Omicidio di Fregene, Gabrielli: “Trovato il coltello che ha ucciso Stefania Camboni”

Svolta nell'omicidio di Fregene, il difensore della famiglia della vittima annuncia l'avvenuto ritrovamento dell'arma del delitto

Omicidio di Fregene, Gabrielli: "Trovato il coltello che ha ucciso Stefania Camboni"
Il coltello con cui potrebbe essere stata uccisa Stefania Camboni e i vestiti trovati a Fregene

Svolta nell’omicidio di Fregene. Sarebbe stato rinvenuto, in un campo tra via Agropoli e via Santa Teresa di Gallura dove si trova la villetta in cui si è consumato il delitto, il coltello mancante al ceppo di Masterchef regalato dall’indagata, Giada Crescenzi all’ex compagno Francesco Violoni, e ritenuto compatibile con le 34 coltellate inferte alla vittima, la 58enne Stefania Camboni.

Svolta nell’omicidio di Fregene, il difensore della famiglia della vittima annuncia l’avvenuto ritrovamento dell’arma del delitto

Nel corso delle ricerche, condotte in un terreno privato -afferma l’avvocato della famiglia Camboni, Massimiliano Gabrielli- sono stati finalmente rinvenuti i reperti che mancavano: il coltello, una maglietta intrisa di sangue e il telefonino del cellulare della signora” assassinata il 16 maggio scorso.

A individuare gli oggetti, presumibilmente correlati all’omicidio, sono stati i carabinieri di Fregene insieme al Nucleo Operativo di Ostia.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Civitavecchia, non sono state ancora concluse.

Sopralluogo nella villetta del delitto

Il prossimo 23 giugno nella villetta di via Santa Teresa di Gallura, al civico numero 22, si svolgerà un’ ispezione autorizzata dagli inquirenti su istanza del pool che fa capo all’avvocato Gabrielli e, in primo luogo, dell’ex comandante dei Ris di Parma, Luciano Garofano.

Ispezione richiesta anche dalle avvocatesse Anna Maria Anselmi e Maria Grazia Castelli, insieme ai periti, incluso il dottor Palmegiani, della difesa di Giada sulla quale pende l’accusa di omicidio aggravato dalla minorata difesa e del vincolo della coabitazione con la donna uccisa.

Nel corso del sopralluogo, cui prenderà parte il figlio della signora Camboni, Francesco Violoni, saranno ricostruiti con esattezza i tempi dei percorsi da lui effettuato in casa quando alle 7.00 del mattino, dopo il rientro dall’aeroporto di Fiumicino dove il giovane presta servizio come guardia giurata, avvenne il ritrovamento del cadavere a terra seminascosto da un copriletto e da alcuni cuscini.

Al centro delle verifiche anche le connessioni dei dispositivi sul router Wi-Fi presente nell’abitazione.

Accertamenti irripetibili

Il giorno successivo, 24 giugno, saranno invece eseguiti alla presenza di entrambe le parti gli accertamenti tecnici irripetibili sulle tracce ematiche e quindi il Dna ritrovato nell’abitazione con giardino a due piani e sui rilievi dattiloscopici delle impronte rilevate sulla scena del crimine al piano superiore del villino.

Per l’avvocato Gabrielli si tratta di un decisivo passo in avanti nella ricerca di quanto accadde nel villino in cui si trovava, oltre alla signora Stefania, solamente Giada che ha affermato di non aver sentito nulla avendo preso alcuni psicofarmaci che l’aiutavano a dormire e di avere le orecchie chiuse con i tappi mentre al piano di sopra si consumava il delitto.

L’omicidio si avvia finalmente verso una rapida soluzione assicurando a Stefania Camboni e ai suoi familiari la piena verità e la giustizia che le spetta. Non abbiamo mai avuto dubbi -incalza Gabrielli- sul fatto che l’arma del delitto e gli oggetti fossero stati abbandonati nella notte nei terreni circostanti da parte dell’indagata“.

Avevano pubblicamente lanciato un appello affinché venissero estese le ricerche in quella direzione e abbiamo contribuito attivamente allo sviluppo delle indagini anche se il plauso va alla determinazione della Procura e al lavoro del nucleo dell’Arma che in queste settimane non hanno mai smesso di cercare“.

Con la disponibilità di questi nuovi elementi di prova l’accertamento scientifico della verità è vicino. Si tratta di un rinvenimento di eccezionale rilevanza investigativa che -conclude Gabrielli- inchioda definitivamente l’indagata al quadro probatorio a suo carico“.

La replica dell’avvocato Anna Maria Anselmi che difende l’indagata

Di diverso tenore la reazione della difesa di Giada Crescenzi. “Tutto è possibile non abbiamo la verità in tasca. Prendiamo atto del ritrovamento di questi reperti e aspettiamo l’esito degli accertamenti autoptici e scientifici sul Dna presente sugli oggetti rinvenuti per cercare di capire a chi appartengono o chi può avervi lasciato sopra le sue tracce“, commenta a freddo Anna Maria Anselmi.

Si parla di una maglietta sporca di sangue, ma è una maglietta da uomo o da donna? Anche perché ritengo che la maglietta ci aiuterà a trovare la soluzione del caso. Indubbiamente si tratta di una svolta ma attendiamo l’esito delle ulteriori analisi che verranno effettuate e che mi auguro faranno parte degli accertamenti irripetibili cui assisteremo insieme alla difesa e ai consulenti della famiglia Camboni, nella giornata del 24 giugno”.

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