A Ostia la politica dei pranzi vista mare a base di pesce

Decisori politici e gestori di stabilimenti balneari di Ostia tutti insieme appassionatamente a pranzo vista mare: nulla di illecito ma forse inopportuno

Foto di repertorio

Premessa necessaria: in ciò che leggerete non c’è nulla di illecito. Non c’è nulla di vietato pranzare a base di pesce in un ristorante di Ostia vista mare ma se nella stessa tavola siedono decisori politici e destinatari di provvedimenti che hanno a che fare con il futuro della spiaggia, c’è qualcosa da valutare sotto il profilo dell’opportunità.

Decisori politici e gestori di stabilimenti balneari di Ostia tutti insieme appassionatamente a pranzo vista mare: nulla di illecito ma forse inopportuno

Il tema è quello della vicinanza di amministratori della cosa pubblica con imprenditori interessati proprio alla gestione di quella res publica che, nel caso di Ostia, la spiaggia. E’ intellettualmente onesto da parte di rappresentati delle istituzioni comunale e di quella municipale accettare di incontrarsi a pranzo in uno stabilimento balneare interessato da una serie di gare di affidamento e Pua (Piano di Utilizzazione degli Arenili) con altri gestori di spiagge? Noi riteniamo che no, non è consigliabile.

Il lettore un po’ distratto potrebbe considerare questo appuntamento a tavola un normale confronto tra amministratore e parte sociale se non fosse che questo avviene in un momento estremamente delicato per Ostia. Gli elementi in ballo sono innumerevoli. Il Campidoglio ha emesso una trentina di ingiunzioni di demolizione delle parti abusive da effettuarsi negli stabilimenti balneari a cura dei concessionari uscenti che entro il 31 marzo dovranno sgomberare gli impianti. Alla base del provvedimento ci sono due bandi di gara sui quali la Procura di Roma ha aperto un’indagine delegando la Guardia di Finanza a effettuare gli interrogatori, in corso in questi giorni.

C’è poi il capitolo della spiaggia di Castelporziano: il Campidoglio ha deciso di demolire i vecchi chioschi per poi procedere alla loro ricostruzione e affidamento con caratteristiche e requisiti non ancora resi pubblici. A Capocotta si rischia il sequestro di tutti i chioschi per una contesa neanche larvata tra Ufficio Tecnico del X Municipio e Assessorato all’Ambiente circa le (mancate) autorizzazioni edilizie e paesaggistiche.

Ancora, va lanciato il bando per l’assegnazione di stabilimenti non assegnati (Nauticlub Castelfusano e Vittoria) e la gara d’appalto per la gestione delle spiagge libere di Ponente (che nel 2025 ha curato Zetema), inclusa quella del demolito Aneme e Core.

Ora, vogliamo essere fiduciosi che in quel pranzo vista mare consumato tra un gruppetto di imprenditori balneari e autorevoli amministratori pubblici del Comune di Roma e del Municipio X, non siano state affrontate queste scottante scadenze. Magari si è parlato delle disavventure di giallorossi della Roma che contro un campionato deludente potranno comunque contare su un nuovo stadio a Pietralata. Oppure si sarà detto della complessità nel trovare un parcheggio su lungomare Amerigo Vespucci dopo la sottrazione dei posti auto per effetto della nuova pista ciclabile. O anche si sarà discusso della bellezza sfiorita della pineta di Castelfusano interessata dalla impegnativa riforestazione pubblica.

Viene però da chiedersi se quei decisori politici, sempre per onestà intellettuale, nel mettersi a tavola con gli imprenditori balneari abbiano fermamente derogato al proverbio “Domandare è lecito, rispondere è cortesia”. Saranno stati scortesi il giusto? Per tutto il resto, ci sono le sedi istituzionali.