La parola “fine” arriva dai giudici della Quinta sezione penale della Cassazione: Leandro Bennato, noto negli ambienti criminali della Capitale come “il Biondo”, dovrà scontare 19 anni e 4 mesi di reclusione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa, rendendo definitiva la sentenza emessa dalla Corte d’Assise d’Appello di Roma nel maggio 2023.
Definitiva la condanna di Leandro Bennato, “il Biondo” di Casalotti: tra sequestri, torture e 41 bis, cala il sipario giudiziario sulla violenta rappresaglia per recuperare il maxi carico di cocaina rubato
Le accuse che hanno portato alla condanna definitiva sono pesantissime: sequestro di persona a scopo di estorsione e detenzione ai fini di spaccio di ben 107 chilogrammi di cocaina.
Il “regista” dei sequestri e la baracca degli orrori

Bennato, già detenuto in regime di 41 bis e figura centrale nelle cronache criminali tra Casalotti e Boccea (nonché nome ricorrente nelle carte sull’omicidio di Fabrizio Piscitelli, “Diabolik”), è stato identificato come il mandante e il regista di una brutale catena di sequestri avvenuti tra novembre e dicembre 2022 proprio al fine di recuperare il carico di cocaina acquistato con altri soci.
L’obiettivo? Recuperare un ingente carico di cocaina che gli era stato sottratto. Secondo la ricostruzione dei pm Giovanni Musarò ed Erminio Amelio, Bennato avrebbe gestito ogni fase delle rappresaglie.
Come per il caso Giombini:. Gualtiero Giombini, un 71enne di Ostia, custode della droga per conto di Bennato ed Elias Mancinelli, fu segregato per giorni in una baracca, lasciato quasi nudo al gelo e picchiato selvaggiamente. Fu liberato solo dopo aver fatto il nome di un complice. L’uomo morì poche settimane dopo il sequestro all’ospedale Grassi di Ostia.
A seguire il sequestro Isopo. Cristian Isopo, indicato come uno dei responsabili del furto, fu legato a una sedia con fascette da elettricista e picchiato per dodici ore, finché non acconsentì alla restituzione di 77 chili di cocaina.
Lo scambio di persona
In un terzo episodio, furono sequestrate due donne di etnia rom per recuperare la parte restante dello stupefacente. Una di loro venne rilasciata solo dopo otto ore, quando i rapitori si accorsero dell’errore di identità dovuto a un’omonimia con la cugina.
“Bennato è stato il dominus assoluto, colui che decideva il destino degli ostaggi in base alla restituzione della droga o del denaro“, la ricostruzione dei giudici.
Scenari futuri: l’ombra della tortura
Sebbene la condanna a 19 anni sia ora definitiva, i problemi giudiziari per Leandro Bennato non finiscono qui. Solo poche settimane fa, la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per una nuova, inquietante accusa: tortura aggravata dalla morte non voluta, proprio in relazione al trattamento inflitto a Giombini prima del suo decesso.
A completare il quadro del declino dell’impero del “Biondo”, si aggiunge il recente sequestro preventivo di beni per un valore di un milione di euro, eseguito dai Carabinieri del Nucleo Investigativo.
Le posizioni degli altri imputati
Mentre la posizione di Elias Mancinelli (condannato in appello a 18 anni e 8 mesi) è stata stralciata per un vizio procedurale nella trasmissione degli atti e dovrà essere discussa separatamente, per gli altri co-imputati la condanna diventa irrevocabile, chiudendo uno dei capitoli più violenti del narcotraffico romano degli ultimi anni.


















