Luigia Palmisano annegata a Ostia: giustizia in stallo da oltre due anni, il caso rischia la prescrizione

La famiglia di Luigia Palmisano contesta i ritardi della giustizia e il rischio di prescrizione per l'omicidio colposo: irrisolto anche il nodo della sicurezza sulle spiagge libere

Nella foto la vittima 77enne Luigia Palmisano - canaledieci.it

La vicenda giudiziaria relativa alla morte di Luigia Palmisano, la donna deceduta il 6 settembre 2023 sulla “Spiaggia Grigia” di Ostia, resta in una fase di stallo processuale. La figlia della 77enne deceduta, Luana Borgognoni, segnala i tempi eccessivi della giustizia che potrebbero portare all’estinzione del reato per prescrizione. La vittima è morta in un tratto di spiaggia libera che, all’epoca dei fatti, risultava privo del servizio di salvataggio nonostante le previsioni stagionali.

La famiglia di Luigia Palmisano contesta i ritardi della giustizia e il rischio di prescrizione per l’omicidio colposo: irrisolto anche il nodo della sicurezza sulle spiagge libere

A distanza di quasi tre anni dalla tragedia, l’opposizione alla richiesta di archiviazione presentata dai legali della famiglia attende ancora una decisione definitiva da parte del Giudice per le Indagini Preliminari (GIP). La riserva, assunta in seguito all’udienza in camera di consiglio del 6 giugno 2025, non è stata sciolta a distanza di dieci mesi, protraendo i tempi di un’inchiesta che ha già subito diverse interruzioni e cambi di direzione.

La ricostruzione dell’evento e le prime fasi investigative

Il 6 settembre 2023, Luigia Palmisano è stata rinvenuta priva di vita sul bagnasciuga di un tratto di spiaggia libera adiacente al Porto di Ostia. Inizialmente, le autorità intervenute sul posto, avevano catalogato il decesso come avvenuto per cause naturali, collegandolo all’età avanzata della donna. Tale annotazione preliminare aveva indotto il Pubblico Ministero a procedere con l’auto-archiviazione del fascicolo, omettendo l’esecuzione dell’esame autoptico e la verifica delle condizioni di sicurezza del tratto di costa interessato.

Tuttavia, il 14 settembre 2023, la figlia della vittima, presentò una denuncia circostanziata che impose la riapertura del caso. La dottoressa Luigia Spinelli, PM originariamente titolare del procedimento, dispose  quindi l’autopsia, i cui risultati del professor Filippo Milano, accertarono che la causa del decesso è stata un’insufficienza cardio-respiratoria da sindrome anossico-asfittica, riconducibile inequivocabilmente ad annegamento.

Questo dato, spostò l’asse delle indagini sulla mancata predisposizione del servizio di salvataggio, obbligatorio per legge durante la stagione balneare sulle spiagge libere del Lido di Ostia.

L’iter istruttorio e il passaggio di competenze

Sotto la direzione della dottoressa Spinelli, l’attività investigativa a quel punto, produsse l’acquisizione di prove documentali e testimoniali significative. Vennero ascoltati i componenti della Commissione Permanente Ambiente e Litorale del Comune di Roma e il Comandante della Capitaneria di Porto di Fiumicino. Dagli atti emerse che il Municipio X aveva bandito e aggiudicato le gare per il servizio di salvamento nelle spiagge libere di Ostia Ponente per la stagione 2023, ma che al momento del decesso il servizio non era attivo presso la “Spiaggia Grigia”.

Il trasferimento del PM titolare alla Procura di Latina ha segnato un rallentamento nell’iter e sul fascicolo il 10 marzo 2025, è stata formulata una richiesta di archiviazione del caso.

Secondo la tesi della Procura, non vi sarebbero stati elementi sufficienti per procedere contro specifici amministratori. A tale istanza si è opposta la famiglia Palmisano, assistita dagli avvocati Domenico Stamato e Vittorio Mazzocca Gamba, chiedendo invece un supplemento di indagine per individuare le responsabilità esecutive e amministrative legate al ritardo nell’attivazione dei presidi di sicurezza.

