Scacco al narcos Leandro Bennato. Roma perde uno dei suoi “generali” più influenti, non solo sotto il profilo criminale ma anche economico. I carabinieri del Nucleo Investigativo e del Comando Provinciale di Roma hanno notificato un ingente sequestro di beni a Leandro Bennato, 47 anni, figura di spicco della malavita romana e ritenuto braccio destro del clan Senese.
Ville, terreni e Rolex: il patrimonio da un milione di euro strappato al narcos del clan Senese, Leandro Bennato. Tra il 1994 e il 2024 aveva dichiarato solo 6mila euro
Il provvedimento, emesso dalla Procura Antimafia, ha colpito un impero accumulato in trent’anni di attività illecite: cinque immobili, 19 terreni (per un’estensione di oltre 40 ettari), un Rolex Daytona da 25.000 euro e numerosi rapporti bancari. Un patrimonio del valore complessivo di oltre un milione di euro che, secondo gli inquirenti, è il frutto del monopolio del narcotraffico nella Capitale.
Il monopolio di Tor Bella Monaca e la “Wall Street” della droga
Fino a un anno fa, Bennato — insieme all’alleato Giuseppe Molisso — era riuscito in un’impresa senza precedenti: unificare tutte le piazze di spaccio di Tor Bella Monaca. Sotto il suo controllo, il quartiere era diventato una vera “Wall Street” del crimine, capace di generare volumi d’affari da 500.000 euro al giorno attraverso la vendita di cocaina, crack, eroina e hashish.
Nonostante l’arresto avvenuto nel marzo 2025 e il successivo regime di carcere duro (41-bis), l’influenza di Leandro Bennato non sembrava essersi scalfita. Le indagini hanno però evidenziato una sproporzione imbarazzante tra il tenore di vita reale e la documentazione fiscale: tra il 1994 e il 2024, il “re” dello spaccio ha dichiarato al fisco appena 6.000 euro complessivi.
Una dinastia criminale: dai Domizi al legame con “Diabolik”
Il pedigree criminale di Leandro Bennato affonda le radici nella famiglia della madre, Carla Domizi, sorella di quel Walter (detto “il Gattino”) che fu vertice della batteria di Primavalle. Una dinastia capace di gestire traffici internazionali di cocaina e accumulare palazzine e auto di lusso.
Il curriculum di Leandro parla di nove condanne definitive per traffico di stupefacenti e sequestro di persona; estorsione e porto d’armi abusivo; documenti falsi e violenze.
Proprio il sequestro di persona è un capitolo centrale della sua storia: quello di Gualtiero Giombini, “punito” per il furto di 107 chili di cocaina ai danni di Bennato. Un episodio che scatenò una scia di sangue culminata con la condanna di Leandro a 18 anni di carcere. Il suo nome appare inoltre nei verbali sull’omicidio di Fabrizio Piscitelli, alias Diabolik, il capo ultras della Lazio con cui Bennato avrebbe avuto legami prima della rottura fatale.
I conti che non tornano: 700mila euro di “buco”
L’analisi patrimoniale condotta dai militari ha rivelato una discrepanza di circa 700.000 euro tra i redditi dichiarati dall’intero nucleo familiare e gli acquisti effettuati. Già nel 1999, nonostante risultasse ufficialmente indigente dal 1995, Bennato acquistava una cascina nel ternano (tra Allerona e Ficulle) per 355 milioni di vecchie lire.
Oggi, quel castello di carte è crollato. Il sequestro odierno segna un punto di non ritorno per il clan, colpendo non solo la libertà personale del boss, ma la sua capacità di influenzare il territorio attraverso il potere del denaro sporco.


















