Insulti antisemiti, schiaffi in faccia, un telefono da strappare. La tentata rapina aggravata dall’odio razziale contro un docente di storia degli ebrei, avvenuta lo scorso mese di agosto, ha ora due indagati. La Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza che dispone due misure cautelari nei confronti di due romani, di 36 e 46 anni: una in carcere, l’altra ai domiciliari. Sono indiziati di aver agito in concorso.
Misure cautelari eseguite dalla Polizia per l’aggressione e la tentata rapina a un docente universitario: decisivi i filmati
Vigilia di Ferragosto. Il docente, ricercatore di storia moderna e contemporanea all’Università La Sapienza, camminava lungo via Padova, tra casa sua e la sinagoga di via Padova 92, quando due sconosciuti lo hanno affiancato. Sono partiti con gli insulti antisemiti. Poi le mani. Lo hanno colpito al volto con alcuni schiaffi e hanno provato a prendergli il telefono cellulare, con cui lui cercava di chiamare il 112, il numero unico per le emergenze. Non ci sono riusciti. Sono scappati a piedi.
La vittima non è di religione ebraica. Si occupa però di storia degli ebrei in Europa, a cui dedica corsi, pubblicazioni e divulgazione. A rendere pubblico l’episodio sui social era stata la storica Anna Foa, e lo sdegno nell’ambiente accademico fu forte.
Dieci minuti ripresi dalle telecamere
A fissare la dinamica sono state le telecamere di videosorveglianza del tratto di strada. Le immagini mostrano una sequenza durata circa dieci minuti: prima le aggressioni verbali a sfondo razziale, poi quelle fisiche.
L’inchiesta è partita dalla denuncia presentata al commissariato Porta Pia. A condurla è stata la Digos della Questura di Roma, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica.
I tatuaggi e il mosaico degli indizi
Il lavoro sui filmati è stato decisivo. I tratti fisiognomici degli aggressori e alcuni tatuaggi visibili nelle immagini sono stati confrontati con la denuncia e con le dichiarazioni dei testimoni. Il confronto ha consolidato l’identificazione dei due. Nelle ricerche hanno contribuito anche il commissariato Porta Pia e la stazione dei carabinieri di piazza Bologna. Gli investigatori hanno poi ricostruito con cura il luogo dell’aggressione e le strade vicine. Così hanno messo insieme il quadro indiziario.


















