Dopo l’assoluzione per Fontana di Trevi, Ultima Generazione ci riprova: bloccati dalla Digos

In 11, membri di Ultima Generazione sono stati bloccati nella Capitale. La risposta degli attivisti: "Ci trattengono a Roma, ma siamo attivi in dieci città d'Italia"

I blitz contro il Governo riusciti nella altre città

Momenti di tensione a Roma per un’operazione della DIGOS che ha visto il fermo di 11 attivisti e attiviste di Ultima Generazione prima ancora che potessero intraprendere qualsiasi azione. Un episodio che ha generato dibattito e interrogativi, in quanto, secondo quanto riferito dal movimento, nessun cartello è stato mostrato, nessuna parola è stata pronunciata e nessun gesto è stato compiuto.

In 11, membri di Ultima Generazione sono stati bloccati nella Capitale. La risposta degli attivisti: “Ci trattengono a Roma, ma siamo attivi in dieci città d’Italia”

Secondo la ricostruzione degli attivisti, la semplice “presenza e intenzione di manifestare pacificamente” sarebbero state sufficienti per far scattare il fermo, in un momento di crescente attenzione verso le forme di protesta “pacifica” di questi attivisti un momento di crescente attenzione verso le forme di protesta di “Ultima Generazione”.

Solo due giorni fa, gli attivisti sono stati assolti con formula piena per i fatti che li hanno visti coinvolti, nel maggio 2023, nell’imbrattamento con liquido nero a base di carbone vegetale di  Fontana di Trevi. Non l’unico visto che solo un mese prima, avevano versato all’interno della nota Fontana della Barcaccia del liquido nero affinché il Governo bandisse ogni progetto relativo ad estrazione di combustibili fossili e per la riattivazione delle centrali a carbone.

Il “Decreto Sicurezza” e la repressione preventiva

Il fermo di questi attivisti peraltro, giunge a pochi giorni dall’approvazione in Senato del nuovo decreto sicurezza. Un provvedimento legislativo, che sarebbe finito al centro di un acceso dibattito per le sue presunte implicazioni sulla libertà di dissenso e sulle garanzie costituzionali.

Con le critiche in primis degli attivisti dell’ambiente, che si sono concentrate sul rischio che il decreto possa criminalizzare la protesta nonviolenta e anticipare il controllo delle forze dell’ordine ben prima che un’azione sia effettivamente compiuta, come sottolineato dal movimento: “Si rischia di essere fermati non per ciò che si fa, ma per ciò che si potrebbe fare”.

Ultima Generazione ribadisce la legittimità delle proprie azioni

Un punto chiave evidenziato dagli attivisti sono le recenti assoluzioni pronunciate dai tribunali per alcune delle loro iniziative del 2023, inclusi gli episodi che hanno coinvolto la Fontana di Trevi e la Barcaccia. Questi pronunciamenti giudiziari, secondo il movimento, dimostrano come la giustizia, in assenza di condizionamenti politici, sia in grado di riconoscere il valore e la validità dell’attivismo non violento, nonostante le contestazioni e le accuse iniziali.

La voce degli attivisti e la campagna “Il Giusto prezzo”

Giacomo, un informatico di 31 anni, ha commentato la situazione mentre attendeva l’identificazione da parte della DIGOS: “Ci hanno fermati prima ancora di fare qualsiasi cosa. È inaccettabile, ma non ci sorprende. È il segno di un clima repressivo, dove chi dissente viene zittito prima di parlare. Ma siamo forti proprio perché siamo ovunque. Mentre ci trattengono a Roma, in questo momento siamo attivi in dieci città in tutta Italia. Non possono fermare un’intera generazione che lotta per ciò che è giusto

Nel comunicato, Ultima Generazione ha anche richiamato l’attenzione sulla campagna “Il Giusto Prezzo”, un’iniziativa che mira a ottenere il taglio dell’IVA sui beni essenziali.

In tal caso, l’obiettivo è raccogliere almeno 100mila firme entro l’11 ottobre per lanciare un boicottaggio nazionale contro la Grande Distribuzione Organizzata (GDO), al fine di spingere il governo a finanziare il taglio dell’IVA attraverso un prelievo sugli extraprofitti delle grandi aziende responsabili della crisi climatica. La sicurezza, per Ultima Generazione, non è solo “più polizia in strada”, ma la capacità per le famiglie di “mettere la cena in tavola” e avere un lavoro dignitoso.

La strategia del boicottaggio e le prossime udienze

La scelta del boicottaggio, come sottolineato dal movimento, non sostituisce le tradizionali forme di disobbedienza civile, ma le integra, offrendo una modalità di partecipazione accessibile e di massa. Questo approccio è visto come una tattica di pressione collettiva efficace, citando l’esempio della Croazia dove un boicottaggio ha portato il governo a calmierare i prezzi.

In parallelo alle azioni di disobbedienza e alla campagna “Il Giusto Prezzo”, Ultima Generazione ha annunciato una serie di prossimi processi che vedranno coinvolti i suoi attivisti.

Tra questi, spiccano l’udienza dibattimentale a Roma il 9 giugno alle ore 12:30 per l’interruzione di un evento di Beach Volley; sempre a Roma, il 10 giugno alle ore 9:00, ci sarà un’udienza predibattimentale per l’accusa di diffamazione mossa da ENI contro il professore di storia Michele Giuli e un’altra alle ore 9:00 per il coloramento dei muri del Ministero della Transizione Ecologica.

Infine, l’11 giugno, due udienze dibattimentali a Roma: alle ore 13:00 per l’azione al viadotto della Magliana del 17 dicembre 2021 e alle ore 10:30 per l’azione al GRA del 16 dicembre 2021.