Omicidio al quartiere Trieste: finisce in carcere il 79enne che uccise la moglie nel letto coniugale

Dai domiciliari a Rebibbia si chiude l’iter giudiziario che ha condannato l’autore dell’omicidio al quartiere Trieste

Foto di archivio

Dovrà scontare la sua pena in carcere il 79enne che, domenica 19 giugno del 2022, uccise la moglie nel letto coniugale della loro casa consumando, con la sua pistola, un omicidio al quartiere Trieste .

Dai domiciliari a Rebibbia si chiude l’iter giudiziario che ha condannato l’autore dell’omicidio al quartiere Trieste

Venne subito etichettato come l’uxoricidio della Roma ‘bene’ considerato che la coppia, sposata da 50 anni, viveva in un appartamento situato al civico 78 di via Pietro Mascagni in una zona altolocata della metropoli.

Pietro Bregantini, che allora aveva 76 anni, aveva impugnato una Glock e premuto due volte il grilletto uccidendo sul colpo Caterina D’Andrea, 72 anni, con la quale sembra avesse avuto una violenta lite.

Dopo aver atteso alcune ore, mentre il corpo della donna si raffreddava immerso nel suo stesso sangue, l’uomo si era recato da un legale di fiducia a cui aveva raccontato di aver appena ucciso la donna e che lo aveva convinto a costituirsi alla polizia e a confessare il delitto.

Il professionista aveva avvisato gli agenti della Squadra mobile capitolina che trovarono il corpo esanime della vittima ancora a letto, all’interno della loro casa. L’arma, invece, era stata trovata nell’auto che Bregantini aveva utilizzato per coprire il tragitto verso studio legale.

L’omicida, reo confesso, era stato interrogato negli uffici di Via San Vitale dal magistrato titolare delle indagini, e sottoposto a fermo in quanto indiziato di delitto a seguito dei riscontri effettuati dagli inquirenti.

E sono stati gli agenti della polizia del commissariato Spinaceto a notificargli oggi, venerdì 11 luglio, mentre si trovava agli arresti domiciliari per l’omicidio della consorte, il trasferimento nel penitenziario di Rebibbia dove dovrà scontare la sentenza definitiva di condanna a una pena detentiva della durata di 24 anni pronunciata dalla Corte d’Appello di Roma.

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