Nel giorno in cui è ripreso il processo con rito immediato per l’omicidio di Fregene si sono succeduti sul banco dei testimoni i familiari della vittima, Stefania Camboni, assassinata con decine di coltellate la notte del 15 maggio dello scorso anno. A iniziare dalla deposizione di Francesco Violoni, figlio della donna ed ex fidanzato dell’imputata, la 31enne Giada Crescenzi.
Sull’omicidio di Fregene la deposizione in tribunale del figlio della vittima ed ex fidanzato di Giada Crescenzi
Dinanzi alla Terza Sezione della Corte d’assise nell’aula bunker di Rebibbia si è fatto silenzio quando Francesco ha riavvolto il film di quanto accaduto la mattina presto in cui, appena rientrato dall’aeroporto di Fiumicino dove prestava servizio come guardia giurata, salì insieme a Giada al secondo piano della villetta di via Santa Teresa di Gallura. Tra lui e Giada, presente in Aula a poca distanza, nessun saluto, forse qualche fuggevole sguardo. Poi l’esposizione dei fatti.
La scoperta del corpo della mamma
I frammenti del racconto sono stati a tratti surreali. La mamma giaceva avvolta da un piumone ai piedi del letto ma Francesco non aveva notato il sangue di cui era intriso il materasso e aveva solo sfiorato due volte un lembo di pelle bianco che spuntava oltre quella coperta. Non allertò i soccorsi e neppure chiamò i carabinieri ma, insieme alla 31enne, si presentò direttamente alla locale stazione dell’Arma.
“Un comportamento strano e spiegabile soltanto in un contesto di reazioni emotive che cambiano da persona a persona in una situazione del genere”, sottolinea Anna Maria Anselmi che con la collega Maria Grazia Cappelli difende Giada.
“Per il resto Francesco ha ribadito di non aver mai sospettato che Giada potesse essere responsabile dell’omicidio e che potesse essere capace di arrivare a tanto anche perché -sottolinea l’avvocata- in quel mese di convivenza in casa della mamma non c’erano stati dissapori di rilievo, tanto meno quelli di una presunta lite per una pizza dei due fidanzati prelevata dal frigorifero e mangiata da Stefania. Per lui quanto accaduto ed è stato poi dimostrato dalle prove schiaccianti raccolte dagli investigatori a carico di Giada era semplicemente inimmaginabile”.
Accuse infondate
Eppure proprio la giovane lo aveva accusato di essere lui l’autore dell’omicidio e di averla costretta a mentire agli inquirenti dopo averla minacciata. Una versione completamente sconfessata e che ha consentito alla procura di Civitavecchia di archiviare la posizione di Francesco Violoni in quanto indagato per lo stesso reato e poi diventato parte lesa nel procedimento penale contro l’ex fidanzata.
Parte lesa come il fratello Jacopo e la zia, sorella della vittima, che sono stati ascoltati dalla Corte al pari del medico curante di Stefania che ha confermato di averle somministrato farmaci antidepressivi per una diagnosi di bipolarismo destinata a inserirsi in un quadro familiare non facile, ma in ogni caso completamente estraneo alle ragioni in cui affonda anche l’incomprensibile movente dell’omicidio.
Le prossime udienze
Sempre oggi era attesa la deposizione della mamma di Giada richiesta dal pubblico ministero che punta, evidentemente, ad acquisire anche elementi utili a ricostruire il profilo psicologico della 31enne.
Anche in questo caso profilo psichiatrico e personologico dell’imputata stanno assumendo una specifica rilevanza, come accadde, per certi versi in quello di Annamaria Franzoni, condannata per il delitto del piccolo Samuele a Cogne il 30 gennaio del 2002 da una madre professatasi innocente ma incapace di ricordare quei tragici istanti.
L’intervento della donna è stato rinviato forse alla prossima udienza, convocata per il 14 luglio e in occasione della quale saranno sentiti i medici dell’indagata oltre ad altri operanti delle forze dell’ordine che si sono occupati del caso.
Il 17 settembre verranno, invece, sentiti i medici legali nominati dalla pubblica accusa e quelli di parte civile in merito ai dettagli della dinamica omicidiaria.
Una volta esaurita l’escussione dei testimoni della pubblica accusa e dopo che Giada sarà ascoltata in Aula insieme ai testi nominati dalla difesa la Corte dovrà inoltre pronunciarsi sull’istanza presentata dalle avvocate di Giada, Anna Maria Anselmi e Maria Grazia Cappelli, in base della perizia psichiatrica di parte firmata da Alberto D’Argenio.
Se la perizia farà breccia ai fini della ricostruzione delle condizioni mentali di Giada il tribunale potrebbe decidere di nominare un consulente d’ufficio di propria fiducia che si pronunci in merito alle conclusioni cui è pervenuto il perito della difesa.
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