Le risultanze iniziali delle indagini che avevano portato in carcere con l’accusa di omicidio volontario David Stojanovic, l’amico di Leonardo Fiorini, volato giù dal B&B di via San Calepodio, nel quartiere romano di Monteverde “non sono sufficienti –scrive il Giudice per le indagini preliminari– all’applicazione di una misura cautelare” nei suoi confronti.
David Stojanovic non ha spinto Leonardo Fiorini giù dal B&B di Monteverde, le testimonianze secondo il magistrato sono concordi
Ma c’è di più rispetto a quanto emerso sulla base alle prime confuse testimonianze in merito a ciò che accadde su quel balcone la sera del 13 novembre scorso.
Il magistrato dissipa, infatti, tutti i dubbi sulle presunte contraddizioni nei racconti proferiti da diversi inquilini che avevano assistito alla caduta del 27enne informatico e precisa che “la ricostruzione del fatto fornita dall’indagato appare credibile”.
Diversi testimoni hanno, infatti, riferito in modo conforme che “l’indagato ha trattenuto Fioirini per una gamba” allo scopo di evitare che precipitasse tre piani e due di seminterrato più in basso dell’appartamento in cui tra i due era effettivamente scoppiato un litigio.
Le uniche contraddizioni, sottolinea il giudice, riguardano quanto “accaduto prima della caduta” e soprattutto cosa abbia spinto il 27enne a salire a cavallo del parapetto del balcone restando penzoloni e quindi sospeso nel vuoto a testa in giù mentre Stojanovic cercava di tenerlo per una gamba. Fasi terribili in cui uno dei due, secondo alcuni, chiedeva disperatamente che venissero posizionati dei materassi per attutire l’impatto della probabile traiettoria verso il basso.
Ciò su cui la Procura vuole fare luce sono, invece, le circostanze che hanno fatto sì che Fiorini salisse sul parapetto.
Fattori ritenuti dal Gip fondamentali “per comprendere la precisa dinamica del fatto ai fini della sua corretta qualificazione giuridica”. E cioè, per esempio, se il gesto iniziale dell’esperto di computer possa essere stato frutto di istigazione al suicidio.
Gli esami svolti presso l’Istituto di medicina legale della Sapienza, hanno confermato in prima istanza che la causa del decesso è legata alle lesioni riportate nella caduta, anche se che sul corpo del giovane, ci sono altri segni provocati dall’acceso litigio avvenuto tra i due prima della tragedia.
Per il Gip la “ricostruzione del fatto fornita dall’indagato in attesa degli esiti degli accertamenti investigativi in corso (autopsia e test tossicologici sulla vittima) appare allo stato credibile, non potendosi escludere una reazione, quale quella descritta dall’indagato di tipo psicotico, conseguente all’uso di cannabinoidi da parte di una persona di giovane età che ne fa un uso solo occasionale”. Un flash incontrollabile, forse scatenato da un’allucinazione scatenata dall’assunzione dello stupefacente.
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