C’è un dolore silenzioso che attraversa in queste ore le stanze del Ros, il Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri. Un dolore che non fa rumore, abituato alla riservatezza estrema che quel reparto d’élite impone, ma che scava a fondo. Chi conosceva Marcello Lo Chiatto, l’appuntato scelto di 52 anni rimasto ucciso nel drammatico scontro di via Ettore Rolli, sa bene che la sua scomparsa non è solo un numero che si aggiunge alle statistiche delle tragedie stradali romane. È una ferita profonda per tutta la comunità dell’Arma.
Una vita nell’ombra del Ros, il carabiniere Marcello Lo Chiatto e il vuoto incolmabile lasciato tra le tute nere dell’Arma
Nel gergo militare lo definiscono un “professionista esemplare”, ma dietro la formula istituzionale c’era un uomo che aveva fatto del dovere una missione quotidiana. Marcello Lo Chiatto non era un carabiniere qualunque: faceva parte di quel nucleo di investigatori abituati a lavorare nell’ombra, dove il sangue freddo, l’affidabilità e lo spirito di sacrificio non sono opzioni, ma requisiti minimi di sopravvivenza professionale.
Per i colleghi era semplicemente una garanzia: una colonna portante del reparto, un uomo d’altri tempi su cui poter contare nei momenti più delicati.
Il vuoto tra i colleghi: “Un uomo di altissimo valore”
A testimoniare l’impatto della sua figura e il vuoto enorme lasciato nei corridoi della caserma sono le parole cariche di commozione del Sim, il Sindacato Italiano Militare Carabinieri, che ha voluto tracciarne un ricordo che va ben oltre la divisa:
“La perdita di Marcello lascia un vuoto incolmabile non solo nella sua famiglia, a cui va il nostro più caloroso e fraterno abbraccio, ma anche tra i colleghi del Ros e l’intera comunità dell’Arma dei Carabinieri, che perde un professionista esemplare e un uomo di altissimo valore”.
Un tributo spontaneo che unisce idealmente i vertici dell’Arma agli agenti che con lui hanno diviso i turni più duri, le indagini più complesse e quei rari momenti di normalità rubati al servizio.
La passione per la moto e l’ultimo viaggio
Oltre l’investigatore, c’era l’uomo. E c’era una passione, quella per le due ruote, che Lo Chiatto coltivava da tempo. Una passione che purtroppo lo ha accompagnato fino al suo ultimo appuntamento, in sella a quella KTM 690 su cui viaggiava mercoledì pomeriggio al Portuense.
Mentre le indagini della Polizia Locale coordinate dalla Procura seguono il loro corso per accertare le responsabilità della conducente della Toyota Yaris, l’Arma si stringe attorno alla famiglia.
Dal sindacato è già arrivata la totale disponibilità a supportare i parenti in ogni modo possibile. Perché se è vero che “non ci sono parole adeguate per lenire la sofferenza di una perdita così improvvisa e drammatica”, a Roma, tra le donne e gli uomini del Ros, resta la certezza che il ricordo di un collega “dedito al dovere e al servizio del Paese” non sbiadirà facilmente.
Le altre tragedie
Dopo la tragedia del carabiniere del Ros si sono contanti altri due incidenti mortali. Ieri a Fiumicino in uno scontro auto furgone è morto un infermiere del Grassi, il 42anni Cristian Di Carlo. Oggi altra tragedia sulla via Ostiense: è morto un motociclista di 22 anni.


















