Stipendi arretrati per centinaia di lavoratori nei tribunali: scatta lo «sciopero bianco». Processi a rischio

Processi a rischio: 500 trascrittori senza stipendio incrociare le braccia sul fronte della flessibilità e non effettueranno gli straordinari. Sciopero in vista

Processi a rischio in tutta Italia. Da martedì 22 settembre, oltre 500 lavoratori tra fonici, trascrittori, addetti al data entry e personale d’ufficio impiegati nelle aule di tribunale di buona parte della Penisola hanno deciso di incrociare le braccia sul fronte della flessibilità. Nessuna sospensione improvvisa del servizio, per ora, ma un rigido rispetto degli orari contrattuali che rischia di inceppare la macchina dei processi.

Processi a rischio: 500 trascrittori senza stipendio incrociare le braccia sul fronte della flessibilità e non effettueranno gli straordinari. Sciopero in vista

La protesta nasce dalla preoccupazione dei lavoratori: alla fine di settembre, gli addetti non hanno ancora ricevuto lo stipendio di agosto.

Stipendi bloccati e diffide a vuoto

A proclamare la linea dura è il Cobas del Lavoro Privato, chiamando in causa la società esecutrice Verbatim, il consorzio aggiudicatario Ciclat e lo stesso Ministero della Giustizia in qualità di committente.

La scadenza prevista dal Contratto Collettivo Nazionale Multiservizi per il pagamento della mensilità è ampiamente decorso. Nonostante la diffida formale inviata dal sindacato lo scorso 16 settembre, né l’azienda né il consorzio hanno fornito risposte o garanzie sui tempi di saldo.

Stipendi arretrati per centinaia di lavoratori nei tribunali: scatta lo «sciopero bianco». Processi a rischio 1

«Il servizio pubblico essenziale viene garantito quotidianamente, ma la retribuzione no», attacca il sindacato. Una situazione che crea forte tensione tra lavoratrici e lavoratori che continuano a presentarsi in aula ogni mattina senza aver incassato quanto dovuto per il lavoro già svolto.

I contratti part-time e il “nodo” dell’orario

Per comprendere l’impatto della protesta occorre guardare all’organizzazione di questo settore strategico.

Fonoregistrazione e trascrizione sono attività indispensabili per lo svolgimento e la legalità dei dibattimenti. Tuttavia, la larghissima maggioranza del personale è assunta con contratti part-time con percentuali ridottissime, spesso inferiori al 50% dell’orario pieno.

A fronte di contratti così ridotti, la durata reale delle udienze è per sua natura imprevedibile.

Negli anni, il funzionamento dei tribunali si è retto sulla disponibilità informale degli addetti, pronti a prolungare il turno o ad adeguarlo ai cambi di programma dei giudici per «senso di responsabilità verso la giurisdizione».

Stop ai favori informali: verso lo sciopero nazionale

Da oggi questa disponibilità “a titolo di favore” si interrompe. Il Cobas ha invitato tutti i lavoratori al rispetto scrupoloso ed esclusivo delle ore dovute per contratto: ogni variazione di orario, prestazione supplementare o clausola di flessibilità dovrà essere formalmente richiesta dalle aziende rispettando i termini di preavviso di legge.

Un irrigidimento che, nei fatti, rischia di far slittare o interrompere le udienze che si protraggono oltre i turni stabiliti.

Se la situazione retributiva non dovesse sbloccarsi immediatamente, il sindacato è pronto ad avviare le procedure di raffreddamento e conciliazione previste dalla Legge 146/1990 sui servizi pubblici essenziali, passaggio formale che precede la proclamazione di uno sciopero nazionale.

Il fronte delle esternalizzazioni

La vertenza riapre infine il dibattito strutturale sugli appalti nella Pubblica Amministrazione. Attività stabili e indispensabili per l’amministrazione della Giustizia continuano a essere gestite tramite il ricorso a catene di subappalti e precarietà retributiva.

«Se questi devono essere i risultati del sistema degli appalti, allora si proceda con l’internalizzazione», incalza la nota del Cobas. La richiesta indirizzata a Verbatim, Ciclat e al Ministero della Giustizia è chiara: pagamento immediato delle spettanze di agosto e garanzie per il futuro. “Chi garantisce quotidianamente il funzionamento dei processi non può continuare a essere l’anello debole dell’intero sistema giudiziario“.