Una mano tesa, senza giudizio, a una madre che ha agito spinta forse dalla disperazione più cupa. Il ritrovamento del piccolo Gregorio — questo il nome scelto per il neonato abbandonato sotto all’altare della chiesa di piazza Certaldo, nel quartiere Magliana a Roma — non muove solo i soccorsi, ma apre un canale di speranza e accoglienza per chi lo ha messo al mondo.
Dopo il ritrovamento del neonato alla Magliana, l’appello per stare vicini alla madre: «Parto in anonimato ancora poco conosciuto»
A farsi interprete di questa vicinanza è Marco Palma, vicepresidente del Municipio Roma XI, che in una nota esprime l’abbraccio dell’istituzione e dell’intera comunità al bambino, senza disperare su un possibile ricongiungimento: «Gregorio avrà il sostegno del quartiere e del Municipio. La speranza che la mamma possa essere individuata non mi appare come una possibilità così remota».
La voce del parroco: «Nessun giudizio, venite da noi»

Profonda ed emozionata anche la reazione di don Giacomo Pavanello, parroco di San Gregorio Magno, dove ieri pomeriggio è stato lasciato il piccolo.
«Ai piedi del crocifisso, nella nostra chiesa parrocchiale, è stato abbandonato un neonato», spiega il parroco. «La notizia si è subito diffusa, anche a mezzo stampa. Gli occhi ci si son riempiti di commozione davanti al miracolo della vita, ma il cuore è spaccato al pensiero della sofferenza di chi ha compiuto un gesto così drammatico.
La nostra chiesa oggi è diventata culla per il piccolo Gregorio; ci riempie di gioia aver potuto essere strumento di vita e di speranza per lui».
Dalla chiesa di piazza Certaldo parte un appello accorato rivolto a tutte le madri che si trovano in condizioni di vulnerabilità: «Vorremmo esserlo al di là dell’emergenza. A chiunque fosse in difficoltà nel portare a termine una gravidanza vorremmo dire con semplicità: venite! Una soluzione la troviamo insieme. Nessun giudizio, nessun dito puntato, nessun interrogatorio. Siamo qui per aiutare chi non ce la fa più. Perdonaci Gregorio se sei venuto al mondo così… faremo del nostro meglio per migliorare un po’ questo nostro mondo. Viva la vita».
La piaga dell’isolamento e la paura di chiedere aiuto
Per l’amministrazione locale, il gesto drammatico è il sintomo visibile di una fragilità sociale ed emotiva profonda che necessita di ascolto e supporto. «È evidente che dietro questo caso ci sia una situazione di povertà estrema, anche sul piano culturale, o il frutto di timori che non hanno trovato conforto», sottolinea Palma.
Una vicenda che riaccende drammaticamente i riflettori su uno strumento di tutela ancora oggi poco noto: il parto in anonimato. La legge italiana consente infatti a qualsiasi donna di partorire in totale sicurezza, gratuità e riservatezza all’interno delle strutture ospedaliere, senza l’obbligo di riconoscere il figlio e garantendo cure mediche immediate sia alla madre che al neonato.
L’iniziativa sul territorio e l’appello al quartiere
Il paradosso del dramma sta anche nella vicinanza fisica ai presidi territoriali: «Se penso che gli uffici sociali del Municipio si trovano a poche centinaia di metri da piazza Certaldo — prosegue il vicepresidente — è chiaro che il livello di comunicazione sui servizi debba essere drasticamente potenziato».
Per fare in modo che nessuna donna si senta più smarrita, Palma ha chiesto la convocazione urgente della commissione Politiche sociali del Municipio XI, puntando a verificare la fruizione delle misure esistenti e a promuovere una capillare informazione sul territorio.
La nota è stata condivisa anche con don Giacomo per coinvolgere parrocchie, associazioni e realtà del terzo settore in una rete d’aiuto concreta rivolta al piccolo Gregorio e ai suoi genitori.
Il piccolo, intanto, è assistito nel reparto neonatale del San Camillo.


















