Una risposta sul nome del giovane bagnante, morto ieri pomeriggio dopo essersi tuffato dal pontile di Ostia, potrebbe arrivare solo dalle impronte digitali. Almeno questa è la speranza degli investigatori. Peggio ancora senza un riscontro nei database, l’identificazione potrebbe complicarsi.
Il ragazzo, tra i 20 e i 30 anni, non aveva documenti con sé. I carabinieri stanno lavorando per l’identificazione
Il ragazzo, presumibilmente straniero – forse polacco – e di età compresa tra i 20 e i 30 anni, non è stato ancora identificato e nessuno finora ha presentato segnalazioni di scomparsa. L’unica certezza è che è rimasto vittima del fondale troppo basso e non aveva con sé documenti o effetti personali.
C’è un sospetto doloroso che logora chi, in queste ore, sta cercando di dare un volto a quel corpo. La tragedia, già immensa, si colora di una sfumatura ancora più amara: l’ipotesi che quel ragazzo sia stato lasciato solo, chissà forse solo per paura.

Secondo i racconti di chi si trovava sull’arenile intorno alle 17, il giovane è arrivato in un tratto della spiaggia pubblica, si è spogliato e poi si è tuffato dal Pontile. Un momento di spensieratezza estiva spezzato in un istante dall’impatto violento contro la sabbia, nascosta a qualche metro di profondità.
Il bagnino dello stabilimento Battistini si è lanciato immediatamente con il pattino per recuperarlo, tentandole tutte insieme a un medico presente in spiaggia. Ma per il ragazzo non c’era già più nulla da fare.
Mentre i soccorritori lottavano contro il tempo, intorno a quel corpo si è creato il vuoto. Il giovane non aveva con sé uno zaino, un telefono, un portafoglio.
Niente che potesse dire chi fosse. Le testimonianze suggeriscono uno scenario drammatico: il ragazzo non era solo, ma chi era in sua compagnia, forse sopraffatto dal panico o dal timore di finire nei guai per la situazione irregolare di qualcuno del gruppo, si è dileguato tra la folla un attimo dopo l’incidente.
Il rischio di un vicolo cieco
I Carabinieri della Compagnia di Ostia stanno lavorando per l’identifucazione tentando la prima strada possibile, il prelievo delle impronte digitale.
Nel frattempo non è arrivata nessuna denuncia di scomparsa e nessuno si è presentato a reclamare il corpo o a chiedere informazioni negli uffici delle forze dell’ordine.
Senza un effetto personale, una chiave di casa o un amico a cui chiedere, l’unica speranza per i militari è ora affidata ai rilievi biometrici.
La Polizia Scientifica ha già avviato i controlli incrociando i dati con i terminali nazionali ed europei per i fotosegnalamenti.


















