Un’aria densa, irrespirabile, che, da insopportabile, cancella proprio il respiro non appena cala il sole. È quando scende la sera che il terreno in zona Laurentina sembra riaccendersi: la terra fessurata riprende a sputare fumi tossici. Da dieci giorni la vita nel quadrante Sud della Capitale è un incubo a finestre sigillate. Il fuoco ha finito il suo lavoro in superficie, ma è sotto che continua a bruciare, alimentato da una gigantesca discarica abusiva interrata.
L’inchiesta della Procura dopo l’incendio del 26 luglio in zona Laurentina: scoperti rifiuti speciali sepolti per oltre un ettaro. Fumi e liquidi tossici dal terreno, residenti prigionieri in casa. Il caso in Parlamento
È un paesaggio spettrale quello che si è presentato agli occhi degli inquirenti in via Laurentina, tra via di Acqua Acetosa Ostiense e via di Vallerano, a due passi dal Grande Raccordo Anulare.
Un ettaro di campagna trasformato in un deserto nero di arbusti carbonizzati e tronchi spezzati dal calore. La terra è gonfia, fessurata, e cede sotto i piedi rivelando squarci dai quali sale il calore di una brace perenne.
L’ipotesi investigativa: il cimitero di rifiuti della criminalità
Per la Procura di Roma, guidata dal procuratore aggiunto Antonino Di Maio (a capo del dipartimento Ambiente), ha aperto un fascicolo che seguirà personalmente. Le fiamme hanno consumato la vegetazione e tolto il coperchio a quello che per anni era rimasto nascosto sotto pochi centimetri di terra.

Sotto le radici non c’era solo terra, ma tonnellate di rifiuti interrati, ricoperti e dimenticati. L’inchiesta, aperta per discarica abusiva, punta a chiarire se quel campo fosse un semplice sito di sversamento o uno degli ingranaggi del traffico illecito di rifiuti gestito dalla criminalità. Una discarica di oltre un ettaro non nasce in una notte: cresce lentamente, un camion alla volta. I magistrati stanno ora scavando nel passato dell’area per risalire ai proprietari, a chi ne aveva la disponibilità e, soprattutto, alla natura dei materiali sotterrati.
La rabbia dei residenti: «Esce un liquido giallo dal sottosuolo»
A pagare il conto più alto sono le migliaia di persone che vivono tra Vallerano, Fonte Laurentina, Spinaceto, Torrino, Vitinia e Trigoria. Quando spira il vento della sera, la nube si sposta sulle abitazioni rendendo l’aria invivibile.
«La puzza è incredibile, da dieci giorni non possiamo aprire le finestre o stendere la lavatrice» racconta una residente del quartiere. «L’odore è acre, chimico. E oltre ai fumi, adesso dal sottosuolo esce pure un liquido giallo: siamo preoccupatissimi per i materiali tossici che potrebbero esserci finiti dentro. Siamo prigionieri in casa nostra e l’aria è diventata irrespirabile».
Tredici comitati di quartiere protestano compatti, ricordando di aver denunciato da anni la presenza di discariche abusive nella zona. L’affioramento di questo fluido giallastro dal terreno surriscaldato aumenta la paura che, oltre alla diossina nell’aria, vi sia il rischio concreto di contaminazione del suolo.
Allarme Arpa: diossina tre volte sopra i limiti. Il caso in Parlamento
I rilevamenti dell’Arpa Lazio confermano uno scenario critico: all’altezza del civico 980 di via Laurentina sono state rilevate concentrazioni di diossina fino a tre volte superiori alla soglia media urbana indicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Il Comune di Roma ha invitato i cittadini a tenere le finestre chiuse e a lavare con estrema cura frutta e verdura coltivate in zona.
Sulla vicenda sono intervenuti gli esponenti della Lega — Davide Bordoni, Angelo Valeriani, Fabrizio Santori e Maurizio Politi — chiedendo un’ordinanza urgente del Sindaco e l’intervento speciale della Protezione Civile: «È inaccettabile che i residenti debbano convivere con fumarole tossiche dal sottosuolo. La priorità assoluta è tutelare la salute pubblica».
Gli esponenti politici hanno investito della questione Jacopo Morrone, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti. La Commissione si è detta pronta ad approfondire l’accaduto e sta valutando un sopralluogo sul posto per accertare le responsabilità di quello che ha tutta l’aria di essere un disastro ambientale.





















