Omicidio di Fregene, giudizio immediato per Giada Crescenzi accusata di aver ucciso la madre dell’ex compagno

Giada Crescenzi sarà processata dalla Terza Corte d'Assise di Roma

Omicidio Fregene, Gabrielli: “Per nuovi accertamenti arriva Luciano Garofano come consulente di parte”
Stefania Camboni

Il gip di Civitavecchia ha disposto il giudizio immediato per Giada Crescenzi, la 31enne in carcere dal  giorno del delitto con l’accusa di aver assassinato Stefania Camboni. La madre dell’ex compagno uccisa nel villino a due piani di via Santa Teresa di Gallura la notte tra il 15 e il 16 maggio scorsi.

Giada Crescenzi sarà processata dalla Terza Corte d’Assise di Roma per l’omicidio di Stefania Camboni

La donna, detenuta nel penitenziario della cittadina tirrenica dalla mattina seguente al delitto, sarà processata dalla Terza Corte d’Assise di Roma per il reato di omicidio volontario aggravato. Il rito speciale prescelto dal Gip consente di saltare l’udienza preliminare e di andare al dibattimento anche in quei casi in cui le prove appaiono evidenti ma non offre riduzioni di pena a differenza del giudizio abbreviato. 

La giovane, assistita dalle avvocate Anna Maria Anselmi e Maria Grazia Cappellini si è sempre dichiarata innocente, nonostante si sia sempre avvalsa della facoltà di non rispondere. E questo in virtù di una ben precisa strategia processuale: quella di evitare un possibile pregiudizio nel corso dell’iter giudiziario.

La Procura di Civitavecchia si è, infatti, convinta della sua colpevolezza sin dall’inizio, tanto che i legali che difendono la 31enne non hanno neppure presentato istanza di scarcerazione, nel timore che un eventuale rigetto della domanda potesse appesantire la posizione dell’indagata durante il processo.

L’autopsia

Intanto emergono i particolari dell’autopsia effettuata sul corpo della vittima. Il decesso è avvenuto per “una metaemorragia acuta” causata da lesioni al torace e al collo nella regione cervicale. Oltre che a “multiple ferite da arma bianca” alla testa, alla coscia sinistra e sul viso della 58enne.

Altre ferite sono state riscontrate sulle mani. A riprova del fatto che la signora Camboni ha tentato di difendersi dall’aggressione avvenuta, sostiene la pubblica accusa, utilizzando un coltello da cucina proveniente da un set ‘masterchef’ regalato da Giada all’ex compagno Francesco Violoni figlio della vittima e poi ritrovato, insieme a una felpa insanguinata e guanti di lattice alcune settimane dopo i fatti tra i cespugli non lontano dalla casa del delitto.

Secondo il pm Giada Crescenzi avrebbe aggredito la proprietaria del villino sorprendendola nel sonno e infliggendole 34 coltellate per via di alcuni presunti diverbi avvenuti tra loro dopo che la giovane coppia aveva deciso di trasferirsi nella casa di Stefania Camboni in attesa di trovare una nuova sistemazione.

L’ipotesi che il movente fosse di natura economica per i presunti debiti che la vittima aveva contratto con persone diverse da Giada è stato quasi subito scartato, dopo il ritrovamento di un’agendina appartenente alla vittima in cui erano state annotate somme di scarsa rilevanza.

Gli indizi su cui si fondano le convinzioni della pubblica accusa sono quelli emersi sin dalle prime battute della indagini preliminari condotte dai carabinieri della Compagnia di Ostia.

Le ricerche con il telefonino

Secondo quanto accertato dai periti informatici, infatti, l’imputata, che dormiva al pian terreno del villino avrebbe compiuto con il proprio cellulare e in un arco temporale compreso tra le 3.08 e le 4.03, ricerche in Rete su come uccidere una persona e in particolare su come avvelenarla.

Ricerche  interrotte sino alle 4.59 quando con il suo telefonino Giada si informa su “come togliere il sangue dal materasso“.

Questo significherebbe che la giovane -mentre l’ex fidanzato era fuori prestando servizio come guardia giurata all’aeroporto di Fiumicino- nel cuore della notte sarebbe salita al piano di sopra cogliendo nel sonno Stefania Camboni, poi trovata cadavere ai piedi del letto e avvolta in un lenzuolo come se l’omicida avesse voluto nascondere ai propri occhi l’esito di una vera e propria mattanza.

Altre tracce di sangue sarebbero state repertate sulle ciabatte di Giada, su un pigiama e su un interruttore della sua camera da letto.

Tentativi di depistaggio

La 31enne avrebbe poi tentato di mettere in atto una serie di depistaggi allo scopo di far credere che il delitto fosse stato compiuto a scopo di rapina, mentre entrambe le donne dormivano. L’auto della signora Camboni fu, infatti, trovata con i finestrini aperti e con il muso rivolto verso un campo di sterpaglie a una certa distanza dalla villetta della morte.

La difesa ha sempre rigettato le ipotesi formulate dalla Procura sostenendo che tutte le prove circostanziali addotte non consentono di dimostrare il contrario di quanto l’assistita ha sempre dichiarato. E cioè che il vero assassino ha agito tra le 4.00 e le 5.00 del mattino quando lei si era nuovamente assopita.

Ulteriore elemento a discarico il fatto che sulle unghie della signora Camboni sono state trovate tracce di Dna maschile.

Fatti e responsabilità saranno ora ricostruiti nel processo in cui la 31enne dovrà rispondere di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dalla minorata difesa perché commesso contro una persona impossibilitata a reagire e per il vincolo connesso all’ospitalità concessa dalla vittima durante la coabitazione.

Se sei interessato ad approfondire gli argomenti trattati in questo articolo clicca sulle parole chiave colorate in arancione e accedi alla banca dati di canaledieci.it.