Incendio sulla Laurentina, la mega discarica sepolta è di 12 ettari: “Quantitativi immani di rifiuti speciali”

Vertice rivela le reali dimensioni della discarica dell'incendio sulla Laurentina: scatta preavviso di rimozione per i proprietari, ma è stallo sulle analisi dei terreni di scuole e parchi 

I fumi che sprigionano dalla terra

Oggi, mercoledì 4 novembre 2026, il Comitato di Quartiere Fonte Laurentina ha diffuso il resoconto del vertice istituzionale sul devastante incendio di via Laurentina. Le dichiarazioni ufficiali tratteggiano un quadro d’impatto straordinario: sotto le ceneri del rogo si nasconde una discarica abusiva profonda e vasta ben 12 ettari.

Vertice rivela le reali dimensioni della discarica dell’incendio sulla Laurentina: scatta preavviso di rimozione per i proprietari, ma è stallo sulle analisi dei terreni di scuole e parchi

I contorni del disastro ambientale scoppiato lungo l’arteria della via Laurentina, assumono contorni decisamente più drammatici rispetto alle prime stime estive. Se all’indomani del rogo dello scorso 26 luglio si ipotizzava un’area contaminata circoscritta a un solo ettaro, i dati ufficiali forniti oggi dalle istituzioni durante la riunione con i comitati di quartiere rivelano un’estensione del sito illegale ben dodici volte superiore.

La Polizia Locale di Roma Capitale non ha esitato a definire “immane” la massa di scarti e materiali speciali sotterrati per metri nel sottosuolo, la cui presenza è rimasta invisibile per anni prima che le fiamme ne scoprissero il coperchio.

Secondo le ricostruzioni degli investigatori, l’innesco del rogo sarebbe scaturito dall’uso accidentale di un braciere da parte di un senzatetto presente nell’area, dando il via a una combustione sotterranea profonda che per settimane ha reso l’aria invivibile nel quadrante sud.

Fumarole tossiche e le denunce dei residenti

L’inferno vissuto dai quartieri limitrofi è testimoniato dalle drammatiche dichiarazioni rilasciate dai residenti delle zone di Vallerano, Fonte Laurentina, Spinaceto, Torrino, Vitinia e Trigoria, costretti per settimane a rimanere barricati all’interno delle proprie abitazioni per sfuggire ai miasmi.

Come denunciato da una residente del quartiere, con il calare della sera dal terreno fessurato dal calore riprendevano a salire fumi densi dall’odore fortemente chimico e acre, accompagnati dall’affioramento di uno strano e insidioso liquido giallastro dalla terra surriscaldata.

Un allarme confermato poi in maniera inconfutabile dai rilevamenti tecnici dell’Arpa Lazio effettuati al civico 980 della Laurentina, i quali avevano registrato concentrazioni di diossina tre volte superiori ai valori limite indicati dalle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, spingendo la magistratura romana ad aprire un fascicolo per il reato di discarica abusiva.

La mappa delle responsabilità e lo stallo sui parchi

Durante l’incontro d’aggiornamento odierno, è emersa con chiarezza la complessa maglia amministrativa che rischia di rallentare il ripristino della sicurezza sanitaria.

Roma Capitale ha individuato quattro soggetti responsabili dell’area, inviando loro una prima formale diffida: finora soltanto un privato si è detto pronto ad azionare i macchinari sulla propria porzione di terreno, mentre altre due società hanno comunicato di voler attendere l’esito formale di tutti gli accertamenti comunali prima di muovere un solo passo.

Nel frattempo, sul tavolo resta aperto il forte elemento di dibattito introdotto dal Comitato di Quartiere Fonte Laurentina, che ha sollecitato l’esecuzione di analisi preventive sui terreni che ospitano scuole e parchi pubblici della zona.

Nonostante la disponibilità tecnica offerta da Arpa Lazio e il parere favorevole espresso dal Dipartimento Rifiuti di Roma Capitale, l’avvio dei carotaggi negli spazi frequentati dai bambini è rimasto incagliato in un rimpallo burocratico, in attesa che il Comune formalizzi la richiesta ufficiale.

La corsa contro il tempo e i nodi della bonifica

Tutti gli enti partecipanti al tavolo coordinato dalla Prefettura, hanno concordato sulla necessità improcrastinabile di asportare la massa dei rifiuti prima che le abbondanti piogge invernali spingano gli inquinanti a percolare irrimediabilmente nelle falde acquifere sottostanti.

Tuttavia, stabilire un cronoprogramma certo appare ad oggi impossibile. Roma Capitale ha notificato ai proprietari un preavviso di rimozione con scadenza indicativa a 30 giorni dallo scorso 27 ottobre, a cui farà seguito la notifica dell’ordinanza sindacale definitiva.

Anche se la Procura della Repubblica si è detta pronta a concedere il temporaneo dissequestro dell’area, i 60 giorni utili concessi ai privati per avviare le opere di bonifica, scatteranno soltanto dal momento dell’atto formale di svincolo giudiziario.

Nel caso in cui i proprietari dovessero opporsi o rimanere inerti, il Comune dovrà intervenire in danno d’ufficio tramite decreto sindacale, affidando a laboratori e ditte specializzate un piano di caratterizzazione e risanamento che richiederà ancora lungo tempo prima di restituire tranquillità alla cittadinanza.