poter vivere il proprio percorso di studi.
Perché l’ateneo ha chiesto di essere parte civile
La rettrice Antonella Polimeni ha parlato di “segnale di straordinaria rilevanza” perché l’ingresso della Sapienza nel processo dà voce a una comunità che considera l’educazione non come un atto neutro, ma come un impegno civile.
Il femminicidio di Ilaria, avvenuto in un appartamento del quartiere Africano e proseguito con l’occultamento del corpo in un dirupo di Capranica Prenestina, ha colpito il cuore stesso dell’istituzione: una sua studentessa è diventata vittima di una violenza estrema, e questo ha generato un danno morale, simbolico e di immagine che l’ateneo ritiene di dover rappresentare nelle sedi giudiziarie. Un dramma che ha imposto all’ateneo di non restare spettatore, e costituirsi parte civile per affermare che la missione educativa viene lesa quando una studentessa viene strappata alla vita da un atto di violenza.
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Cosa significa per il processo la presenza dell’ateneo
L’ammissione della Sapienza permette all’università di partecipare attivamente alle fasi processuali, portando in aula non solo la propria posizione, ma anche la prospettiva di un’intera comunità universitaria che ha subito un trauma collettivo.
La presenza dell’ateneo potrà inoltre incidere sul piano dell’accertamento dei fatti attraverso la possibilità di intervenire, di essere informato puntualmente, di sostenere la ricostruzione della dinamica e delle responsabilità.
Non cambierà l’impianto penale del procedimento, ma quella che sarà ulteriormente rafforzata è la dimensione sociale del processo, rendendo chiaro che le conseguenze del femminicidio di Ilaria non ricadono su una sola famiglia: colpiscono una rete più ampia di relazioni, di studenti, di docenti, di persone che condividono un percorso formativo.
L’ingresso della Sapienza in aula porta nel processo un messaggio netto: un’assunzione di responsabilità e la difesa della dignità, della sicurezza e del valore educativo delle istituzioni accademiche passa anche dalla capacità di prendere posizione nei casi in cui questi principi vengono violati.


















