A Ostia un uomo di 51 anni ha perso la vita, ieri, intorno alle 19:00, precipitando dal quarto piano, in via della Tortuga. Secondo le prime ricostruzioni, si tratterebbe di un gesto estremo legato a una situazione di disagio personale. È l’ennesima tragedia a Ostia in poche settimane, e tra i cittadini il dibattito punta alla carenza di sostegno psicologico per le persone in difficoltà.
Una nuova tragedia a Ostia scuote la comunità locale, riaprendo il dibattito tra i cittadini sulla drammatica carenza di sostegno psicologico pubblico e di risorse per chi vive un disagio
La drammatica sequenza di decessi dell’ultimo mese, ha scosso profondamente la comunità locale. Il 15 settembre, in via delle Repubbliche Marinare, una persona era precipitata dal terrazzo di una palazzina: il corpo era stato ritrovato nell’androne di un edificio vicino, senza scampo nonostante l’intervento dei sanitari dell’ARES 118. Sulla dinamica di quell’episodio aveva indagato la Polizia di Stato.
Pochi giorni prima, il 3 settembre, un altro dramma aveva sconvolto via Mare di Tasman: un uomo di 54 anni si era gettato dal quarto piano di una palazzina, dopo che — secondo l’ipotesi degli investigatori — avrebbe soffocato la madre, un’anziana di 83 anni, trovata senza vita nell’appartamento.
Tre episodi in poche settimane, in un quartiere che fatica a metabolizzare tanto dolore.
Le reazioni dei cittadini
Sui social si moltiplicano i messaggi di cordoglio. Ma non solo. In tanti puntano il dito contro un problema strutturale: le difficoltà di accesso al sostegno psicologico pubblico, con liste d’attesa che spingono molte persone a rivolgersi a professionisti privati.
“Diciamo pure chiaramente che se una persona ha un qualsiasi disagio psicologico non lo può risolvere con il sistema sanitario nazionale perché mancano le risorse, i centri, il personale. Questo è un problema politico serio su cui non si dibatte in modo serio”, scrive Francesca R.
Il timore dell’emulazione
C’è poi chi guarda al fenomeno da un’altra angolazione. La frequenza degli episodi alimenta il timore di un effetto emulazione, e c’è chi chiede di ridurre la diffusione mediatica di queste notizie. “Ostia stop… Non diffondere più notizie del genere… Basta!!! Atti emulativi… Basta, per favore…”, scrive S.A.
Una richiesta che si intreccia con il nodo centrale sollevato dagli altri cittadini: non tanto il silenzio, quanto la carenza di risposte pubbliche per chi vive un momento di difficoltà.




















