Ancora sigilli sulla spiaggia di Ostia. Stavolta è toccato a 200 cabine subire il sequestro disposto dalla Procura di Roma: l’accusa è quella di abusivismo edilizio. Il concessionario dell’impianto, già penalizzato l’anno scorso e poi dissequestrato, garantisce: “Abbiamo realizzato i volumi autorizzati con licenza edilizia”.
La Guardia di Finanza sequestra per conto della Procura 200 cabine in uno stabilimento balneare già “visitato” l’estate scorsa. Il concessionario. “Non un solo metro cubo più di quello autorizzato”
Lo stabilimento balneare interessato dal blitz della Guardia di Finanza è il Venezia di lungomare Amerigo Vespucci. Nella tarda mattina di oggi, giovedì 12 marzo, un drappello di finanzieri ha raggiunto l’impianto balneare e ha posto i sigilli intorno alle file di cabine distese sull’arenile. Sono circa 200 e, secondo la magistratura, sarebbero state realizzate in modo difforme dal progetto autorizzato dagli enti locali. Sarebbero, per questo, abusive.
La risposta del concessionario
“Sto recuperando tutte le carte, i progetti originari e i titoli autorizzativi – commenta Ruggero Barbadoro, storico concessionario del Venezia di Ostia – Quando nel 2004 abbiamo ristrutturato lo stabilimento, siamo stati attentissimi a rispettare i volumi indicati nella licenza edilizia ma abbiamo puntato sull’uso di materiale ecocompatibile. Dimostreremo che non è stato compiuto alcun abuso”. In ragione del grosso investimento affrontato nel 2004, lo stabilimento balneare gode di una concessione pluriennale che scadrà nel 2030.
Il precedente
Per i gestori dello stabilimento balneare “Venezia” si tratta di un film già visto. Mercoledì 11 giugno dello scorso anno, infatti, la squadra Edilizia della Polizia locale Roma Mare si presentò nell’impianto di lungomare Vespucci per apporre i sigilli e vietare l’ingresso. Anche in quel caso la contestazione era quella di abusivismo. In realtà, si trattò di alcune difformità rispetto ai progetti autorizzati: una porta del bar traslata di un paio di metri rispetto all’originale, colonne a sezioni quadrate invece che rotonde, un ombraio spostato di una decina di metri per sottrarlo all’erosione della spiaggia.
Insomma, si trattava di “peccati veniali” tant’è vero che dopo essere stato autorizzato a effettuare le “correzioni”, il concessionario del “Venezia” venne autorizzato a riaprire l’attività il 22 luglio. In conseguenza di quello stop, i gestori dell’impianto hanno restituito agli abbonati parte della somma pagata per usufruire dei servizi estivi.
Nulla è cambiato invece per i quattro stabilimenti sequestrati a maggio 2025: restano i sigilli e il divieto di riaprire ai bagnanti.
I motivi del sequestro e l’ipotesi di reato
I responsabili della società di gestione sono attualmente indagati in concorso per violazioni degli articoli 54 e 1161 del Codice della Navigazione. Il cuore dell’indagine riguarda il mantenimento permanente delle cabine sul demanio pubblico in assenza di titoli demaniali ed edilizi validi.
Secondo l’ipotesi accusatoria, le strutture sarebbero state lasciate sull’arenile oltre i termini consentiti o senza le autorizzazioni necessarie per le opere fisse. Nonostante il provvedimento di sequestro, la Polizia Locale ha precisato che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e che per tutti gli indagati vige la presunzione di non colpevolezza fino a un eventuale giudizio definitivo.

















