Sull’omicidio di Ilaria Sula, un quadro inquietante è stato tracciato dalla criminologa clinica Cinzia Mammoliti, esperta di violenza di genere in un’analisi che si è basato sulle dichiarazioni di Mark Samson, il reo confesso dell’efferato crimine. E’ stata l’esperta a sottolineare in queste ore come il comportamento spietato e freddo del 24enne, riveli anche un “mondo interiore caratterizzato da affettività carente, mancanza di empatia e crudeltà mentale”.
L’analisi delle dichiarazioni di Samson, dopo l’ammissione della madre di aver aiutato il figlio a pulire la scena del delitto
Mammoliti è stata a tal proposito intervistata da Adnkronos Salute, senza esitare nel definire “inquietanti” le modalità dell’omicidio e la capacità di rientrare, dopo averlo commesso, in una “dinamica di relazioni normali con altre persone”, perfino con la simulazione inscenata tramite i messaggi whatsapp, che la vittima fosse ancora in vita.
Personalità disturbata con tratti di narcisismo
Questo agghiacciante comportamento, farebbe pensare a una “personalità disturbata, con tratti di narcisismo”, secondo la criminologa, che ha confrontato il caso con quello dell’omicida di Sara Campanella in Sicilia.
Per entrambi gli accusati, l’esperta ha delineato un profilo di “giovani completamente incapaci di gestire le emozioni e di provare sentimenti veri, nonché di concepire l’alterità , quindi l’altro diverso da sé, e abbracciare un concetto etico di cultura del rispetto”.
E dunque, la relazione per questi soggetti sarebbe vissuta come “qualcosa di prettamente funzionale alle loro esigenze, ai loro bisogni”, che emerge secondo la Mammoliti, anche nell’aspetto della premeditazione del delitto.
Il ruolo dell’educazione familiare nel profilo dell’omicida
L’analisi della criminologa, punta poi il dito anche sul delicato e troppo spesso sottovalutato problema dell’educazione familiare. Il gesto della madre di Samson, che ieri ha ammesso di aver aiutato il figlio a pulire l’appartamento, ed è indagata per concorso in occultamento di cadavere “pur comprensibile sotto la lente di un istinto materno primordiale, la direbbe lunga su quanto questo giovane possa essere stato assecondato“. E’ ipotizzabile secondo l’esperta, un’educazione che avrebbe visto il ragazzo “al centro dell’attenzione, viziato e poco autonomo”.


















