Omicidio di Fregene, Gabrielli: “Tracce miste di Dna e sangue della vittima inchiodano Giada Crescenzi”

Tracce miste di sangue e Dna, guanti in lattice e altri reperti sono prove inconfutabili alla base di una svolta nell'inchiesto sull'omicidio di Fregene

Tracce miste di Dna e sangue della vittima inchiodano Giada Crescenzi alle sue responsabilità. Quella di aver assassinato con 34 coltellate, Stefania Camboni, la madre dell’ex compagno, Francesco Violoni, la notte del 15 luglio scorso nel villino a due piani di via Santa Teresa di Gallura a Fregene.

Tracce miste di sangue e Dna, guanti in lattice e altri reperti sono prove inconfutabili alla base di una svolta nell’inchiesto sull’omicidio di Fregene

Lo sostiene, alla luce dei risultati dell’inchiesta chiusa dalla Procura di Civitavecchia e delle indagini scientifiche condotte dai carabinieri del Ris di Roma, l’avvocato della famiglia della vittima Massimiliano Gabrielli.

In base delle prove raccolte durante le indagini preliminari e ritenute granitiche nei confronti della 31enne imputata di omicidio premeditato pluriaggravato, il Gip della cittadina tirrenica, su richiesta del pm Eugenio Rubolino, ha infatti, disposto il rinvio giudizio con il rito immediato che consente di saltare l’udienza preliminare e di andare direttamente a processo dinanzi alla Terza Sezione della Corte d’Assise di Roma.

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L’avviso allegato al decreto di rinvio a giudizio immediato notificato all’indagata Giada Crescenzi -canaledieci.it

L’avviso di procedimento allegato al decreto di rinvio e consegnato alle avvocate Anna Maria Anselmi e Maria Grazia Cappelli che difendono Giada si riferisce, infatti, all’articolo 456 del codice di procedura penale che disciplina una tipologia di iter giudiziario che può essere richiesto dalla pubblica accusa quando le prove della colpevolezza appaiono evidenti.

Fine pena mai

Un rito che non contempla sconti di pena o patteggiamenti quando si tratta di reati della massima gravità, come quello contestato alla giovane cittadina romana detenuta dal giorno del delitto nel penitenziario di Civitavecchia. E questo significa che l’imputata, in caso di condanna, rischia la pena dell’ergastolo.

Al di là di ogni ragionevole dubbio: i guanti dell’assassino

Ma su quali basi si fondano le certezze della pubblica accusa e del legale di parte civile?

La traccia biologica più compromettente -dice l’avvocato Gabrielli- è una traccia di Dna della vittima su macchia ematica vicino all’interruttore della stanza in uso alla Crescenzi e dove Violoni non è entrato”. In attesa di trovare una diversa collocazione, infatti, i due fidanzati si erano sistemati in una camera da letto dotata di bagno indipendente al primo piano dell’abitazione.

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In questa rielaborazione di Google Maps i luoghi in cui si sono verificati i principali fatti relativi all’omicidio di Stefania Camboni a Fregene

Un ulteriore schiacciante elemento a carico di Giada Crescenzi sono le tracce impresse sui guanti in lattice che erano stati ritrovati diversi giorni dopo l’omicidio ad alcune centinaia di metri di distanza dalla casa, gettati tra le sterpaglie, insieme al coltello Masterchef, ripulito ma ancora con il Dna della signora Camboni, proveniente da un ceppo di altri tre da cucina regalato dall’imputata all’ex compagno e custodito all’interno di uno scatolone da trasloco.

Si tratterebbe della cosiddetta pistola fumante perché, insieme all’arma del delitto, nel prato erano stati abbandonati diverse paia di guanti (tra e cinque appallottolati tra loro) insanguinati e in parte analizzati dai carabinieri del reparto scientifico dell’Arma insieme a un maglioncino cardigan, anch’esso sporco di sangue, e probabilmente appartenente alla Camboni.

E’ la prova scientifica più forte -incalza il legale della famiglia- perché i riscontri evidenziano che sulla parte esterna dei guanti è rimasto il Dna della Camboni mentre nella parte interna quello della presunta assassina, un elemento di natura scientifica incontestabile” ribatte Gabrielli.

Su quei guanti si era poi depositato lo stesso tipo di polvere che gli inquirenti hanno rivenuto sulla maniglia dell’armadio della stanza da letto dei due fidanzati e all’interno del quale era riposta anche una scatola di guanti di lattice che corrispondeva, per tipologia, a quelli abbandonati sul ciglio della strada insieme al telefonino della vittima e alle chiavi della sua auto.

Indizi biologici misti

Sulla scena del crimine sono stati poi trovati altri indizi di provenienza biologica in cui è stata rilevata la presenza di Dna misto riconducibile ai tre abitanti della villetta per via della loro coabitazione nel medesimo ambiente e all’uso del bagno da parte di Francesco Violoni.

Tra queste tracce ce n’è una individuata sul bidet e una macchia ematica mista repertata su una ciabatta di Giada Crescenzi con la suola parzialmente ripulita. Sangue raccolto quando la mattina presto del giorno in cui si è consumato l’omicidio, Giada e l’ex compagno erano saliti al piano di sopra per accertarsi di come stesse la donna che fu trovata invece morta e avvolta da un lenzuolo ai piedi del suo letto.

Depistaggi

Violoni al rientro dal lavoro, intorno alle ore 7.00 circa, trovò infatti la porta del villino aperta. L’auto della signora Stefania era stata lasciata con il muso rivolto verso una cunetta con i finestrini aperti come se chi aveva compiuto il delitto avesse tentato di rubarla abbandonandola di traverso sulla via. Il tutto allo scopo di inscenare un’aggressione devastante causata da una rapina finita a male.

