Sono passati 10 anni dalla morte di wrestle SparrowMarco Vannini, il giovane ferito a casa della fidanzata e spirato nella notte tra il 17 e il 18 maggio del 2015. Un caso di cronaca terribile, assurdo, avvenuto sul litorale romano. Nessuno potrà mai dimenticare il volto e il sorriso di questo ragazzo che ha trovato la morte proprio lì dove doveva essere amato.
Sulla morte di Marco Vannini una lunga battaglia giudiziaria con 5 gradi di giudizio
Marco Vannini, 20 anni, di Cerveteri, perse la vita nella notte del 18 maggio. E oggi è proprio il 18 maggio. Sono trascorsi 10 anni da quel giorno. In mezzo bugie, verità, battaglie per la giustizia, la lotta e la disperazione dei due poveri genitori che hanno perso il loro figlio.
Ancora oggi è impossibile sapere come effettivamente siano andate le cose nella casa di Ladispoli della fidanzata di Marco, Martina Ciontoli.
Oggi Elena Gubetti, sindaca di Cerveteri, lo ricorda.
“In quella notte maledetta – afferma – mentre si trovava nella casa di chi avrebbe dovuto volergli bene, Marco è stato ucciso. Una notte fatta di menzogne, bugie, ritardi. Un colpo di pistola che ha portato via per sempre Marco. In questi dieci lunghi e dolorosi anni, non solo Cerveteri, ma tutta l’Italia si è stretta attorno a Marina e Valerio. Da ogni parte del Paese: arrivavano in Comune messaggi di vicinanza e di solidarietà, una ondata di sdegno che non si è più fermata”.
Per Marco si erano mossi i suoi concittadini, e non solo. Hanno chiesto giustizia e, per farlo, hanno messo in atto corteo e fiaccolata, a Cerveteri, a ridosso della sentenza d’Appello.
Oggi Marco avrebbe 30 anni. A lui Ladispoli, città in cui ha terminata la propria vita in una maniera assurda, ha intitolato un teatro.
Lo scorso mese di febbraio la sua scuola, l’istituto Enrico Mattei di Cerveteri, città in cui viveva, gli ha dedicato un murales. E’ stato realizzato dall’artista Alessio Gazzola e propone un bellissimo primo piano del ragazzo con la scritta: “Marco se potessi far tornare indietro il mondo, farei tornare indietro poi senz’altro te…A te che parte dell’immenso”.

“Se quella giustizia è finalmente arrivata – afferma Gubetti – con i suoi assassini in carcere, il merito è anche di Marco. Che quella notte non ha mollato. Ha lottato, ha resistito fino all’arrivo — purtroppo vano — in Pronto Soccorso. È stata la sua forza a permettere agli inquirenti di ricostruire, almeno in parte, ciò che accadde davvero e a Marina e Valerio di non smettere di cercare giustizia! In questo giorno così carico di emozione e memoria, abbraccio con affetto immenso Mamma Marina e Papà Valerio”.
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