Il nodo dei termini di prescrizione

L’attuale stallo decisionale del GIP solleva questioni tecniche relative ai termini di prescrizione del reato di omicidio colposo. i termini di prescrizione sono raddoppiati per l’omicidio colposo commesso con violazione delle norme sulla sicurezza. Tuttavia, come sottolineato dai legali della famiglia, il tempo trascorso tra la richiesta di archiviazione e lo scioglimento della riserva, erode i margini necessari per l’eventuale esercizio dell’azione penale.

“Il rischio prescrizione è concreto”, ha dichiarato Luana Borgognoni. Se il GIP dovesse ordinare nuove indagini, i tempi tecnici per le notifiche, la chiusura dell’istruttoria e lo svolgimento delle due fasi di giudizio potrebbero superare il limite previsto, portando all’estinzione del reato prima di una sentenza. La lentezza processuale rischia dunque di vanificare l’accertamento della verità stabilita dall’autopsia.

La gestione della sicurezza balneare nel 2026

Il caso Palmisano riapre il dibattito sulla gestione delle spiagge libere a Ostia, in un contesto normativo e amministrativo profondamente mutato nel 2026. La revoca di numerose concessioni demaniali marittime ha trasformato vasti tratti del litorale in aree di libera fruizione.

La giurisprudenza amministrativa, ribadisce che gli obblighi di sicurezza balneare gravano sui titolari delle concessioni. In loro assenza, la responsabilità della tutela dell’incolumità pubblica ricade sull’amministrazione comunale.

Il Comune di Roma e il Municipio X si trovano dinanzi alla necessità di finanziare e organizzare un servizio di salvamento su un perimetro costiero molto più ampio rispetto al passato. L’articolo 54 del Testo Unico degli Enti Locali (TUEL) attribuisce al Sindaco poteri di intervento urgente per prevenire pericoli per la sicurezza dei cittadini. La mancata attivazione di bagnini in tratti di costa frequentati, pur in assenza di stabilimenti privati, configura un’omissione che potrebbe generare nuovi contenziosi legali in caso di ulteriori incidenti.

Le responsabilità nel caso Palmisano

Secondo gli atti difensivi depositati dai legali dei familiari della vittima, la responsabilità nel caso Palmisano non sarebbe solo omissiva ma legata a una specifica negligenza burocratica. Il fatto che i bandi fossero stati aggiudicati dimostra che l’amministrazione riconosceva il dovere di sorveglianza, ma non ha vigilato sull’effettiva operatività del servizio. “Mia madre è morta perché non c’era il salvamento che invece doveva esserci”, ribadisce la figlia della vittima.

La situazione attuale e l’allerta per la prossima stagione

Mentre il processo resta al palo, la stagione balneare 2026 è alle porte. La chiusura di molti stabilimenti storici ha ridotto anche il numero di bagnini “limitrofi” che, nel 2023, avrebbero potuto teoricamente intervenire pur non essendo contrattualmente legati alla Spiaggia Grigia. Allo sto attuale dunque, senza presidi istituzionalizzati, le spiagge libere di Ostia si presentano come una zona ad alto rischio.

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Le competenze tra Capitaneria di Porto, che emana le ordinanze di sicurezza, e Comune, che gestisce le funzioni amministrative sul demanio, creano spesso un rimpallo di responsabilità che penalizza l’utente finale. Luana Borgognoni conclude la sua testimonianza chiedendo risposte immediate: “Non chiedo vendetta, chiedo chiarezza. È giusto che un cittadino debba assistere a queste tempistiche? Se la giustizia è così lenta da vanificare ogni accertamento, allora non è giustizia“.

Il decorso dei prossimi mesi sarà decisivo: o l’ordinanza del GIP imporrà un’accelerazione decisiva per portare il caso in aula, oppure il caso verrà chiuso senza che nessuno venga ritenuto responsabile.