Giovani e donne penalizzati: il lavoro nel Lazio cresce ma è sempre più precario e flessibile

Nel Lazio il lavoro cresce ma resta precario: solo il 15% dei nuovi contratti è stabile, giovani e donne pagano il prezzo più alto. Ecco la relazione dell'Osservatorio Precariato della Cgil 

Il mercato del lavoro nel Lazio continua a crescere, ma il ritmo è debole e, soprattutto, i nuovi ingressi restano intrappolati nella precarietà. È il quadro allarmante che emerge dall’Osservatorio Precariato Cgil Roma e Lazio sui dati INPS relativi al primo semestre 2025.

Nel Lazio il lavoro cresce ma resta precario: solo il 15% dei nuovi contratti è stabile, giovani e donne pagano il prezzo più alto. Ecco la relazione dell’Osservatorio Precariato della Cgil

Nonostante un saldo occupazionale positivo che si attesta a 117.086 posizioni – sostanzialmente fermo rispetto all’anno precedente – la stabilità è un miraggio. Solo un esiguo 15% delle attivazioni riguarda nuovi contratti a tempo indeterminato, una percentuale stagnante e in linea con il passato.

La CgilRoma e Lazio è netta: “Non c’è alcuna inversione strutturale verso la stabilità”.

La parte prevalente del saldo occupazionale è infatti trainata dai rapporti flessibili, con il contratto a tempo determinato che spicca con un incremento di 56.567 posizioni.

Solo un terzo del saldo complessivo deriva da trasformazioni verso l’indeterminato, confermando la fragilità del sistema.

Roma magnete, commercio in testa

La crescita occupazionale regionale si conferma fortemente sbilanciata sia a livello settoriale che geografico.

  • concentrazione settoriale: quasi quattro posizioni su dieci del saldo (il 39,7%) si concentrano nella filiera del commercio e del turismo, evidenziando la dipendenza da settori a bassa intensità di lavoro stabile;
  • polarizzazione Territoriale: la provincia di Roma accentra oltre tre quarti della nuova occupazione, registrando un saldo di +89.585 posizioni (76,5%). Seguono a grande distanza Latina (13,5%), Frosinone (5,5%), Viterbo (4,0%) e Rieti (0,4%).

Giovani e donne i più esposti

L’analisi per età e genere conferma le difficoltà per le fasce più vulnerabili:

  • giovani: per i più giovani, il peso del tempo indeterminato è circa la metà rispetto alle fasce d’età avanzate e non raggiunge il 20%. Il tempo determinato si conferma la forma di ingresso prevalente;
  • donne: tra le lavoratrici, l’occupazione stabile incide meno, aumenta il ricorso alla somministrazione e il part-time involontario dilaga: riguarda oltre un terzo dei contratti stabili e più della metà dei contratti a termine e intermittenti.

Infine, lo specchio della precarietà emerge chiaramente dalle cessazioni: la fine naturale del contratto è di gran lunga il primo motivo di interruzione (circa il 59%), seguita dalle dimissioni (22%) e dai licenziamenti economici (7%).

Bonus per i single

Il governo ha introdotto numerose agevolazioni per chi vive da solo, focalizzate su sostegno economico e autonomia.

I single possono beneficiare di:

  • aiuti fiscali: soglia esentasse per dipendenti, detrazioni per spese di trasferimento per lavoro, bonus mutuo prima casa under e detrazioni sugli affitti (per giovani e studenti);
  • sostegno al reddito: supporto formazione e lavoro per disoccupati e Assegno di inclusione;
  • bonus sociali: bonus psicologo e sconti automatici in bolletta (luce, gas, acqua) per le fasce ISEE più basse.