Annuncio del Campidoglio: a Ostia spiagge libere sul 65% della costa. L’elenco degli stabilimenti da demolire

Il Campidoglio rivede il Pua, Piano di utilizzazione degli arenili e annuncia la demolizione di diversi stabilimenti balneari. Imposto un nuovo modello economico

Rotonda lungomare Lutazio Catulo Kursaal drone canaledieci
foto di repertorio - canaledieci

Il Campidoglio rivede il Pua, Piano di utilizzazione degli arenili elaborato dalla Giunta Raggi e punta sull’abbattimento di diversi stabilimenti balneari per fare spazio a più spiagge libere. Gli arenili ad accesso libero occuperanno il 65% della line di costa urbana; a questa quota, si aggiungeranno Castelporziano e Capocotta.

Il Campidoglio rivede il Pua, Piano di utilizzazione degli arenili e annuncia la demolizione di diversi stabilimenti balneari. Imposto un nuovo modello economico

Sono le prime indicazioni che arrivano dal Campidoglio che sta rivedendo il Pua, Piano di utilizzazione degli arenili, anche alla luce delle osservazioni arrivate dalla Regione Lazio. Gli assessori comunali Tobia Zevi (Demanio e Patrimonio) e Maurizio Veloccia (Urbanistica) hanno illustrato le linee guida del nuovo Pua alle categorie interessate ovvero ai rappresentanti sindacali degli attuali concessionari di Ostia. A incontrare gli esponenti dell’amministrazione capitolina c’erano i delegati di Imprese Balneari Roma, Sib-Confcommercio (Sindacato Italiano Balneari), Confesercenti e Federbalneari.

Aumenta la quota di spiagge libere

L’obiettivo dell’amministrazione capitolina è quello di raggiungere una quota di spiagge libere urbane, quindi nella parte di Ostia abitata, pari al 65%. Le norme regionali indicano una quota minima del 50% ma, spinti da una visione ideologica populista, gli esponenti politici della maggioranza capitolina puntano a fare di più.

Sono esclusi dal conteggio voluto dal centrosinistra che governa il Campidoglio i quasi 4 km di costa distesa sulla Litoranea tra i “Cancelli” di Castelporziano e le dune di Capocotta.

Le spiagge immaginate dal Pua targato Gualtieri, però, non saranno solo arenile ma alcune anche spiagge libere attrezzate ovvero spazi a in ingresso gratuito con servizi raggruppati in strutture leggere ed ecocompatibili della superficie ciascuna di circa 100 mq.

Gli stabilimenti balneari che saranno demoliti

Il nuovo Pua cancella l’intenzione codificata dalla vecchia elaborazione pentastellata di raggruppare più stabilimenti in lotti estesi, i cosiddetti comparti. Raggi & C. suggerivano, infatti, il raggruppamento in lotti unici fino a dieci stabilimenti da mettere all’asta.

Con gualtieri, dunque, gli stabilimenti balneari saranno posti a gara per concessioni che mantengono l’attuale definizione. Solo che, per fare spazio a nuove spiagge libere, saranno demoliti quegli impianti non pienamente regolari o non “strategici”.

Stando ad alcune indiscrezioni, oltre all’Anema e Core, del quale si sono appena concluse le operazioni di abbattimento, verrebbero giù Elmi e Battistini per dotare di spiagge libere i fianchi del Pontile, quindi proprio il Centro cittadino. Dovrebbero essere sottratti alle attuali concessioni anche 100 metri di costa tra Lido Beach e Marechiaro.

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Dovrebbe allargarsi di qualche decina di metri anche il fronte della spiaggia libera attrezzata Hakuna Matata a danno del confinante Tibidabo. Giù anche il Mami (concessione detenuta dal Campidoglio stesso) e ciò che resta dello Shilling: la Rotonda sotto la Fontana dello Zodiaco tornerà ad essere spiaggia libera.

Altri stabilimenti della costa a levante della Rotonda sono destinati a essere demoliti. Tra questi rientrerebbero anche tutti o parte degli impianti che dall’estate scorsa sono chiusi per abusivismo (La spiaggia di Bettina, Mariposa, Bungalow, la parte spiaggia di Peppino a Mare).

Il principio di massima indicato dal Campidoglio è quello di prevedere 100 metri di spiaggia libera ogni 300 di stabilimenti balneari.

A provvedere alle demolizioni non saranno gli uffici capitolini per indisponibilità dei fondi necessari bensì i vincitori dei bandi pubblici di assegnazione delle concessioni. Va stabilito se a scomputo degli oneri o se a totale carico loro.

Cambia il modello economico

Con il nuovo modello di balneazione, cambia volto l’offerta economica legata alle spiagge di Ostia. Neanche a Fregene si è stati capaci di immaginare tanto. Qualora l’obiettivo fosse quello di una rivalutazione turistica, come più volte giustificato da sindaco e assessori, il Campidoglio sembra sbagliare indirizzo: l’aumento della quota di spiaggia libera con servizi ridotti all’essenziale o addirittura assenti, infatti, sarebbe giustificato solo se fossero adeguati il numero di alberghi e strutture ricettive sul fronte lungomare. Aspetto notoriamente assente da Ostia e, anzi, contrastato dall’attuale amministrazione che ha messo sotto attacco B&B e accoglienza extralberghiera.

L’aumento delle spiagge libere, evidentemente, trova giustificazione in un’operazione ideologica o, comunque, finalizzata al soddisfacimento delle pressioni di gruppi e attivisti di zona. Contro un’economia balneare consolidata da un secolo, capace anche di “selezionare” la frequentazione degli arenili, si propone un modello che non risponde alla principale regola del mercato: quella della corrispondenza tra offerta e domanda. Un nuovo modo di fare balneazione che rende Ostia con questa deregulation ad essere attrattiva principalmente verso le fasce meno qualificate della società.

In tutto questo, al momento non sembrerebbe prevista ma rimandata a dopo l’approvazione del Pua una norma urbanistica che impone l’abbattimento del “lungomuro”. E non sembrano pianificate neanche le regole d’ingaggio della futura manutenzione del Parco del Mare e delle sue “dune” inserite nel progetto.