Un’ennesima notte in condizioni definite “disumane”, è passata in via Santa Croce in Gerusalemme, dove 150 famiglie sfollate dallo Spin Time vivono ormai in strada. Un presidio che vuole resistere in quel luogo, nonostante le temperature roventi e la presenza di bambini piccoli in condizioni precarie, seguendo una promessa di continuità abitativa che non sarà affatto rapida ad arrivare né semplice, in uno stabile a rischio. Tra i “non mezzi” intanto, spunta la raccolta fondi per sostenere la sopravvivenza della comunità.
La situazione a 5 giorni dall’incendio allo Spin Time è paralizzata: i rientri sono bloccati dalle condizioni di precaria sicurezza dell’immobile, ma agli sfollati viene detto di sperare
A oggi, lunedì 3 agosto 2026, si registra l’ennesima notte passata in condizioni definite “disumane” da chi presidia il campo improvvisato all’esterno del civico 55 di via Santa Croce in Gerusalemme. Circa 150 famiglie, per un totale di circa 450 persone che abitavano lo stabile, rimangono accampate in strada in attesa delle decisioni della burocrazia.

Per far fronte all’abbandono e garantire la sussistenza quotidiana del presidio, è stata lanciata ufficialmente la campagna di raccolta fondi intitolata “Aiuta Spin Time a restare”. A chiarirne i dettagli con una nota di trasparenza è Tommaso Monni, attivista di Spin Time da oltre sei anni e membro del Consiglio Unitario.
Monni ha specificato che tutte le donazioni saranno trasferite via bonifico bancario al conto corrente dell’Associazione di Promozione Sociale Spin Time Labs – Cantiere di Rigenerazione Urbana, l’ente giuridico che tutela la comunità, che ora tenterà di finanziare le necessità primarie in strada.
Le promesse del Campidoglio e l’ombra sul futuro
Mentre in strada 150 famiglie affrontano stenti e afa, le parole delle istituzioni suonano per molti come un tentativo di mediazione ma anche come “promesse che non potranno mantenere”.
L’assessore alle Politiche Abitative in una nota social, ha provato a rassicurare la piazza sul lungo periodo, dichiarando: «Un fronte di intervento riguarda il futuro. Al tavolo interistituzionale stiamo lavorando per provare a costruire una soluzione capace di salvaguardare l’esperienza di Spin Time. Un percorso complesso, composto da più passaggi e che coinvolge soggetti diversi, di cui non vogliamo nascondere le difficoltà».
A seguito di queste dichiarazioni non sono mancate le critiche delle associazioni di volontariato che contestano soprattutto la mancanza di risposte alloggiative alternative e immediate per togliere bambini e anziani dall’asfalto.
L’antefatto: l’incendio della palazzina e il sequestro giudiziario
La grave crisi umanitaria trae origine dalle ore 22:30 di mercoledì 29 luglio, quando un denso fumo nero ha iniziato a sprigionarsi dall’edificio di dieci piani. L’allarme ha provocato attimi di panico e l’immediato intervento dei Vigili del Fuoco, della Polizia di Stato e della Protezione Civile, che hanno spento le fiamme e messo in sicurezza la struttura.
Nonostante la rapida evacuazione autonoma dei residenti e l’assenza di intossicati gravi, l’immobile è stato sgomberato d’urgenza e posto sotto sequestro giudiziario per procedere alle verifiche sull’agibilità e la sicurezza statica. Da quel momento gli accessi sono stati sbarrati: le forze dell’ordine consentono l’ingresso esclusivamente a una persona alla volta, scortata, per pochi minuti e soltanto per il recupero di documenti, farmaci di prima necessità e beni strettamente personali.
La tendopoli in strada e il dramma dei 90 minori tra il caldo
A seguito del blocco stradale attuato dalle forze dell’ordine per impedire nuove occupazioni dell’edificio a rischio, si è formato un vero e proprio campo di accoglienza direttamente sulla carreggiata, nel tratto di strada compreso tra via Ettore Perrone e via Statilia.
La situazione è stata definita da medici e volontari come una “drammatica emergenza umanitaria”, aggravata dalle temperature roventi di questo periodo. Nella tendopoli si contano oltre 90 minori, compresi neonati e adolescenti, costretti a dormire all’aperto su brandine pieghevoli fornite dalla Protezione Civile o riparati nei locali climatizzati del Polo civico. L’organizzazione Save the Children ha lanciato un allarme evidenziando i gravi rischi fisici e psicologici per i più piccoli. Per attenuare i disagi legati all’afa, i volontari hanno posizionato sulla carreggiata persino piccole piscine gonfiabili, portando giochi per i bambini.
La macchina dei soccorsi e la gestione dei soggetti fragili
Nel perimetro isolato per consentire i soccorsi stazionano costantemente i mezzi della Protezione Civile, del Comune di Roma, delle associazioni e le ambulanze pronte a intervenire per i frequenti malori dovuti a stress e caldo. La Asl Roma 1 ha allestito un camper con presidio medico fisso, mentre si è provveduto al posizionamento di bagni chimici e alla distribuzione continua di acqua e cibo.
Per contrastare l’emergenza, il Municipio Roma I Centro ha attivato una rete d’accoglienza straordinaria individuando circa 70 posti letto riservati ai soggetti più vulnerabili: anziani soli, madri con figli piccoli e malati che necessitano di terapie. Questo gruppo è stato alloggiato presso tre strutture comunali del territorio — la Casa del Municipio, la sede del Polo Civico e la sede del Csaq Esquilino — dove vengono assicurati vitto, alloggio temporaneo e assistenza sanitaria.




















