L’assessorato capitolino al Demanio e Patrimonio, responsabile delle concessioni delle spiagge di Ostia, spinge l’acceleratore per il rinnovo delle gestioni e invia a 18 aziende l’ordine di sgombero per il subentro di nuovi titolari. Il rischio è che in questi impianti salti la stagione balneare 2026 e vi spieghiamo perché.
Il Campidoglio senza attendere l’esito del ricorso al Tar ingiunge ai vecchi concessionari di 18 stabilimenti e ristoranti di Ostia di lasciarli ai vincitori del bando dello scorso anno
Gli uffici dell’assessorato di Tobia Zevi hanno preso per buona la graduatoria temporanea del primo dei due bandi lanciati per l’assegnazione di concessioni annuali degli stabilimenti balneari di Ostia. Gli impianti interessati sono i seguenti: Urbinati, Marechiaro, El Miramar, Il Delfino, Belsito, La Vecchia Pineta, Orsa Maggiore, La Bicocca, La Spiaggia, La Vela, Miami, La Capannina, Il Corsaro e il Circolo Nauticlub Castelfusano più le quattro attività di ristorazione Edonè, Lido, Kelly’s ed El Miramar. Per alcune di queste concessioni non ci dovrebbero essere problemi per il subentro: i nuovi assegnatari, infatti, fanno capo ai vecchi concessionari o a loro familiari. Per il Nauticlub Castelfusano la ditta subentrante ha dichiarato di rinunciare.
Non hanno problemi di subentro perché assegnati alle stesse ditte già concessionarie, gli stabilimenti La Conchiglia, Elmi, Plinius, Zenit, La Bussola, La Bonaccia, Guerrino Er Marinaro e Il Gabbiano più i chioschi Bahia e Curvone. Ignoto, al momento, il destino dello stabilimento La Vittoria: nessuno ha presentato candidature nel bando di gara e, in attesa di un nuovo avviso pubblico, la gestione resta al vecchio concessionario.
Le procedure
L’ordine di sgombero e di subentro che ha raggiunto i vecchi concessionari ingiunge che le operazioni di allontanamento dei beni mobili e del ripristino delle condizioni originali del bene in concessione avvengano entro il 31 marzo prossimo. Nel caso in cui il vecchio gestore non dovesse ottemperare alla disposizione, scatterebbe l’applicazione dell’articolo 49 del Codice della Navigazione. Ed è qui che si rischia di far saltare la stagione balneare negli stabilimenti oggetto della disputa.
L’articolo 49, infatti, prevede il cosiddetto “incameramento” del bene ovvero l’acquisizione automatica a bene comunale di tutte le opere non amovibili dello stabilimento balneare, senza alcun rimborso o indennizzo al concessionario uscente. Per procedere all’incameramento è necessario effettuare un inventario del bene e una valutazione delle “consistenze” ovvero delle superfici che il Campidoglio deve acquisire. Analisi che richiede la chiusura dello stabilimento e qualche mese di tempo.
E restano ancora chiusi, senza prospettive chiare, gli stabilimenti squestrati a maggio 2025 dalla Procura di Roma: Mariposa, Peppino a mare spiaggia, Bagni Bettina e Bungalow.
Il ricorso al Tar
E’ ancora in piedi il ricorso al Tar presentato da diversi concessionari e sindacati balneari su aspetti del bando di gara svolto dal Comune di Roma per gli stabilimenti balneari di Ostia. In particolare ci sono due questioni che i giudizi amministrativi (riunitisi ieri) devono stabilire: la legittimità del riconoscimento alle casse del Campidoglio di royalties oltre al canone concessorio e la mancata previsione di un indennizzo al concessionario uscente (Consiglio di Stato parere 750/2025).
La sentenza del Tar, attesa per le prossime ore, potrebbe rendere nullo in toto o in parte il bando di gara dal quale derivano gli ordini di sgombero e subentro ma il Comune di Roma non ha voluto attender l’esito del giudizio.
Graduatoria definitiva
L’ordine di sgombero cita la determina del 16 maggio 2025 come graduatoria definitiva. Va ricordato che dopo quella graduatoria, l’amministrazione aveva reso noto (ad agosto 2025) un “aggiustamento” successivo.
Su questo punto, però, l’Ufficio legale di Forza Italia Decimo Municipio non è d’accordo. “L’eventuale adozione di un’ordinanza di sgombero motivata dal prospettato subentro di un nuovo concessionario – spiegano i legali di Forza Italia – presuppone, quale indefettibile presupposto di legittimità, la conclusione del procedimento di evidenza pubblica mediante l’adozione di un provvedimento di aggiudicazione definitiva ed efficace del lotto oggetto di bando. Diversamente, la mera approvazione di una graduatoria provvisoria, in quanto atto endoprocedimentale privo di autonoma efficacia provvedimentale, non è idonea a fondare alcuna posizione giuridica soggettiva in capo ai concorrenti, né tantomeno a legittimare l’anticipata cessazione del rapporto concessorio in essere. La graduatoria provvisoria, infatti, non determina il consolidamento di diritti né l’insorgenza di obblighi, restando suscettibile di modifiche, revoca o annullamento fino all’adozione dell’aggiudicazione definitiva. Ne consegue che un provvedimento di sgombero fondato su un procedimento di gara non ancora definito si porrebbe in violazione dei principi di legalità, tipicità e buon andamento dell’azione amministrativa, oltre a determinare un’illegittima anticipazione degli effetti di un atto non ancora perfezionato”.
“Dietro le ordinanze apparentemente legali – commenta Renzo Pallotta, segretario Fi Decimo Municipio – si nasconde la verità imbarazzante di bandi gestiti così male da finire sotto inchiesta giornalistica e giudiziaria. Insieme con la trasmissione Report, infatti, la gestione dei bandi di gara per le concessioni demaniali di Ostia è sotto la lente di ingrandimento di una doppia inchiesta coordinata dai Procuratori Aggiunti De Falco e Di Maio”.
“L’assessore Zevi – conclude Pallotta – aveva promesso una rivoluzione trasparente, ha consegnato bandi sotto inchiesta. Non può continuare a nascondersi dietro ordinanze di facciata mentre tutto crolla intorno a lui“.


















