“Nonna mi servono 4800 euro o finisco nei guai”: anziana alle porte di Roma raggirata dal finto nipote 

Contanti e monili d'oro consegnati nelle mani di un'organizzazione spietata dopo la telefonata del finto nipote: indagini stringono il cerchio su una coppia 

Una telefonata disperata al fisso di casa, la voce tremante di chi è in difficoltà e la richiesta urgente di 4.800 euro per saldare un debito alle Poste. Così una donna di 73 anni alle porte di Roma, è caduta nella spietata trappola del “falso nipote”.

Contanti e monili d’oro consegnati nelle mani di un’organizzazione spietata dopo la telefonata del finto nipote: indagini stringono il cerchio su una coppia

L’episodio si è consumato lo scorso 22 gennaio a Monte Porzio Catone, comune alle porte di Roma, dove una donna di 73 anni è finita nella rete di un’organizzazione spietata, capace di fare leva sugli affetti più cari per strapparle i risparmi di una vita.

La trappola è scattata attraverso una serie di chiamate sulla linea telefonica di casa: dall’altro capo del filo, un uomo ha finto di essere il nipote dell’anziana, simulando uno stato di profonda angoscia e urgenza. Con voce agitata, l’interlocutore ha raccontato di trovarsi in imminente pericolo e di dover saldare con estrema sollecitudine un presunto debito di 4.800 euro presso l’ufficio postale locale, pena gravi ed inevitabili conseguenze legali per l’intera famiglia.

Per rendere la messa in scena ancora più credibile e vincere ogni residua esitazione della vittima, alla conversazione si è aggiunto un secondo complice. Quest’ultimo si è presentato telefonicamente come il “direttore dell’ufficio postale”, confermando la presunta gravità della posizione economica del nipote e rassicurando la donna sulla necessità di intervenire immediatamente.

Sotto la pressione psicologica del finto parente in difficoltà e dell’autorevolezza del sedicente funzionario, la settantatreenne si è vista costretta a cedere, aprendo la porta di casa a una finta impiegata giunta poco dopo per ritirare la somma richiesta, convertita in denaro contante e preziosi monili d’oro.

Le indagini dell’Arma: la traccia dell’auto e il piercing al naso

Di fronte al grave episodio di raggiro ai danni di una fascia vulnerabile della popolazione, i Carabinieri della Stazione di Monte Porzio Catone hanno avviato un’articolata attività investigativa, coordinata in ogni fase dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Velletri.

Le indagini si sono concentrate fin da subito sulla ricostruzione meticolosa dei movimenti attorno all’abitazione della vittima nei minuti precedenti e successivi alla consegna del bottino. I militari dell’Arma hanno setacciato le registrazioni dei sistemi di videosorveglianza urbana del comune e incrociato i dati emersi dal monitoraggio delle celle telefoniche agganciate dai cellulari nella zona interessata dal colpo.

Un paziente lavoro di analisi incrociata, ha permesso agli investigatori di isolare e tracciare la targa di un’autovettura a noleggio, impiegata dai malviventi per raggiungere Monte Porzio Catone e assicurarsi poi una rapida fuga verso la Capitale.

L’elemento decisivo per chiudere il cerchio attorno alla complice materiale, tuttavia, è arrivato dal riconoscimento fotografico effettuato dalla stessa vittima. Nel descrivere la finta impiegata postale presentatasi alla sua porta, la settantatreenne ha ricordato con nitidezza un dettaglio estetico fondamentale: un caratteristico piercing al naso, particolarità che ha consentito di confermare l’identità della giovane donna senza ombra di dubbio.

Scattano le misure cautelari ordinate dal Tribunale di Velletri

All’esito degli accertamenti e sulla base dei gravi indizi di colpevolezza raccolti dagli inquirenti, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Velletri ha accolto la richiesta della Procura emettendo un’ordinanza di custodia cautelare a carico dei due presunti responsabili del reato di truffa aggravata in concorso. I Carabinieri hanno così dato esecuzione ai provvedimenti: per l’uomo, un trentacinquenne ritenuto la mente dell’inganno telefonico, si sono aperte le porte del carcere; per la giovane ventunenne, individuata come la persona che si è introdotta nella casa della vittima per ritirare contanti e monili, sono stati disposti gli arresti domiciliari.

L’operazione evidenzia ancora una volta il costante impegno delle forze dell’ordine nel contrasto ai reati predatori commessi contro gli anziani, un fenomeno odioso che fa leva sulla vulnerabilità emotiva delle vittime.

Come stabilito dalle norme vigenti, si precisa che l’intero procedimento penale verte attualmente nella fase delle indagini preliminari. Di conseguenza, per entrambi gli indagati vige pienamente il principio di presunzione di non colpevolezza sino all’eventuale emissione di una sentenza di condanna definitiva all’esito dei gradi di giudizio.