Terremoto su Ostia: dopo La Caletta, scatta il sequestro dello stabilimento Oasi, tra abbandono e violazioni (VIDEO)

Con il sequestro il Dipartimento Patrimonio e Politiche Abitative di Roma nominato custode dell'area: la concessione dello stabilimento Oasi era stata riconsegnata a settembre 2025 

Dopo il provvedimento di sequestro de La Caletta, nel primo pomeriggio di oggi mercoledì 15 aprile, la task force composta da circa venti agenti della Polizia Locale del X Gruppo Mare, supportata dai militari del 6° Nucleo Operativo Metropolitano della Guardia di Finanza, si è spostato al civico 180 di Lungomare Amerigo Vespucci. Qui, le autorità hanno proceduto al sequestro penale dello stabilimento balneare “Oasi”, apponendo i sigilli a un manufatto che versa attualmente in uno stato di evidente degrado e abbandono

Con il sequestro il Dipartimento Patrimonio e Politiche Abitative di Roma nominato custode dell’area: la concessione dello stabilimento Oasi era stata riconsegnata a settembre 2025

Il provvedimento che ha colpito l’Oasi, presenta motivazioni specifiche legate alla gestione del sito. Il manufatto è stato sottoposto a sequestro penale ai sensi degli articoli 1161 e 54 del Codice della Navigazione per occupazione arbitraria e innovazioni non autorizzate, oltre che per le violazioni previste dall’articolo 44 lettera C del DPR 380/01 relative ad abusi edilizi in zone vincolate.

Nel cartello di sequestro poi, è indicato il nuovo custode giudiziario individuato nel Dipartimento Patrimonio e Politiche Abitative di Roma Capitale, un dettaglio che sottolinea la riacquisizione pubblica del bene.

Al sequestro dello stabilimento, ha partecipato anche la Capitaneria di porto di Roma-FIumicino insieme alla delegazione di Ostia.

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Dalla riconsegna della concessione all’abbandono

La vicenda dell’Oasi è caratterizzata da un passaggio di consegne burocratico che non ha evitato l’intervento della magistratura. La precedente società di gestione aveva infatti riconsegnato formalmente la concessione il 30 settembre 2025.

Sebbene l’area risulti attualmente affidata a un nuovo amministratore, lo stato dei luoghi riflette una situazione di stasi che ha probabilmente favorito l’insorgere delle irregolarità contestate. A differenza del provvedimento emesso per La Caletta, il sequestro dell’Oasi sembra colpire una struttura che, pur essendo rientrata nella disponibilità amministrativa, presentava ancora difformità strutturali e occupazioni non sanate, rendendo necessario l’intervento forzoso.

L’operazione odierna getta un’ombra sulla stagione estiva ormai alle porte per questo tratto di litorale. Con l’apposizione dei sigilli e il richiamo formale all’articolo 349 del Codice Penale per chiunque violi i vincoli della Polizia Giudiziaria, lo stabilimento Oasi rimane di fatto interdetto a qualsiasi attività.

Il blitz a “La Caletta”

Il 15 aprile 2026 ha segnato un brusco risveglio anche per lo stabilimento La Caletta, al civico 64 del Lungomare Vespucci, che solo 24 ore prima aveva diffuso messaggi carichi di ottimismo sui social, parlando di “prospettive di vacanza”. La realtà invece, si è materializzata questa mattina con l’arrivo della Polizia Locale e della Guardia di Finanza.

L’intera struttura, inclusi bar e ristorante, è stata posta sotto sequestro penale preventivo per occupazione arbitraria di spazio demaniale (Art. 1161 e 54 Cod. Nav.) e abusi edilizi (Art. 44 DPR 380/01). Il contrasto è netto: laddove si prometteva “magia”, ora compaiono i sigilli e la nomina di un custode giudiziario, interrompendo un rilancio che era iniziato solo un anno fa con l’aggiudicazione del bando comunale del 2025.

La stretta di aprile: i sequestri al V-Lounge e al Venezia

L’operazione odierna si inserisce in una scia di interventi serrati che hanno colpito i nomi storici della balneazione romana. Il 9 aprile 2026, la Procura aveva già inferto un duro colpo al V-Lounge, sigillando 200 cabine per la mancata rimozione al termine della stagione precedente. Un destino simile a quello toccato, il 12 marzo, allo stabilimento Venezia, situato anch’esso su Lungomare Vespucci.

In quell’occasione, la Guardia di Finanza aveva bloccato altrettante cabine per presunte difformità edilizie e permanenza illecita sul demanio. Nonostante i concessionari del Venezia abbiano difeso la regolarità dei permessi risalenti al 2004, la magistratura prosegue nell’ipotesi di reato per violazioni al Codice della Navigazione, rendendo la stagione balneare in salita per l’intero settore.

Il caso de Il Capanno e il “malinteso tecnico”

In questo clima di estrema tensione, non sono mancati episodi di complessa interpretazione burocratica. Il 10 aprile 2026, lo storico stabilimento Il Capanno in Piazzale Magellano era finito nel mirino delle autorità per una presunta difformità architettonica riguardante la pianta del bar. Quello che inizialmente sembrava l’ennesimo sequestro punitivo si è tuttavia rivelato, secondo i gestori, un malinteso tecnico.

L’area era stata fermata per lavori di riqualificazione e la presenza di materiali edili era stata interpretata come attività abusiva in corso. A differenza degli altri casi, Il Capanno è riuscito a chiarire l’equivoco, mantenendo i servizi di ristorazione regolarmente operativi e dimostrando la piena trasparenza dell’operato legale.

Fiamme a “La Casetta”: incendio doloso nell’ex stabilimento abbandonato

Il disastro stabilimenti a Ostia, non ha conosciuto tregua nemmeno nel weekend, con il rogo che domenica scorsa ha devastato ciò che resta de “La Casetta” sul Lungomare Vespucci. Le fiamme, originate da cumuli di rifiuti, hanno sprigionato una densa colonna di fumo nero visibile in tutta Ostia.

Indagini in corso sull’episodio incendiario, di probabile natura dolosa, che ha evidenziato il degrado della struttura, da tempo rifugio per senza fissa dimora dopo il mancato rinnovo della concessione.

Video di copertina – canaledieci.it