Ma la vettura della vittima è stata spostata tra le ore 6.00 e le 6.05, prima che il figlio della Camboni uscisse dal lavoro, così come ricostruito da un check compiuto sulla centralina elettronica del veicolo e dalle immagini riprese dalle telecamere installate su via Agropoli -puntualizza l’avvocato- che hanno consentito di ricostruire i movimenti della vettura avvenuti nell’arco di pochissimi minuti. Sui video si vede l’auto passare e poi tornare indietro subito dopo. Tempo di accensione totale del motore: circa un minuto”.

Il movente dell’omicidio

Esclusa l’esistenza di dissidi dovuti a ragioni economiche c’è allora da spiegare i motivi che avrebbero spinto Giada Crescenzi ad assassinare la signora Camboni. E qui emerge un quadro, secondo quanto ricostruito dall’avvocato di parte civile, in cui potrebbero aver avuto un peso fattori di natura psicologica afferenti all’indiziata.

Non esiste un movente vero, se non la insoddisfazione della Crescenzi per la condizione di inattività apatica in cui si trovava. Violoni è un lavoratore intraprendente e ha trovato diverse occasioni di impiego all’ex fidanzata. Posti -rimarca Gabrielli- che lei ha puntualmente perso dopo poche settimane per le bugie patologiche che raccontava, come scuse per non presentarsi al lavoro. Giada ha poi polarizzato un odio crescente verso la signora Stefania che, invece, nulla faceva per disturbare la tranquillità della coppia che aveva accolto in casa sua”.

L’orario del delitto

L’ora dell’omicidio è da collocarsi dopo 23.35 quando Stefania Camboni scambia l’ultimo messaggio vocale con un’amica. Da quel momento in poi assumono particolare rilevanza le chiamate e, soprattutto, le perizie informatiche eseguite sul cellulare di Giada Crescenzi che ha chattato sino alle ore 2.30 del mattino e oltre con il compagno, inquadrato per tutta la notte dalle videocamere dell’aeroporto di Fiumicino dove presta servizio, e che rientrò a casa solo alle 7.00 del mattino circa a delitto ormai consumato.

Poi Giada effettua una prima telefonata dalla sua stanza al primo piano alla Camboni che si trovava in mansarda. Undici secondi in cui la vittima risponde alla Crescenzi, infastidita forse dal volume troppo alto della Tv della signora, che poi le attacca il telefono e non risponde più ad altre due telefonate di Giada.

Successivamente la 31enne effettua, con il suo telefonino e in una fascia oraria compresa tra le 3.08 e le 4.03, ricerche in Rete su come uccidere una persona e in particolare su come avvelenarla.

Ricerche interrotte sino alle 4.59 quando la giovane si informa su “come togliere il sangue dal materasso“, raccontando peraltro la mattina stessa del delitto agli inquirenti che si trattava di eliminare dal suo materasso macchie dovute a un flusso mestruale particolarmente intenso.

L’aggravante della crudeltà

Le dichiarazioni rese da Giada Crescenzi sulla ricostruzione cronologica dei fatti,  in contrasto con dati oggettivi ed incompatibili con la sua versione, secondo Gabrielli, insieme all’esito delle perizie scientifiche e biologiche eseguite su una scena del crimine  intatta, perché quella mattina Violoni decise di andare subito dai carabinieri,  sono la prova definitiva “che fa passare questo processo da un processo fondato su indizi gravi precisi e concordanti, come nel delitto di Garlasco e della povera Chiara Poggi per capirci, a un processo fondato su prove certe e ormai inconfutabili”.

Nell’udienza del giudizio immediato convocato il 26 febbraio prossimo alle 9.30 presso la Terza Sezione della Corte d’Assise del Tribunale di Roma Giada Crescenzi dovrà rispondere delle accuse di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione (art. 575, 577 comma 3 del codice penale) nonché, dalla minorata difesa della signora Camboni che, come dimostrano i tagli rinvenuti sulla coperta, fu aggredita nel sonno ed ebbe solo il tempo di tentare di fermare alcuni dei fendenti con le mani prima di soccombere,  e dal vincolo della coabitazione (articolo 61 commi 5 e 11 del c.p.).

Ma la famiglia di Stefania non ha intenzione di fermarsi qui. “Valuteremo la richiesta al Pm di alzare il livello delle contestazioni chiedendo di applicare anche le aggravanti dei futili motivi e della crudeltà, tenuto conto delle modalità dell’aggressione avvenuta con una brutalità non immaginabile del numero di coltellate inferte anche in punti non vitali“, conclude il legale.

E’ in corso di definizione anche il ruolo dell’ex compagno di Giada Francesco Violoni che era stato a sua volta iscritto nel registro degli indagati per l’assassinio della madre. Crescenzi andrà a processo da sola mentre la posizione del figlio di Stefania Camboni è stata stralciata dal Pm ed è presumibile che sarà a breve archiviata, il che sancirà la sua definitiva uscita dall’inchiesta..

La replica della difesa

L’avvocata Anna Maria Anselmi, che ha assunto la difesa di Giada Crescenzi con la collega Maria Grazia Cappelli non rilascia dichiarazioni, pur essendosi mostrata sorpresa oltre che contrariata dal fatto di aver ricevuto con ritardo e 1700 pagine del fascicolo istruito a carico della sua assistita, ma non si è dichiarata sorpresa della decisione del Pm di chiedere al Gip il giudizio immediato: il pubblico ministero ce lo aveva già anticipato e non potevamo opporci in alcun modo a questa richiesta. L’accusa esercita l’azione penale e il Gip accoglie e, praticamente mai, respinge le sue istanze senza che l’avvocato possa condizionarle. Affideremo gli atti ai nostri periti affinché li esaminino punto per punto”.

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